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Cracco: “Ecco perché la cucina italiana ha perso il primato”

Il popolare chef: “La cucina non segue le persone ma il suo spirito che è la contaminazione di culture, sapori, esperienze. Il ristorante? Non è una chiesa”

Cracco: 'Ecco perché la cucina italiana ha perso il primato'

”La cucina è ormai diventata universale. Non c’è più solo il primato italiano. Nel tempo la cucina si evolve da sola. Non segue le persone ma il suo spirito

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che è la contaminazione di culture, sapori, esperienze. Proprio per questo anticipa e detta tendenze”. E’ il pensiero di Carlo Cracco, che nei giorni scorsi a Roma ha ottenuto il massimo riconoscimento dal Gambero Rosso, le Tre Forchette, e ora riprende la corsa per le stelle Michelin che saranno assegnate a Piacenza il 6 novembre.

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“Il ristorante non è una Chiesa”

“La cucina – ha sottolineato lo chef – arriva prima degli altri, perché è una sintesi della terra, del mare e della capacità di trasformare i loro frutti, ma bisogna guardare al futuro che può essere molto meno problematico se si rimane a mente aperta, pronti all’innovazione”. “Il ristorante non è una Chiesa, dove si crede o non si crede – ha detto Cracco – . La ristorazione deve mantenersi un luogo laico, creativo, un tempio della trasgressione. Noi chef – cerchiamo sempre di dare un tocco unico alla cucina, legato alle nostre caratteristiche”.

“La mia ‘ricetta’ ideale è un mix di creatività e di italianità”

“La mia ‘ricetta’ ideale, quando mi propongo sui mercati esteri, è un mix di creatività e di italianità – ha spiegato lo chef -. E credo anche che al Nord abbiamo forse un tocco di creatività in più: da noi il cambiamento è normale. Forse perché un cuoco al Sud ha una base di tradizione più solida e una vasta scelta di produzioni di territorio”.

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