“Ci sono sussistenti possibili rischi di non conseguire l’equilibrio costi-ricavi per la realizzazione del programma”, scrive l’authority anticorruzione a proposito dell’accordo di 2,8 milioni all’anno previsti per il conduttore di “Che tempo che fa”

Roma – Problemi in vista per la Rai e soprattutto per il conduttore Fabio Fazio: la non conformità al codice dei contratti della stipula da parte della Rai del contratto preliminare con Fabio Fazio è contestata dall’Associazione nazionale anticorruzione nella delibera sulla trasmissione Che tempo che fa, pubblicata oggi sul sito dell’Autorità.

Roma – Nella delibera l’Anac ritiene “sussistenti possibili rischi di non conseguire l’equilibrio costi-ricavi, previsto dalla Rai, per la realizzazione del programma“. Il riferimento è al contratto che tanto aveva suscitato sclapore e sconcerto tra l’opinione pubblica e gli addetti ai lavori firmato lo scorso 28 luglio, dove Fazio risulta in carica con la qualifica di direttore artistico, per un arco temporale di 4 anni (2017-2021), della trasmissione Che tempo che fa, da mandare in onda su Rai1 anziché su Rai3 per la esorbinante cifra di 2,8 milioni di euro all’anno.

 Le stime effettuate dalla Rai, a fronte di costi certi e contrattualizzati senza particolari alee, presentano ricavi pubblicitari stimati sulla base di risultati di ascolto che rappresentano obiettivi da raggiungere, ma che potrebbero subire variazioni significative in caso di variazioni di share che dovessero essere registrate nel corso dell’intera programmazione, scrive l’authority presieduta da Raffaele Cantone. “Infatti, in caso di mancato raggiungimento degli attesi livelli di audience, Rai Pubblicità dovrà presumibilmente compensare il maggior prezzo sostenuto dagli inserzionisti, producendo una riduzione degli effettivi ricavi prodotti dalla trasmissione”.

Si tratta di un “elemento di criticità del contratto, che non può essere giustificato (come ha fatto l’azienda) soltanto con scelte connesse alla tempistica dei palinsesti“. Con queste motivazioni, come anticipato un paio di settimane fa dalla stampa, l’Autorità ha deciso di trasmettere la delibera alla Corte dei Conti.

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