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Fico racconta alla Generazione Z: 30.360 immobili confiscati alle mafie

di Elena Bianco
Decine di migliaia di proprietà immobiliari. Migliaia di società produttive. Sono cifre considerevoli che possono essere recuperate e devolute per il benessere comune della società
Ennio Mario Sodano parla alla fondazione FICO
Ennio Mario Sodano parla alla fondazione FICO

Bologna - Nel corso della terza lezione per la Generazione Z (i nati tra il 1995 e il 2010) tenutasi alla Fondazione Fico, Ennio Mario Sodano, che dal 2013 al 2017 fu prefetto di Bologna ha raccontato la sua profonda  esperienza in ambito di sicurezza e legalità. Oggi dirige l’Anbsc, l’Agenzia nazionale dedicata al riutilizzo sociale delle terre confiscate alla criminalità organizzata, preposta a individuare e definire interventi di co-progettazione che li restituisca a fini di utilità sociale.

Le cifre sono considerevoli: 30.360  immobili e ben 3.784 aziende italiane sono stati sequestrati o confiscati. In primo luogo, l’analisi di questi dati permette di tracciare una “geografia” delle attività economiche criminali oggetto di sequestro e confisca, che va a scardinare la percezione classica che vuole la concentrazione della attività economiche illegali nelle regioni del Sud.  E vediamo perché. Di tutto questo patrimonio immobiliare, attualmente l’Anbsc gestisce 17.220 immobili e 2.894 aziende, potenzialmente riutilizzabili a favore della società e fra essi il 60% sono ad uso abitativo, 30% terreni e 9% con destinazione commerciale o industriale. Si trovano per il 40% in Sicilia, 17% in Calabria, 14% in Campania, 11% in Puglia seguite da Lombardia, Lazio, Piemonte, Emilia Romagna.

L’aggressione ai patrimoni mafiosi è uno strumento di lotta alla mafia e di risarcimento alla società attraverso il riutilizzo dei beni confiscati a favore della pubblica utilità.Questo principio è stato sottolineato con forza nel corso dell’incontro.
A conferma di ciò, Giovani Allucci, presidente del Consorzio Agrorinasce, ha illustrato  la gestione de “La Balzana”, azienda agricola (200 ettari), confiscata a prestanome della famiglia casalese degli Schiavone.

Interessante anche l’esperienza di tre cooperative sociali sorte su beni confiscati.  La Cooperativa sociale Davar onlus, per la produzione di cioccolata con l’inserimento lavorativo di persone affette da gravi disabilità; la Cooperativa sociale Eva onlus, per la produzione di alimenti e catering con l’inserimento lavorativo di donne vittime di violenza; e la Cooperativa sociale Lfs Global Care, per la produzione di alimenti da forno e pasticceria senza glutine con l’inserimento lavorativo per giovani affetti da autismo.

All’incontro hanno preso parte anche il generale di brigata dell’Arma dei Carabinieri Antonio Basilicata, capo del primo reparto indagini preventive della Dia (Direzione investigativa antimafia) e il presidente di Fondazione FicoAndrea Segrè.