Mentre la comunicazione e i media mostrano sempre di più le loro difficoltà a mantenere rigore oggettivo e toni asciutti nel restituire fatti di cronaca e analisi sul fronte Coronavirus, sui social è partita una nuova deriva. Che in nome del titolaccio acchiappaclick e del far leva sull’onda emotiva di chi legge e vede (video e foto sono infatti il fronte più caldo) non si ferma davanti a nulla. Neanche di fronte all’idea terribile di usare un bambino per “fingere” che sia il proprio figlio, annunciandone la morte come conseguenza del contagio virale, e poi rilanciando la fake news in un gruppo social chiamato IO RESTO A CASA. Peccato che quel bambino, usato da una persona in cerca di facile pubblicità e priva di scrupoli, non fosse suo figlio. Le immagini usate per quel post che è l’apoteosi di ciò che non si dovrebbe mai fare sul fronte dei media, sono di Leone Lucia, figlio di Fedez e Chiara Ferragni. In realtà vivo e in buona salute.

L’ira del vero padre

Comprensibile la replica sdegnata dello stesso Fedez quando ha saputo del modo in cui veniva diffusa la notizia della morte del suo piccolo, per di più spacciato per figlio di un altro. A questa persona, tale Edoardo D’Odorico, il rapper ha risposta con un video in cui va dritto al sodo: “Sono senza parole. Ma quanto fai schifo? Se una persona arriva a fare gesti del genere, lo fa per avere attenzioni. Quindi io penso sia giusto dare attenzioni a questa persona che ha scaricato foto di mio figlio per dire che era morto di Coronavirus. Quindi eccoti, complimenti, hai vinto: co..ne del giorno!”.

Abituati a metterci in piazza

Sacrosanta la rabbia di Fedez che ha visto il figlio esposto in quel modo indegno, ma c’è il tempo di fare una riflessione. L’era social ha cambiato la percezione collettiva di cosa sia pubblico e cosa privato. Siamo abituati a mettere in Rete foto e video della nostra vita quotidiana, degli interni di casa nostra, di cosa mangiamo, come ci vestiamo, dove compriamo, cosa fanno i nostri cari, figli minorenni inclusi. Figli piccoli. Bambini. Prede perfette per pedofili, pervertiti, persone che quelle foto spesso le rubano per inserirle i community pedopornografiche. O di mitomani molesti. Succede anche con le donne di varie età, le cui foto in pose sensuali (forse fatte anche per scherzo o con intento ironico) e con pochi centimetri di pelle coperta sono già state rubate e messe in siti pornografici. A loro insaputa. Chi fa cose come queste commette crimini, perseguibili per legge, dal punto di vista civile e penale. Però torna utile il ragionamento di autotutela: sono io, diretto interessato, che posso scegliere cosa esporre ai social e cosa no. Le regole deontologiche e la legge stessa impongono agli operatori dell’informazione (giornalisti in primis) di celare l’identità dei minori sia riguardo alla loro immagine che al nome e cognome. Detto che niente può scusare una manipolazione orrenda come quella subita da Fedez e dal figlio, resta comunque una riflessione da fare: la normalità del pubblicare di continuo foto dei propri figli prima della maggiore età non sarebbe la prima cosa da evitare? Il dibattito è aperto. 

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