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Francesco Bozzi: “Io, il commissario Mineo e Fiorello”. È nato l’anti-Montalbano: ecco chi lo interpreterà

Odia l’estate perché non sopporta la vista dei piedi nudi, specie se sgraziati e impavidi negli infradito. Detesta che il suo sottoposto Milito inizi le frasi con “in effetti” e lo vessa in tutti i modi. Le saponette colorate gli danno sui nervi così come gli infissi d’alluminio anodizzato. Memorizza dettagli insignificanti e poi a bruciapelo fa domande ai poliziotti “in missione” con lui per impressionarli. Così, giusto

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per il gusto di schiacciarli psicologicamente. Vive di piccoli trucchi e di tantissime fisime. Una specie di monarca dell’idiosincrasia al luogo comune, all’accettazione indifferente del dato di fatto. E sopra ogni cosa coltiva con religioso impegno, proprio come una vestale di Albalonga faceva con il fuoco sacro, la lettura giornaliera della Gazzetta dello Sport. Qualsiasi accadimento si frapponga tra lui e gli articoli del giornale, perfino quelli sugli sport minori delle ultime pagine che divora con meticolosa dedizione, è per lui sempre e soltanto una grandissima seccatura. Una deviazione momentanea a ciò che più lo contraddistingue e cioè l’assoluta mancanza di voglia di lavorare. Così risolvere il caso di un omicidio per il commissario Mineo è solo un modo per tornare a fare ciò che più lo appassiona, ovvero “lo studio” della Gazzetta. E poco altro. Nel panorama del poliziesco nazionale si è aggiunto un nuovo eroe letterario, o meglio un anti-eroe tutto da ridere. E a tenerlo a battesimo è Francesco Bozzi, autore di tanti successi televisivi e in particolare artefice con Fiorello di oltre vent’anni di programmi tv e radiofonici che passeranno alla storia.

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Francesco Bozzi con Rosario Fiorello, due cuori siciliani e una risata.

Stavolta però “Ciccio” Bozzi ha voluto misurarsi con il romanzo e il risultato è qualcosa di inedito e assolutamente comico: “D’altra parte l’unica capacità che ho nella vita è far ridere”, minimizza lui nella videointervista concessa a Tiscali.it, divertente come il libro che si intitola “L’assassino scrive 800A. Le iraconde avventure del commissario Mineo” (Solferino Libri, 17,50 euro). E dove quell’800A “come ben sanno i siciliani, e in particolare i palermitani come me, sta ad edulcorare e camuffare la scritta “suca”. Tutti a Palermo conoscono la filosofia del “suca”, alla quale mi piacerebbe insieme al mio amico Paolo Ercolani dedicare un libro che riscriva la storia in funzione del “suca”. Due giorni fa ho incontrato il magistrato Nino Di Matteo e gli ho regalato il libro. Appena ha letto 800A è scoppiato a ridere perché tutti i palermitani ne conoscono il vero significato”.

La sensazione è che il commissario Mineo, una sorta di anti-Montalbano, conoscerà presto i set televisivi anche perché la parte di commedia in questo sperduto commissariato siciliano è davvero notevole, tra la logorrea del dottor Costanza, “l’Husky” come lo chiama Mineo, la dedizione dell’ispettore La Placa e la lista della spesa di quel gendarme della moglie, l’unico superiore che Mineo riconosca e tema.

Francesco Bozzi e la copertina del romanzo appena uscito per Solferino Libri.

Bozzi lo conferma e svela anche chi è l’attore molto famoso al quale si è ispirato scrivendolo: “Abbiamo già girato un numero zero tra amici e Mineo è Giovanni Cacioppo”. Ma poi la videointervista è anche l’occasione per raccontare il dietro le quinte del lavoro con un vulcano come Rosario Fiorello, le ansie e le soddisfazioni e “quelle sveglie mattutine ai tempi di “Edicola Fiore” che suonavano come fucilate”.

Bozzi con Fiorello e il resto della “banda”: da sinistra, Federico Taddia, Pigi Montebelli, Giovanni Benincasa.

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