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Alessandra Ferri alla Scala sarà ‘Virginia Woolf’ di McGregor  

Alessandra Ferri alla Scala sarà la Virginia Woolf di McGregor

Alessandra Ferri e Federico Bonelli

Debutta alla Scala il 7 aprile ‘Woolf Works, la creazione di Wayne McGregor firmata per Alessandra Ferri e Federico Bonelli e il Royal Ballet di Londra, liberamente ispirata a tre romanzi di Virginia Woolf, ‘Mrs Dalloway’, ‘Orlando’ e ‘The Waves’, ma anche a lettere, saggi, diari della grande scrittrice. Si replica sino al 20 con i primi ballerini, i solisti e il corpo di ballo scaligero. Di grande impatto emotivo e di straordinaria energia, con questo spettacolo McGregor ha vinto il Critics’ Circle Award come migliore coreografia classica e il suo secondo Olivier Award come ‘Best New Dance Production’. (Fotogallery)

Mai rappresentato prima in Italia, questa nuova prima per la compagnia scaligera è attesissima alla Scala così come la protagonista, Alessandra Ferri, in uno dei lavori più emozionanti e intensi della sua carriera, che le è valso nel 2016 il suo secondo Olivier Award per ‘Outstanding Achievement in Dance’ e che torna al Piermarini dopo l’unicum, del 31 dicembre 2016 quando incantò il pubblico in una straordinaria recita di ‘Romeo e Giulietta’ di Kenneth MacMillan. Accanto a lei, alla Scala così come fin dalla creazione di ‘Woolf Works’, Federico Bonelli, principal dancer del Royal Ballet già applaudito alla Scala in Excelsior nel luglio 2015. Sul podio Oleg Caetani, in una inedita collaborazione con il Balletto scaligero, a dirigere la partitura originale del noto compositore Max Richter, che incorpora musica elettronica ed orchestrale.

Pluripremiato coreografo e regista, internazionalmente riconosciuto per le rivoluzionarie innovazioni interpretative che hanno radicalmente ridefinito la danza dei nostri giorni, Wayne McGregor è spinto da un’insaziabile curiosità sul movimento e le sue potenzialità creative. Le sue ricerche lo hanno portato a un dialogo interdisciplinare con le più varie forme artistiche, discipline scientifiche e invenzioni tecnologiche. I lavori ‘multidimensionali’ nati da queste interazioni hanno garantito a McGregor una posizione all’avanguardia nell’arte contemporanea. Con un suo ‘laboratorio creativo’ nello Studio Wayne McGregor e con la sua Compagnia, instancabile e trasversale nei suoi innumerevoli progetti che si aprono al teatro, all’opera, alla prosa, ai video musicali, alla tv e al cinema, McGregor è dal 2006 Resident choreographer al Royal Ballet, dove le sue produzioni sono acclamate per la loro audace riconfigurazione del linguaggio classico. Primo e unico coreografo residente con un background contemporaneo, proprio per il Royal Ballet crea nel 2015 ‘Woolf Works’ (debutto l’11 maggio al Covent Garden). Un successo clamoroso, acclamato in maniera straordinaria, ‘Woolf Works’ è un meraviglioso trittico ispirato al mondo umano, artistico e letterario di Virginia Woolf, costruito con uno staff di collaboratori che conferma la visione di McGregor di profondo coinvolgimento e multidisciplinarietà. La drammaturga Uzma Hameed che lo ha aiutato a trasportare i lavori e lo spirito di Virginia Woolf sulla scena, il set design degli studi di architettura Ciguë e We Not I, Lucy Carter per il disegno luci, Ravi Deepres per il film design, i costumi di Moritz Junge, il sound design di Chris Ekers, e il make-up design di Kabuki.

La modernità di Virginia Woolf e le sue sperimentazioni nella concezione di scrittura, la sua anticonvenzionalità e multidisciplinarietà sono state terreno di grande ispirazione per McGregor che ha raccontato: “Virginia Woolf amava la danza e la musica. Voleva scrivere come se stesse scrivendo musica e coreografando danza. Ho pensato che sarebbe stato meraviglioso provarlo e reinterpretarlo, e tradurre in qualche modo i suoi romanzi per la scena”. Ognuno dei tre atti si ispira ad uno dei più noti romanzi di Virgina Woolf, ‘Mrs Dalloway’ (1925), ‘Orlando’ (1928) e ‘The Waves’ (1931), ma anche a lettere, saggi e diari. Si tratta dunque di scritti autobiografici di una autrice la cui vita ha sempre permeato i suoi lavori. Sono materiali che hanno fornito stimoli e suggestioni per un viaggio fisico, emozionale ed evocativo, per una produzione di grandissima ricchezza espressiva, stilistica, coreografica e musicale, una coinvolgente immersione nel cuore della vita artistica e del mondo di Virginia Woolf. Non una narrazione, ma piuttosto un vissuto, che va dritto alle emozioni del pubblico. Come recitano le note al testo, ‘I now I then’, che si apre con un estratto dell’unica incisione esistente della voce di Virginia Woolf, il saggio ‘On Craftsmanship’, ”è un viaggio nella genesi di ‘Mrs Dalloway’, che intreccia frammenti narrativi del romanzo e aspetti dell’autobiografia dell’autrice. Romanzo che ”impiega la tecnica del flusso di coscienza e si svolge nel corso di un’unica giornata, alternando le vicende di due personaggi. Sebbene non si incontrino mai, – si legge ancora – entrambi sono tormentati dal loro passato”. ”Una bellissima storia sulle persone – ha commentato McGregor- sui rapporti umani, una trama intrecciata piena di immaginazione e sofferenza e bellezza”.

