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Danza: il duo Pogliani-Della Corte in tour con progetto ‘Alethès’  

Il duo Pogliani-Della Corte in tour con progetto coreografico 'Alethès'

In tour in Italia il progetto ‘Alethès’ del duo coreografico Pogliani-Della Corte

E’ partita dal Teatro Vascello di Roma la tournée italiana del progetto ‘Alethès’ (ultima replica stasera) firmato da Michele Pogliani e Luca Della Corte, composto da due lavori coreografici che si ispirano liberamente al testo di Michel Foucault ‘Mal fare, dire vero – Funzione della confessione nella giustizia. Corso di Lovanio’ (1981).

Che cos’è o dove abita la verità? Quali forme assume nella contemporaneità, quali strumenti abbiamo per comprenderla e farla nostra?, si domandano i due giovani registi e coreografi. Ed ancora, se consideriamo il processo tecnologico come momento in(e)volutivo che si esprime (anche) attraverso la produzione-acquisizione di ‘false verità’ come ‘il profilo’ o ‘il selfie’, come e in che misura è possibile parlare di verità?

Questi sono solo alcuni interrogativi da cui si dipanano le ‘indagini coreografiche’ del duo Pogliani- Della Corte in stretto dialogo fra loro e immaginate come “enunciati contraddittoriamente possibili”.

‘Devotee’, l’ultima creazione di Michele Pogliani, che sarà in scena accanto a Gabriele Montaruli, Ivan Montis e Agnese Trippa, lancia la sua provocazione a partire dal concetto di protesi (dal greco prothesis, letteralmente ‘mettere avanti’, ‘anteporre’). Protesi sono i seni in silicone, ma vengono usate anche in chirurgia e odontoiatria. Protesi sono le cosiddette ‘cheethas’ di Oscar Pistorius, ma anche quelle di Orlan, madre della Carnal Art.

Il concetto di protesi è però nello spettacolo strettamente connesso a quello di acrotomofilia, l’attrazione erotica per le vittime di amputazioni (o all’apotemnofilia, il feticismo per le amputazioni). La coreografia di Pogliani, dunque, spinge la sua ricerca corporea lavorando su queste due polarità. La protesi come innesto e la mancanza come feticismo, approdando a una conversazione improbabile, a tratti surreale, ma incredibilmente vera e persino documentata.

‘Sechs’ è il secondo titolo della serata, firmato e interpretato da Luca Della Corte. Una coreografia di grande impatto e fortemente provocatoria sul tema della prostituzione, tornato fra l’altro di attualità grazie al dibattito sulla riapertura delle case chiuse. La pièce, utilizzando i paradigmi della semiotica e della pubblicità, e più in generale quelli della semiotica generativa, visiterà in maniera ‘tragironica’ alcune figure chiave della prostituzione.

Da Frine a Jean-Antoinette Poisson- Madame de Pompadour passando per Valeria Messalina e Mamma Cresswell. Attraverso il suo linguaggio magnetico e senza parafrasi, Della Corte si ispira a ‘The History of Prostitution’, un testo pubblicato negli Stati Uniti di Vern L. Bullough, e successivamente diffuso in Italia, che traccia una parabola insolita che dall’antica Grecia giunge alle ‘moderne’ tenutarie della San Francisco degli anni ’60.

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