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Vincenza Palmieri: Il MISE riconosce la figura del Pedagogista Familiare e la inserisce nell’elenco delle Associazioni Professionali

“In data 8 maggio 2019, il Ministero dello Sviluppo Economico ha riconosciuto la figura del Pedagogista Familiare e ha iscritto l’ANPEF – Associazione Nazionale dei Pedagogisti Familiari – nell’elenco delle Associazioni Professionali previste dagli Artt. 2, 4 e 5 della legge 4/2013″.

Le vittorie non sono mai solo motivo di grande gioia, di emozione. Sono anche il momento in cui si ripercorre una storia che ha fatto sì che quel risultato importante fosse possibile.

E nel ripercorrere la storia della Pedagogia Familiare, non posso non ricordare l’impegno con le famiglie nell’Alta Collina Materana, dove ho iniziato a lavorare con i Sindaci illuminati e lungimiranti e con i bambini; con i progetti nei parchi, con il sostegno alle mamme vittime del Caporalato che la mattina si alzavano alle 3 per andare a raccogliere le fragole nella campagna del Metapontino, vessate da caporali infami e che affidavano i loro bimbi ai vicini di casa o alle suore del paese. Per quei bambini fu con  la Legge 285/97 che creammo le prime opportunità.

Un modo diverso di essere Famiglia. In cui interventi autoritativi – diversamente da oggi – non erano possibili e neanche immaginabili.  Ma ancora prima della Collina Materana, l’esperienza con le famiglie nasceva  con l’innovativa legge Basaglia – un grande fenomeno politico, economico, culturale che arrivò a pervadere anche l’universo Famiglia. 

La legge Basaglia aveva chiuso i manicomi e aperto nuove opportunità.
Si proponeva di restituire alle proprie famiglie, ai quartieri, alle città, persone che  ne erano state allontanate per una cattiva interpretazione degli atteggiamenti personali e delle risposte sociali, rinchiusi anche per decenni.

Mi riferisco, dunque, al momento in cui gli ex ricoverati in manicomio dovevano tornare nelle proprie case e ai propri cari. Cosa di cui mi occupai in quegli anni.

Questo non fu un processo facile. Le famiglie si rimisero in discussione, aprendo i propri vissuti ad una nuova interpretazione; accettando o meno di riprendere in casa i propri parenti, preoccupati o spaventati da quegli esseri stravolti cronicamente dagli psicofarmaci che si ritrovavano davanti.

Proprio da qui partiva l’esperienza con le famiglie: 40 anni fa. Da un dibattito che, da allora, è ancora aperto. E si è evoluto nei fenomeni che hanno, infatti, attraversato fino ad oggi i momenti fondamentali del nostro Paese: il Femminismo, la nascita dei Consultori, l’Unione Donne Italiane, le Donne per la Famiglia, Famiglia Cristiana e così via. 

L’esperienza dell’ANPEF segue questo percorso – attraversando anche il fenomeno delle grandi famiglie criminali confinate in alcuni Paesi della Lucania – fino ad approdare a quel movimento confluito poi nella nascita del Ministero per la Famiglia e quindi nell’attuale Dipartimento per le Politiche della Famiglia presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Non poteva non svilupparsi, dunque, una figura che interpretasse questi fenomeni e comprendesse quelle che oggi sono le nuove famiglie: le famiglie interculturali, la famiglie miste, atipiche, arcobaleno, le famiglie migranti. E ancora: i bambini allontanati, le Case Famiglia, il fenomeno dell’Affido e dell’Adozione, la questione del genitore unico, le famiglie smembrate e minacciate, le famiglie sotto la soglia di povertà, i bambini finiti nella rete e nei traffici illeciti, iragazzi con abuso diagnostico a scuola, i bimbi bersaglio di prescrizioni inopportune, i bambini e le famiglie senza Diritti Umani; questi ultimi, unico sfondo integratore ed ispiratore della Pedagogia Familiare: tutto quello che oggi riguarda le famiglie, come anche disciplinato da recenti sentenze che sempre più entrano nel merito dell’universo familiare, determinandolo.  Giungendo a soluzioni importanti: la Mediazione, il Coordinamento Genitoriale, l’attenzione alle famiglie fragili, il family group, fino, appunto, alla Pedagogia Familiare. 

Una Pedagogia per la Famiglia, basata sui Diritti Umani e sui Diritti dei Bambini, che è soprattutto un atteggiamento, un accoglienza dei bisogni. Attenta lettura ed inclusione di questi in un sistema, in una sorta di “griglia”: l’Approccio Familiare Multidisciplinare Coordinato – che sta ad indicare la rete sociale, sinergia tra le competenze che, unica, può dare le risposte che le famiglie si aspettano.


La Pedagogia Familiare è dunque il traduttore sociale tra le parti. Capace di proporre modelli interpretativi innovativi – come le nuove Linee guida per il recupero della responsabilità genitoriale (che non può essere persa per sempre) – per la riabilitazione in quanto genitori e per la strutturazione di ogni tipo di progetto solvente di cui la Famiglia, soprattutto quella abusata, oggi ha bisogno.

Il ringraziamento e l’augurio – in queste ore – va a coloro che ci hanno creduto; e che hanno sostenuto la Pedagogia Familiare e l’Associazione, che hanno dedicato un po’ del loro tempo affinché un’idea preziosa potesse brillare ancora più in alto, dov’è giusto che sia. Un dono per le future generazioni e perchè la nostra Società, da subito, sia già migliore. …Con tanta gratitudine.”

Vincenza Palmieri

Presidente Associazione Nazionale Pedagogisti Familiari 

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