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Francesco De Gregori, al via il tour a due facce  

Francesco De Gregori, al via il tour a due facce

di Antonella Nesi

Una dimensione più intima, un rapporto “fisico” con il pubblico che location più grandi non permettono e una scaletta a geometria variabile, che pesca ogni sera in una rosa di 64 brani, dove ci sono un po’ di “classiconi” (la definizione è dell’artista), da ‘Rimmel’ a ‘La leva calcistica della classe ’68’, da ‘Alice’ a ‘La donna cannone’, ma anche tante canzoni raramente proposte live, come ‘San Lorenzo’, ‘L’abbigliamento di un fuochista’, ‘Cardiologia’ o alcuni brani dal disco di ‘traduzioni’ da Bob Dylan, come ‘Via della Povertà’ (‘Desolation row’) o ‘Come il giorno’ (‘I shall be released’). Francesco De Gregori inaugura stasera il mese di concerti romani al Teatro della Garbatella: 20 date fino al 27 marzo, tutte sold out, di fronte ad una platea di 230 persone, che ‘il Principe’ ha voluto intitolare ‘Off the Record’. “Perché nulla verrà registrato di questa esperienza. È un concerto da vivere per chi c’è. Ogni sera distribuiremo la scaletta decisa nel pomeriggio (circa 18 canzoni per un’ora e tre quarti di concerto, ndr.) con un invito al pubblico: non usare il cellulare nel teatro“, spiega il cantautore romano che ieri ha aperto la prova generale alla stampa e agli amici.

Nella ‘scaletta mobile’ ci sono alcuni punti fermi, come l’incipit affidato alla doppietta ‘Viva l’Italia’ e ‘Ma che razza di città’ (il brano di Gianni Nebbiosi del 1973 che dall’anno scorso De Gregori ha inserito nei suoi live e che molti hanno interpretato come una tirata d’orecchie all’amministrazione capitolina e alla città eterna): “Non mi fate domande di politica, non voglio parlare di politica. Certo, se ho scelto di iniziare così un motivo ci sarà ma non ve lo devo spiegare io… Ma che razza di città non è una canzone sulla Raggi, è un brano che ha più di 40 anni… Però parla di Roma. E ‘Viva l’Italia’, dopo un periodo di rifiuto, in questo momento sono fiero di averla scritta e di cantarla. Per me è un modo di rivendicare un sentimento di amore e di speranza per questo paese e credo che anche per il mio pubblico sia diventata questo”.

La scenografia scarnissima è al servizio della musica e delle emozioni: un fondale a righe colorate dipinto dall’artista Paolo Bini (“uno schiaffo cromatico che mi piaceva, modernissimo e pop”) e un registratore a ‘pizze’ che rimanda all”off the record del titolo, sono gli unici elementi ‘estranei’ su un palco riempito dai musicisti e dagli strumenti. Con De Gregori ci sono Guido Guglielminetti al basso e contrabbasso, Carlo Gaudiello al piano e tastiere, Paolo Giovenchi alle chitarre e Alessandro Valle alla pedal steel guitar e al mandolino. Ma anche De Gregori non rinuncia ad imbracciare la chitarra e ad estrarre dalla tasca la sua armonica a bocca. Quando qualcuno gli chiede se non si sia ispirato ai tour di Bruce Springsteen con la E Street Band, De Gregori replica: “Questo tipo di tour l’ha fatto prima lui, in effetti. Ma nessuno chiede a Springsteen se per ‘Born in Usa’ ha copiato ‘Viva l’Italia’ – ironizza – la verità è che per chi fa il nostro mestiere è normale voler tornare alle origini ogni tanto. E in queste date ho copiato me stesso, quello del Folk Studio, una gavetta così bella. Io lo faccio perché mi piace, mi diverte. Parliamoci chiaro: qui lavoriamo venti sere per guadagnare quanto potremmo guadagnare in una sola sera in un’altra location… Mi piace fare musica, avere la libertà di scegliere tra pezzi poco suonati. Anche perché dopo che ho scritto ‘Generale’ e ‘La donna cannone’ nessuno mi fischia più“, ride.

Qualcuno chiede se l’esperienza romana di cantautore ‘residente’ potrà prolungarsi e lui chiarisce: “Quest’anno proprio no perchè devo iniziare le prove con l’orchestra per il tour estivo. Ma si potrebbe replicare un altro anno, a Roma o magari in un’altra città“. E sì, perché dopo la fine di marzo, De Gregori metterà in cantiere “l’altra faccia” del tour 2019, quella “mainstream”, la definisce, che non a caso si chiamerà ‘De Gregori & Orchestra – Greatest Hits Live’ e debutterà alle Terme di Caracalla di Roma l’11 giugno.

Un tour che dichiaratamente si propone di presentare per la prima volta in un contesto sinfonico i suoi più grandi successi. Ma anche qui è bene aspettarsi una certa quota di sperimentazioni e sorprese. “Se qualcuno vuole vedere la fotocopia del 1975 – dice de Gregori – non venisse. A me piace cambiare. E rispetto il pubblico al punto tale che non voglio che nessuno si aspetti niente da me”. L’orchestra, composta da quaranta elementi, avrà come nucleo centrale il quartetto degli Gnu Quartet (Raffaele Rebaudengo alla viola, Francesca Rapetti al flauto, Roberto Izzo al violino e Stefano Cabrera al violoncello) oltre alla band già citata che accompagna De Gregori ormai da lungo tempo. Il live girerà le più suggestive location outdoor della penisola per tutta l’estate e si chiuderà il 20 settembre all’Arena di Verona. I biglietti sono disponibili su TicketOne.it e nei punti vendita abituali. E all’estero? “C’è un bellicosissimo impresario cinese che vorrebbe portarmi in Cina. Se si può organizzare senza che nessuno si faccia male, va bene”, sorride.

Ormai è chiaro a tutti che il futuro è live e De Gregori ha un motivo in più per crederlo: “Le mie canzoni le radio non le passano. E i dischi non hanno più molto senso. Oggi se avessi dieci brani nuovi probabilmente non farei un disco ma li presenterei direttamente live, magari qui alla Garbatella”, spiega. Ma il fatto che i suoi brani fatichino ad essere trasmessi in radio non lo rende solidale con l’iniziativa del presidente della Siae, Mogol, che intende appoggiare la proposta di legge della Lega per l’imposizione di quote di trasmissione di almeno un terzo di musica italiana per le emittenti: “Mi sembra una stronzata”, la stronca. “Cosa sarebbe stata la mia vita – sottolinea De Gregori – se non avessi potuto ascoltare la musica che arrivava da altri paesi? Sarei favorevole solo al 33,3% di mie canzoni…”, ride.

“Oggi gli unici dischi che si chiedono agli artisti già affermati sono le raccolte natalizie, i Greatest Hits, perché quelli vendono”, spiega De Gregori che poi annuncia, appunto: “Dopo il tour estivo con la stessa orchestra forse andrò in studio a registrare un Greatest Hits“.

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