Prima Pagina>Spettacolo>[Il punto] Asia Argento rinnega il MeToo: “E’ stupido e bigotto, un prodotto hollywoodiano. Meglio l’Italia degli Usa”
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[Il punto] Asia Argento rinnega il MeToo: “E’ stupido e bigotto, un prodotto hollywoodiano. Meglio l’Italia degli Usa”

 

Che le cose stessero andando storte, in un clima da nuova caccia alle streghe, fra processi mediatici, carriere stroncate per un semplice racconto e senza riscontrare i fatti e infine lo scontro fra donne che si dicevano abusate, era evidente alla cerimonia dei Golden Globe 2018. Quando Asia Argento, forse il personaggio più esposto in assoluto nel denunciare gli abusi di Harvey Weinstein e far ripartire l’onda del movimento MeToo (di cui non è affatto fondatrice, come si scrive da più parti su una stampa che ignora la storia recente) protestò per non essere stata nemmeno invitata. Era l’edizione con le stelle di Hollywood che facevano a gara a proclamarsi inorridite e scandalizzate per la mole di molestie sessuali, sospettate di sconfinare spesso nello stupro che stavano emergendo nell’ambiente dello spettacolo. Era l’anno del nuovo appello Time’s Up che chiamava le donne alla mobilitazione. L’anno delle attrici che sul palco dei Golden Globe sfilavano contrite, arrabbiate o serissime e vestite di nero. Asia non c’era, Rose McGowan, l’altra eroina anti Weinstein e pro MeToo, nemmeno. Le due si sarebbero poi scagliate l’una contro l’altra. Ora che Weinstein è a processo, Asia Argento parla dalle colonne di Le Monde e rinnega il MeToo. Rivalutando l’Italia. Guarda un po’ il tempo e il peso dei fatti cosa ti consentono.

“Il Metoo? Qualcosa di stupido e un po’ finto”

Intervistata da Le Monde mentre presiede la giuria del Fantastic Film Festival di Gerardmer, Asia Argento ha preso le distanze dal movimento di cui era diventata paladina, esponendosi a tutti i contraccolpi della sua denuncia. Ora la pensa diversamente: “#MeToo è diventato un prodotto hollywoodiano, all’inizio si trattava di denunciare gravi abusi di potere. Ma con il tempo questa vena militante è stata dilapidata. E’ diventato qualcosa di stupido…un po’ finto e bigotto. Un pass, un vestito da sera e basta. La Democrazia Cristiana in tutto il suo splendore”. Ergo: se gli Usa erano la terra promessa dei pari diritti conquistati (questo è il livello di analisi) strillando in tv e sui giornali, accusando persone di potere e inducendole a dimettersi o a subire ignominia pubblica prima ancora che si arrivasse all’aula di tribunale (vedi il caso Kevin Spacey o quello, ancora in corso, di Polanski il cui film sul caso Dreyfus certe femministe vorrebbero al rogo a prescindere), l’Italia matrigna e destrorsa (che esiste) ha riacquistato slancio nelle quotazioni della Argento. Che dichiara: “Non credo più che l’Italia sia una cattiva madre. All’inizio del caso Weinstein i media di destra mi avevano assalita in modo disgustoso. Da allora c’è stato un bel risveglio delle coscienze“. Sacrosanto, data l’importanza della battaglia per i diritti delle donne. 

Sessismo: è un po’ come la Coca Cola

Mentre la caccia alle streghe procede, intere carriere saltano, tutta una serie di denuncianti rinunciano dopo aver strepitato sui media degli abusi e stupri subiti (dall’accusatore di Spacey a quella di Cristiano Ronaldo, due esempi su tutti). Mentre Asia Argento insiste che l’attore che aveva accusato lei di stupro, Jimmy Bennett, fosse stato manipolato contro di lei dall’altra eroina del #MeToo, Rose McGowan, e dalla compagna di lei Rain Dove, altra campionessa delle lotte gender. Mentre ancora attende una risposta il passaggio dell’intervista rilasciata da Asia a Ronan Farrow, vincitore del premio Pulitzer per lo scoop su Weinstein, un cui l’attrice racconta di aver avuto una relazione di cinque anni con Weinstein dopo lo stupro subito, una “relazione onanistica”. Ancora, mentre esistono opinionisti che a cuor leggero si fanno belli dichiarando nei loro salotti: “In questa lotta ci vanno di mezzo persone innocenti? Pazienza, le vittime collaterali vanno messe in conto, la rivoluzione non si fa con riguardo”. Mentre tutto questo accade, fra pentimenti, ritrattazioni e gogne social-televisive, chiediamoci se nell’epoca in cui la parola sessismo è diventata un marchio, come la Coca Cola, quest’altra parola ha ancora un minimo valore: coerenza. Cioè laddove parole ed azioni vanno di pari passo, formando il buon esempio. 

 

 

 

 

 

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