La parte centrale di ‘Becomings’, si ispira a Orlando. ”Si tratta di un vasto universo in continuo mutamento – recitano le note di sinossi – La vita è energia che trascorre attraverso molteplici forme. Scritto in un’epoca di revisione e ripensamento in ogni ambito, dal ruolo e dai diritti delle donne ai modi della rappresentazione nell’arte e nella letteratura, nonché di rapidi progressi nella cosmologia, l’iconoclastico romanzo di Virginia Woolf, ’Orlando’ (1928) è incentrato su un personaggio fantastico che attraversa tre secoli senza invecchiare, cambiando sesso strada facendo. I rapporti si rivelano fugaci, anche quelli con se stesso, mentre l’esperienza del tempo e dello spazio è definita dalla relatività e dalla plasticità”. ”Virginia Woolf era molto interessata alla fantascienza, all’astronomia e questo si adattava proprio alla mia estetica aliena”, ha commentato McGregor, che qui crea un mondo ipercinetico, con laser che inondano il palcoscenico e il Teatro. ”Il terzo pezzo – ha commentato McGregor – riguarda in parte le sue lettere e la sua biografia che collidono con questa straordinaria storia che parla dell’invecchiare e del lasciarsi andare”.

”Grandiosa ed elegiaca, ‘The Waves’ (1931) – chiariscono le note – è l’opera più sperimentale di Virginia Woolf, concepita come risposta alla propria mancanza di prole e, per contrasto, alla trionfante maternità della sorella Vanessa”. Infanzia e vecchiaia, decadenza e rinnovamento, sono questi alcuni dei temi dello spettacolo. ”Ispirato dalla particolare attrazione per l’iconografia subacquea che pervade tutti gli scritti della Woolf, ‘Tuesday’ fonde temi tratti da ‘The Waves’ con un’evocazione del suo suicidio per annegamento. Come la scrittrice conta i passi che la avvicinano al fiume Ouse e al suo ultimo viaggio, così anche il mondo dei suoi romanzi avanza verso l’astrazione e il silenzio”. Presente e passato, autobiografia e stile letterario, Virginia Woolf e insieme Mrs Dalloway. Alessandra Ferri entra nello stile e nel processo creativo di McGregor e nel personaggio, creato per lei e con lei, che emerge e che, accanto a Federico Bonelli, sensibile interprete fin dalla creazione del balletto, attraversa come un fil rouge il primo e il terzo atto, con la sua artisticità, lirismo, espressività e potente drammaticità, a incarnare la forza dirompente e insieme la fragilità, l’anima e l’essenza di Woolf in una interpretazione salutata come un trionfo e un nuovo inizio nella sue straordinaria carriera artistica.

Saranno Emanuela Montanari e Antonino Sutera a ricoprire poi i ruoli protagonisti nelle recite del 10 pomeriggio (Invito alla Scala) e del 13 aprile (recita ScalAperta, alle ore 14), in debutto cosi come tutto il Balletto della Scala, impegnato dai primi ballerini, ai solisti ai giovani artisti del Corpo di ballo a incarnare i personaggi che si intersecano nei nuclei narrativi e tematici sottesi a ‘Mrs Dalloway’ (Richard, Clarissa giovane, Sally, Septimus, Evans, Rezia (Mick Zeni, Caterina Bianchi, Agnese Di Clemente, Timofej Andrijashenko, Claudio Coviello, Martina Arduino, in alternanza con Massimo Garon, Gaia Andreanò, Benedetta Montefiore, Gioacchino Starace, Andrea Risso, Alessandra Vassallo). A popolare il secondo atto di guizzanti lampi cinetici (Nicoletta Manni, Virna Toppi, Maria Celeste Losa, Agnese Di Clemente, Martina Arduino, Timofej Andrijashenko, Nicola Del Freo, Valerio Lunadei, Gabriele Corrado, Claudio Coviello, Christian Fagetti, Marco Agostino, in alternanza con Maria Celeste Losa, Antonella Albano, Caterina Bianchi, Benedetta Montefiore, Alessandra Vassallo, Gioacchino Starace, Mattia Semperboni, Francesco Mascia, Marco Messina, Andrea Risso, Federico Fresi, Eugenio Lepera), e a circondare, nell’atto conclusivo, la figura femminile centrale, a rappresentare la vita di Woolf che sfiora il passato e il presente, rifrangendosi ritmicamente come le onde.

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