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Musica: Conrad Tao per Gershwin a Santa Cecilia, ‘non mi sento americano’  

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Conrad Tao a Santa Cecilia per Gershwin: Non mi sento americano

Non mi sento americano, non ho una forte connotazione americana, anche se con ciò non voglio dire di non avere una certa appartenenza culturale all’America“. Non vuole etichette Conrad Tao, il 24enne pianista e compositore statunitense di origini cinesi che domani alle 19.30 (repliche venerdì 1 febbraio ore 20.30 e sabato 2 febbraio ore 18) nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica, con Antonio Pappano alla guida dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, eseguirà la ‘Rhapsody in Blue‘ di George Gershwin. Nel programma del concerto anche ‘Un americano a Parigi’ e ‘Verklärte Nacht’ di Schönberg.

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“I miei dalla Cina sono andati a vivere negli Stati Uniti nel 1985, io sono nato lì ed il mio contesto e la mia vita sono stati influenzati dall’America – dice Tao – ma non capisco se questo abbia influenzato o meno le mie opere. Forse bisognerebbe chiederlo tra una cinquantina d’anni ai musicologi se ancora sarò sulla piazza a suonare…”, dice sorridendo e definendosi “curioso della storia e della musica popolare americana. La folk music, ad esempio, è unica – sottolinea Tao – come lo sono la storia della schiavitù e gli spirituals, ma non credo mi abbiano influenzato. Ho viaggiato tantissimo e quindi tutto può avermi influenzato…“.








Tao confessa di amare “molto l’Italia, soprattutto per l’importanza che qui si dà al vivere bene, alla qualità della vita, a differenza dell’America“. E rivela che questa è la sua terza visita a Roma: “Ci sono stato dieci anni fa in vacanza con i miei genitori, poi in occasione dell’ultimo concerto a Santa Cecilia e adesso. In questi giorni ho fatto una bellissima passeggiata fino a Villa Borghese, una parte della città che non conoscevo e che mi è piaciuta molto”. Quanto alle sale da concerto con poco pubblico, “tutti si lamentano di questo – dice Tao – ma io credo che le cose possano cambiare. Anche parlando con i miei coetanei mi convinco che le sale da concerto siano importanti, necessarie, forse adesso non sono fashion, ma certamente torneranno di moda perché rappresentano, soprattutto in questo momento in cui tutto è frammentato, un’occasione per fermarsi, rilassarsi e riflettere con la musica. Quindi come Bach, che prima non era fashion e poi è diventato di moda, anche le sale da concerto torneranno a essere trendy”, conclude.

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