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  • BUONGIORNO ITALIA! Non si può scegliere il modo di morire. O il giorno. Si può soltanto decidere come vivere. Ora.John Baez

Figli badanti, storie di eroica quotidianità. Oltre un milione ad assistere i genitori

di Cristina Colombera
Il loro numero è destinato a crescere perché viviamo più a lungo e invecchiamo peggio. A rischio depressione, sono gli eroi della famiglia, figli che restituiscono ai genitori quanto a loro volta, da piccoli, hanno ricevuto: il tempo
Caregivers

Luciana si prende cura della mamma ormai novantenne da anni, è faticoso, soprattutto perché ormai non è più autosufficiente, Gianni ha seguito il declino fisico e psicologico di sua madre: da ipovedente a cieca, fino a oggi in cui non riconosce più nessuno, nemmeno lui.

Persone “normali”, con una vita sociale ormai ridotta all’osso quando non è assente, votata a prendersi cura dei genitori.

È un ritorno al passato, quando i nonni erano membri della famiglia a tutti gli effetti e mai sarebbero stati abbandonati. Le stime dicono che sono oltre un milione le persone che, in silenzio e incastrando tutti gli impegni di una vita che è diventata decisamente complicata, dedicano una parte importante della loro esistenza ad accudire sia di giorno sia di notte parenti non più autosufficienti. Un numero simile a quello delle badanti di professione, tra regolari e in nero.

Storie di amore e dedizione, di sacrifici e rinunce, spesso di sofferenza.

Quando un anziano torna bambino. Figli e nipoti badanti si ritrovano a fare i genitori di mamme, papà, zii, nonni tornati bambini, troppo spesso a causa di una malattia, a volte semplicemente per l’età. E così fanno quello che, per anni, è stato fatto per loro: cucinano, puliscono, li aiutano a lavarsi, vestirsi, a mangiare, organizzano la giornata in base alla somministrazione delle medicine, con tanto di sveglia a corredo. Quando possono li portano a fare un giretto, magari spingendo la sedia a rotelle, spesso li accompagnano dal dottore. Il numero degli eroi silenziosi è destinato ad aumentare: la vita media si allunga, in Europa siamo secondi solo alla Spagna. Viviamo di più, non sempre – anzi raramente – invecchiamo meglio, di conseguenza aumentano le persone da assistere. Nel 2017 i malati di Alzheimer in Italia hanno superato quota 600mila.

Per scelta e per obbligo. Sarebbe giusto dire di necessità, virtù. Il costo di una badante in regola, stipendio e contributi, si aggira sui 15 mila euro l’anno. Quasi nulla può essere scaricato dalle tasse a differenza di quello che avviene in altri Paesi. Senza una buona pensione o un ottimo stipendio non è facile far quadrare i conti. In tempi di crisi, come quella attuale, molti figli diventano badanti non solo per scelta ma anche per necessità. Almeno incassano quell’indennità di accompagnamento, poco più di 500 euro al mese, che si perde in caso di ricovero in un istituto.

La depressione dietro l’angolo. Che sia una scelta o una necessità, il figlio badante è un lavoro difficile, con le sue malattie professionali. Uno studio fatto in Emilia Romagna dall’associazione “Anziani e non solo” dice che in due casi su tre il parente badante ha almeno un sintomo tra insonnia, crisi di collera o pianto. Vince a mani basse, comunque, la stanchezza cronica. Almeno la metà dice di aver bisogno di aiuto. Gli altri più che non accorgersene non lo vogliono ammettere.

Il massacro emotivo. Si passa la maggior parte del tempo con una persona che ha bisogno di un’attenzione costante e che spesso non ti riconosce più. Senza contare i casi estremi, che non sono pochi, in cui chi ti accarezzava ora ti riempie di improperi, anche pesanti, quando non alza le mani. Diventa quindi necessario sviluppare un minimo di distacco proprio quando la sua presenza è diventata onnipresenza, fisica ed emotiva, ancorandosi ai ricordi del passato o elaborando una strategia difensiva prima di tutto a livello psicologico, per non crollare.   

L’aspettativa di vita. Il premio Nobel per la medicina Elizabeth Blackburn ha calcolato che i parenti badanti hanno un’aspettativa di vita tra i 9 e i 17 anni inferiore alla media. Alcune ricerche condotte in Inghilterra dicono che il 10 per cento dei parenti badanti chiede il part time, il 66% pensa addirittura di lasciare il lavoro. Tutti numeri contenuti nella relazione di un disegno di legge presentato quasi due anni fa al Senato. Un testo, firmato da parlamentari di diversi partiti, che propone di riconoscere il lavoro dei parenti badanti, obbligando lo Stato a versare i contributi per la loro pensione. Ci siamo quasi, grazie al Fondo Caregiver.

Aiutati che il ciel t’aiuta. Va da sé che, per ora, le armi migliori per sopravvivere sono pazienza e coraggio. Negli Stati Uniti, da tempo consapevoli del problema, hanno creato un neologismo creato per i parenti badanti: caregivers . I consigli della «National Family caregivers association» sono riducibili a un unico principio: state facendo una cosa bella e importante ma non annullate la vostra vita. Altrimenti le cose andranno peggio sia per voi sia per la persona cara che state assistendo. Una delle prime associazioni è stata fondata da Rosalynn Carter, moglie dell’ex presidente degli Stati Uniti Jimmy, coinvolta in prima persona fin da bambina, quando suo padre si ammalò di leucemia. Dice Rosalynn che al mondo ci sono quattro tipi di persone: “Quelli che si sono presi cura di qualcuno, quelli che lo stanno facendo, quelli che lo faranno e quelli che ne avranno bisogno”. Tocca a tutti, prima o poi. Per questo è importante chiedere un mano. Per aiutare il proprio caro, se uno può. Per aiutare sé stessi, se uno non ce la fa. L’unione fa la forza.

Arriva il Fondo Caregiver. La Legge di Bilancio 2018 ha istituito il Fondo Caregiver finalizzato all’erogazione di un assegno per l’assistenza di un familiare che beneficia della legge 104 in quanto portatore di disabilità. La dotazione finanziaria assegnata al Fondo è di 20 milioni di euro l’anno per il triennio 2018-2020. Affinché il fondo sia pienamente operativo si attende la pubblicazione del decreto attuativo del Ministero del Lavoro e della successiva circolare Inps che dovrà definire le modalità di richiesta e di erogazione dell’assegno. Il testo istitutivo del Fondo riconosce, e questa è una novità per la legislazione italiana, la figura del caregiver, definendolo come colui che assiste, in modo quotidiano e gratuito, un familiare disabile. L’assistenza in questione si intende fornita per 24 ore su 24 in modo diretto, cioè prestando le cure alle quali l’assistito non è in grado di provvedere da solo, oppure in modo indiretto, occupandosi di questioni amministrative o intervenendo in aiuto del disabile in caso di pericolo.