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“Non chiudere gli occhi. Stai al nostro fianco contro la violenza sulle donne” sosteniamo i progetti antivioenza

Una campagna per sostenere la battaglia contro la violenza sulle donne. La Fondazione Somaschi Onlus si rivolge al crowdfunding per tenere aperti gli sportelli presenti sul territorio di Milano e provincia dopo il taglio dei fondi istituzionali. Il rischio, infatti, è quello di dover ridurre le ore di apertura se non proprio la temporanea chiusura dei centri che garantiscono supporto psicologico, legale ed educativo alle donne. Il crowdfunding è attivo sulla piattaforma Eppela. 

 

 

Non chiudere gli occhi. Stai al nostro fianco contro la violenza sulle donne” è un progetto a supporto dei tre centri antiviolenza gestiti da Fondazione Somaschi Onlus.

Da diversi anni la Fondazione Somaschi è attiva nell’ambito dei centri anti violenza: sportelli a disposizione di donne vittime di violenza domestica. 

Quando si parla di violenza e femminicidi subito si puntano i riflettori sul terribile conteggio delle vittime, ma poi passa il rumore legato al singolo caso, ma i numeri rimangono. 

Il 2018 è stato un anno particolarmente importante per la Fondazione, infatti il mese di marzo ha visto l’apertura di due nuovi centri: uno nel Rodense-Garbagnatese e uno nell’Adda Martesana. A questi due si aggiunge il polo attivo, da quasi quattro anni, sul territorio di Milano.

A questi tre centri, sono nel 2018 si sono rivolte 345 donne, di cui 192 nella solo rete di Rho-Garbagnate, 142 nei 28 comuni della rete Adda Martesana e 99 a Milano. E i primi mesi del 2019 hanno visto un aumento di oltre il 50% delle richieste di aiuto. 

Se è pur vero che ogni centro ha la sua storia, la fotografia scattata negli sportelli mostra tratti comuni: il profilo della vittima, così come quello dell’aggressore sono trasversali all’istruzione, al ceto e alla provenienza. 

La violenza è nella maggior parte dei casi messa in atto da partner o ex partner. I dati sono quindi la riprova di una situazione davvero diffile da affrontare. Ciò che però emerge in maniera altrettanto chiara è la sempre maggiore necessità e forza delle vittime nel chiedere aiuto. 

Questi sportelli attivi sul territorio assumono quindi un’importanza cruciale per garantire supporto psicologico, legale ed educativo alle donne, che trovano così figure pronte ad ascoltarle e ad accompagnarle verso una nuova vita lontana dai soprusi.

Questi ultimi mesi però hanno visto un taglio, quasi totale, dei fondi istituzionali messi a disposizione per il mantenimento del servizio degli sportelli. Di fronte all’impossibilità di sopperire a questa mancanza di fondi il rischio è quello di ridurre le ore di apertura, se non addirittura quello della temporanea chiusura del servizio. Il rischio per le donne che hanno cominciato ad avvicinarsi alle strutture è altissimo: potrebbero dover interrompere il proprio percorso di fuoriuscita dalla violenza. 

La raccolta fondi qui organizzata permetterebbe quindi di mantenere aperti gli sportelli dei centri antiviolenza, fondamentali per il supporto quotidiano delle centinaia di donne vittime. 

Come verranno utilizzati i fondi

I fondi raccolti attraverso questa iniziativa di crowdfunding permetteranno di mantenere aperti gli sportelli presenti sui tre territori (quello del Rodense-Garbagnatese, quello dell’Adda Martesana e quello di Milano). 

In particolar modo i fondi raccolti potranno essere utilizzati per coprire le spese del personale necessario al completo accompagnamento delle donne al di fuori del circuito della violenza.

Le figure, normalmente utilizzate nei centri, e fondamentali per l’accompagnamento della donna sono: un avvocato, una psicologa e alcune educatrici. La figura dell’avvocato assume un ruolo fondamentale nell’accompagnamento delle vittime in quanto ricorda loro quali sono i loro diritti (la maggior parte delle donne che si rivolgono a questi centri non sono consapevoli dei propri diritti) e spiega loro l’iter legislativo necessario per allontanarsi dalla figura del maltrattante. 

Ruolo parimenti essenziale è svolto dalla psicologa che aiuta la vittima a rompere il circuito della dipendenza psicologica dal maltrattante e cerca di accompagnarla verso l’acquisizione di una maggiore consapevolezza della propria forza e verso l’autonomia. Le educatrici sono invece figure ponte, necessarie alle donne che si rivolgono agli sportelli per creare insieme a loro un percorso individualizzato che permetta di intraprendere una nuova strada verso l’autonomia. 

Chi c’è dietro al progetto

Da oltre 500 anni, sull’esempio di San Girolamo Emiliani, i Padri Somaschi offrono accoglienza e aiuto alle persone più vulnerabili. 

Costituita nel 2011 e attiva dal 2013, la Fondazione Somaschi opera oggi nel settore dell’assistenza sociale e socio-sanitaria, della beneficenza e della formazione in favore dei soggetti svantaggiati per il perseguimento in via esclusiva di finalità di solidarietà sociale. 

Nello specifico la Fondazione opera per dare risposte concrete a situazioni di povertà e a bisogni sociali emergenti che coinvolgono minori ed adulti, attraverso la proposta di interventi differenziali sia per metodologia operativa (prevenzione, bassa soglia, pronto intervento, residenzialità, accompagnamento, autonomia abitativa e lavorativa) sia per tipologia di disagio (minori, dipendenze, donne vittime di tratta, uomini e donne in condizioni di marginalità sociale, senza fissa dimora, malati di AIDS).