avvocatoinprimafila il metodo apf

La quarantena a Le Iene, il programma sospeso e l’inviato contagiato: “Sono ancora positivo”

Alessandro Politi racconta la sua esperienza, la permanenza del contagio anche senza sintomi. La trasmissione resta bloccata almeno fino al 23 aprile

L'inviato Alessandro Politi e la conduttrice de Le Iene, Alessia Marcuzzi

L’inviato Alessandro Politi e la conduttrice de Le Iene, Alessia Marcuzzi

Era la prima settimana di marzo quando arrivò l’annuncio. C’era un caso di positività al contagio da Coronavirus nello staff de Le Iene. Programma sospeso e chiusura temporanea che, salvo altre emergenze, vedrà la riapertura il 23 aprile. Tutti a casa, con Alessia Marcuzzi che per prima postava su Instagram la sua decisione responsabile di ritirarsi in famiglia, a distanza di sicurezza, ed evitare ulteriori rischi. Ora è il diretto interessato dal contagio, l’inviato del programma Mediaset, Alessandro Politi, a svelare la sua identità e raccontare un’esperienza che contiene diversi dettagli su cui ragionare con attenzione.

“Il virus non se n’è andato ancora”

E’ lo stesso sito de Le Iene (con relativi social) ad ospitare la video testimonanza di Politi. Che racconta: “Ho avuto febbre e tosse per pochi giorni, poi mi sono sentito bene. Ma dopo un mese il mio tampone è ancora pienamente positivo“. Il Covid-19 non gli dà tregua: “La sera stessa con una tachipirina la febbre è passata, il giorno successivo avevo meno sintomi e al terzo giorno non avevo più niente. Se non avessi fatto il tampone, avrei pensato di avere un’influenza”. Dopo la quarantena obbligatoria, i test alla ricerca di due tamponi consecutivi di esito negativo: “Io stavo bene, ma dopo 17 giorni ero ancora pienamente positivo”.

Una domanda per le istituzioni in vista della riapertura del Paese

Non è finita qui, la Iena Politi aggiunge: “Ormai è quasi un mese che sono senza sintomi, ma l’esito è sempre lo stesso: pienamente positivo. Ho chiesto se è normale, i medici hanno ipotizzato che potrei aver preso una carica virale più aggressiva. Il mio corpo fortunatamente la sta gestendo bene ma ci vuole più tempo per debellarla”. Da ciò la domanda: “Perché le istituzioni permettono a persone che hanno avuto i miei stessi sintomi di uscire di casa dopo 15 giorni senza aver ricevuto un tampone? Quante persone potrebbero essere a lavorare con il rischio di diffondere il virus?”.

Exit mobile version