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David di Donatello, stasera i vincitori. Le previsioni di Akim Zejjari, giornalista di Sky Cinema

David di Donatello, stasera l’annuncio dei vincitori. Le previsioni di Akim Zejjari, giornalista di Sky Cinema e Rollingstone.it. Favoriti agli Oscar del cinema italiano il film Ammore e Malavita, Napoli velata, La tenerezza e Nico, 1988.

 

Mancano ormai poche ore alla consegna dei David di Donatello, i più importanti premi del cinema italiano. A partire dalle 21.15 Rai1 trasmetterà la cerimonia di premiazione condotta da Carlo Conti. I film che hanno ricevuto più candidature sono Ammore e Malavita del Manetti Bros (15 nomination), Napoli velata di Ferzan Ozpetek (11 candidature), La tenerezza di Gianni Amelio e Nico, 1988 di Susanna Nicchiarelli (8 candidature a testa).

Facciamo il punto di questa annata di cinema italiano con Akim Zejjari, grande esperto di cinema, autore di Sky Cinema, giornalista per Rollingstone.it e France 24. Akim fa anche i suoi pronostici sui vincitori nelle principali categorie.

 

Fra qualche ora si svolgerà la cerimonia di assegnazione dei David di Donatello. Come giudichi la scorsa annata per il cinema italiano, e per il cinema internazionale?

Credo che l’annata scorsa non sia stata particolarmente memorabile per il nostro cinema, contrariamente a quanto accaduto nel resto del mondo. Alla notte degli Oscar c’era l’imbarazzo della scelta, c’erano dei film veramente straordinari. Da noi si è registrato un disastro al botteghino, con un calo vertiginoso degli incassi, anche se ciò non è proporzionale alla qualità dei prodotti. Comunque, non mi sembra ci siano stati lavori così significativi, a parte Nico, 1988 di Susanna Nicchialelli e A Ciambra di Jonas Carpignano, che era stato inizialmente candidato agli Oscar per l’Italia, salvo venire poi subito escluso nella prima preselezione. A parte questi due film, che rappresentano due schegge impazzite nel mondo della settima arte italiana perché loro sono due giovani autori, non c’è stato nulla di particolarmente originale nel panorama del nostro cinema.

 

C’è un film italiano della scorsa stagione che hai particolarmente amato? Perché? 

Ho amato moltissimo Nico, 1988, mi ha davvero sorpreso. Non l’avrei mai creduto, ma l’ho trovato molto commovente, giusto, con una direzione degli attori straordinaria e tutti gli interpreti assolutamente in parte. C’è un modo di raccontare quella malinconia, la fine di un’epoca, che è abbastanza inedito nel cinema italiano, anche dal punto di vista dell’uso della luce e della fotografia. È un film commovente. Come dicevo prima, ho trovato interessante anche A Ciambra: è un’operazione molto originale, una sorta di I 400 colpi ambientato in Calabria, nel mondo dei gitani. In quel film c’è un modo di immergersi nella storia quasi da actor’s studio, è una finestra su qualcosa che raramente viene raccontata sul grande schermo, in particolare in Italia. Per me il grande problema del cinema italiano è la credibilità: questi 2 film ce l’hanno. La pellicola di Susanna Nicchiarelli è molto stilizzata, quella di Jonas Carpignano è molto forte, ci sono momenti molto duri. Per il resto quest’anno ho visto il solito accademismo.

 

C’è un film che hai detestato o che hai giudicato del tutto sopravvalutato?

Ho trovato molto sopravvalutato Ammore e malavita dei Manetti Bros. Loro mi sono molto simpatici, ho apprezzato il loro film precedente Song’e Napule, ho trovato vincente l’idea  di lavorare sul melodramma napoletano, sul trash e sul pop. In quest’ultimo lavoro mi sono sembrati molto superficiali: Song’e Napule è stato la novità, questo è un reloaded che dura anche troppo, Ricordo le proiezioni alla Mostra del Cinema di Venezia, dove la critica italiana era entusiasta (come se avesse visto il miracolo in atto), mentre quella straniera era imbarazzata, ma non perché il film sia trash, ma perché è proprio cheap. È un po’ come il viaggio che fanno a Scampia all’inizio del film: in un primo momento è molto divertente, poi però rimane tutto sulla superficie, è un po’ raffazzonato e gioca con i clichè del caso.

 

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