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Danza: Omaggio a Shakespeare con il Balletto di Roma  

'Romeo e Giulietta' e 'Otello', Shakespeare in danza con il Balletto di Roma

Un’immagine di ‘Giulietta e Romeo’ di Fabrizio Monteverde, interpretato dal Balletto di Roma, in scena al Teatro Vittoria di Roma dal 9 al 14 Aprile. 

Due opere storiche e di maggior successo del Balletto di Roma a firma di uno dei migliori autori italiani di danza contemporanea tornano in scena nella versione originale della compagnia romana. Nel 2019 Fabrizio Monteverde riallestisce per la compagnia del Balletto di Roma ‘Giulietta e Romeo’ sulla partitura di Sergej Prokof’ev e l’’Otello’ su musiche di Antonin Dvořák. ‘Giulietta e Romeo’, dopo le date del tour estivo che ha visto la compagnia in scena in Argentina, al Teatro Coliseo di Buenos Aires, arriva al Teatro Vittoria, a Roma, dal 9 al 14 aprile.

‘Otello’, invece, con un tour partito da Milano (Teatro Carcano, dal 25 al 27 gennaio), toccando le più importanti città d’Italia, sarà in scena nella capitale, al Teatro Quirino dal 30 aprile al 5 maggio.

In ‘Giulietta e Romeo’ la vicenda si sposta dalla fair Verona a un paese italiano mediterraneo, che incarna anche un qualsiasi sud, tra tradizioni, leggi furibonde e inesorabili, sentimenti di odio e di amore sublimi, divisi tra bellezza e ferocia. Ad esasperare ancora di più le emozioni dei personaggi, anche il tempo in cui si muovono.

Non più un Medioevo giocoso ed esotico come quello Shakespeariano, non più un Medioevo romantico come quello ottocentesco, ma il secondo dopoguerra del Novecento, con tutte le sue tensioni tra tradizionalismo e spinta a ricostruire e rinnovare. E la voglia di rinascere è il tratto fondamentale del carattere del personaggio principale del balletto, già sottolineato nel titolo ‘ribaltato’. Giulietta è qui una giovane donna che, pur vivendo in un paese che prosegue nel suo pensiero conservatore, dimostra una vocazione alla ribellione, che scoprirà amaramente inutile.

E’ Giulietta lo spirito indipendente e audace, che fa innamorare Romeo e lo travolge con il suo anticonformismo. Un Romeo invece timido e introverso, ma curioso dell’amore e travolto dalla vitalità dell’innamorata. Accanto a loro però trovano spazio anche due personaggi poco trattati nella tradizione, che qui muovono i fili della tragedia, le madri. Conservatrici, diverse eppure così simili, muoveranno nell’ombra come due Parche la trama fino all’inevitabile finale, una nella sua superficialità di donna-oggetto sottomessa e sciocca, l’altra terribile dea ex machina della vicenda, con la fatale istigazione alla vendetta per la morte di Mercuzio.

Un’audace manipolazione del patrimonio originale che rappresenta un approfondimento essenziale dei sentimenti e delle idee universali che ancora fanno breccia nei lettori di Shakespeare e che risuonano ancora più forti nella loro traduzione in danza, attraverso la bravura di Fabrizio Monteverde e degli interpreti di Balletto di Roma.

Nell’immaginario comune la figura di Otello è indissolubilmente legata alla gelosia, all’estremizzazione di un sentimento malsano, a quel tipo di gelosia che può culminare in tragedia. A questa visione il coreografo Fabrizio Monteverde si accosta non solo rinunciando all’utilizzo del movente principale dell’azione, cioè la parola, ma moltiplicando esponenzialmente l’azione stessa fino a far diventare il destino del singolo una pena generale.

Come nella tragedia di William Shakespeare (1604), anche nella coreografia di Fabrizio Monteverde, è il personaggio di Iago ad insinuare il dubbio fatale del tradimento di Desdemona nei confronti del Moro e ad architettare la trama che condurrà quest’ultimo al folle atto finale. L’andamento dell’azione nelle due opere resta invariato, se non per il fatto che Monteverde mette in scena, tramite una danza stilisticamente riconoscibile, ciò che il drammaturgo inglese ha raccontato con le parole.

Attraverso la musica di Antonín Dvořák, Fabrizio Monteverde scava nella psicologia dei personaggi shakespeariani e fa dirigere l’azione dagli stessi protagonisti, guidati anche dal sentimento principale della gelosia.

In questo modo, Desdemona si carica di quel potere seduttivo che nell’opera originale rimane presente esclusivamente nelle parole di Iago e lo stesso scenario, realizzato sempre dal coreografo, cambia connotazioni e ruolo.

Non si sa più se la scena si svolga a Venezia o sul litorale dell’isola di Cipro, i personaggi di Monteverde sono trasportati in un ‘altrove’ in cui ognuno può essere ‘chiunque’ e dove, soprattutto, il ‘diverso’ non esiste. Così Otello perde, oltre che la parola, anche una delle connotazioni che lo caratterizzano maggiormente. Il suo destino non è più solo il suo, ma coinvolge le coppie presenti sulla scena, attraverso l’uso frequente del canone nel quale il male, seppur in maniera slittata, colpisce tutti.

Decaduta la fiducia, Desdemona è spogliata di ogni sua certezza, spogliata anche nelle vesti e condannata ad un destino del quale non fu autrice. Otello uccide la sua amata e, dopo aver ceduto alla disperazione sul corpo privo di vita, ripropone da solo la sequenza danzata con lei. Il mare, ancora vivo sullo sfondo, immagine delle passioni dirompenti che hanno animato tutto lo spettacolo, rimane simbolo dell’impossibilità di questi uomini di arrestare il caos che governa le loro passioni. Un contrasto senza soluzione e senza fine.

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