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Bono Vox compie 60 anni tra musica, fede e ribellione 

Bono Vox compie 60 anni tra musica, fede e ribellione

(Fotogramma)

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Bono Vox compie 60 anni. Dalla Rock and Roll Hall of Fame al dibattito con i leader globali, una vita dedicata a musica, attivismo e impegno sociale perché, come sostiene lui stesso: “Le rock star desiderano sempre le stesse due cose. Vogliono divertirsi e cambiare il mondo. Se riesci a fare entrambe allo stesso tempo, sei a posto”. Con 150 milioni di album venduti, 22 Grammy vinti e tre candidature al

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premio Nobel per la pace, sulla soglia delle sessanta candeline sarebbe lecito per il front-man degli U2 pensare di essere riuscito nell’intento.

Nato il 10 maggio del 1960 da una famiglia operaia di Dublino, Paul David Hewson verrà rinominato Bono i primi anni del liceo grazie all’amico Gavin Friday e ai compagni della prima band, i Lypton Village, con cui aveva l’abitudine di scambiarsi soprannomi. Dopo diverse iterazioni, Paul divenne Bono e, sebbene inizialmente non fosse un fan della scelta, si abituò all’idea quando apprese che il nome era un derivato di “bona vox”, ovvero “buona voce” tradotto dal latino. A 14 anni Bono è anche vittima di un trauma che influenzerà profondamente la sua produzione artistica: perderà la madre, Iris Elizabeth Rankin, a causa di un aneurisma cerebrale avuto durante il funerale del nonno, morto qualche giorno prima. Il dolore per la scomparsa della madre è evidente in molte delle sue canzoni, tra cui ‘I Will Follow’, diventato uno dei brani più suonati durante i tour degli U2.

Pochi anni più tardi, l’incontro con Larry Mullen, che darà una svolta definitiva alla sua vita. È il 1976 quando Bono, Adam Clayton ed i fratelli Richard “Dik” Evans e David Evans (The Edge) rispondono all’annuncio di Mullen affisso sulla bacheca di una scuola riguardo la formazione di una nuova rock band. Dopo un’audizione e qualche prova, Bono e amici decidono di abbandonare le cover di canzoni a favore della scrittura di materiale originale e di formare una band chiamata Feedback, nome successivamente cambiato in U2. Scelta non condivisa da Richard Evans, che lascerà il gruppo per unirsi ai The Virgin Plumes. Il resto è storia. “Dik” svanirà nel dimenticatoio del rock and roll, la sua unica fama un riflesso del successo del fratello The Edge, mentre Bono proseguirà fino a diventare un’icona a livello mondiale. Vincitore di 22 Grammy Awards, scrive la maggior parte delle canzoni degli U2, spaziando dai primi testi di ispirazione religiosa in ‘Boy’ e ‘October’, alle dichiarazioni politiche di ‘The Joshua Tree’, ‘War’ e ‘Achtung Baby’, fino alle più recenti personali e autoironiche in ‘How To Dismantle An Atomic Bomb’. Nel 2005, insieme al resto degli U2, è iscritto nella Rock and Roll Hall of Fame mentre, tre anni più tardi, Rolling Stone lo inserisce nella classifica dei più grandi cantanti di tutti i tempi.

Non contento del dominio globale come front-man di una delle band più popolari di sempre, o di essere uno dei più grandi cantautori della sua generazione, Bono decide di sfruttare la sua immagine per raccogliere fondi e consensi per il sociale: è insieme a Bob Geldof nell’organizzazione di eventi come Live Aid e Live 8; si è impegnato nella campagna di raccolta fondi per combattere l’aids in Africa, coinvolgendo il presidente George W. Bush e molti capi di Stato, criticando alcuni governi (come quelli del canadese Paul Martin e di Berlusconi) per la lentezza nel concretizzare le promesse di aiuto; ha partecipato al Forum di Davos nel 2008; ha unito le mani dei leader cattolici e protestanti irlandesi in nome della pace nell’Irlanda del Nord. Per i suoi sforzi, il cantante ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui tre candidature al premio Nobel per la pace (nel 2003, 2005 e 2006) ed il titolo di “Cavaliere” da parte della regina Elisabetta II nel 2007, per il contributo in ambito musicale e umanitario. Nel 2004 e 2006 è stato anche una delle 100 persone più influenti del mondo nella speciale classifica stilata dalla rivista Time.

Più recentemente, ha confermato il suo impegno per il sociale anche durante lo stato di emergenza causato dalla pandemia di coronavirus: il giorno di San Patrizio ha pubblicato un video sul suo profilo Instagram in cui esegue il brano inedito ‘Let Your Love Be Known’, dedicato all’Italia e gli italiani per lo spirito mostrato durante la quarantena e, in generale, a tutti coloro che sono “in difficoltà e continuano comunque a cantare”. Inoltre, insieme agli U2, ha donato 10 milioni di euro da utilizzare per sostenere gli operatori sanitari e acquistare dispositivi di protezione individuale per il personale di prima linea nella lotta al COVID-19.

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