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Oscar, ‘Green Book’ miglior film nell’edizione anti-muri razziali  

Oscar, 'Green Book' miglior film nell'edizione anti-muri razziali

Viggo Mortensen e Mahershala Ali in ‘Green Book’

di Antonella Nesi

È ‘Green Book’ di Peter Farrelly il miglior film dei premi Oscar 2019. Il film, che ha portato a casa tre statuette delle cinque a cui era candidato, “parla dell’amarsi, del volersi bene al di là delle differenze”, ha sottolineato il regista ritirando il premio. Il film di Farrelly, ambientato all’inizio degli anni ’60, racconta la storia del buttafuori italoamericano Tony Vallelonga (interpretato da Viggo Mertesen), che deve a tutti i costi trovare un lavoro per mantenere la famiglia, dopo la chiusura del club di New York dove lavorava. Accetta perciò di seguire il pianista afroamericano Don Shirley in tour nel sud degli Stati Uniti. L’artista, nonostante sia accolto trionfalmente durante i suoi concerti, subisce vessazioni e violenze a causa dei forti pregiudizi contro i neri negli stati del Sud, tanto che si deve affidare a una guida stradale, il ‘Green Book’ appunto, dove sono indicati alberghi e ristoranti nei quali si accettano i neri. Nonostante le differenze e gli iniziali contrasti, tra Don Shirley e Tony si instaura una forte amicizia.

‘Green Book’ ha trionfato in un’edizione degli Oscar caratterizzata da tanti premi a film con messaggi antirazzisti e ad attori afroamericani ma anche da sottolineature sulla verità che deve prevalere sulle fake news e da battute contro il muro tra Usa e Messico, paese protagonista del film di Alfonso Cuaron, favorito della vigilia.

E proprio Cuaron, per il suo ‘Roma’, si è aggiudicato l’Oscar alla migliore regia. “Un film che parla di una donna indigena, una dei milioni di collaboratrici domestiche che non hanno diritti”, ha detto Cuaron dopo aver ringraziato tutti coloro che hanno collaborato al film.

Rami Malek per la sua interpretazione di Freddie Mercury in ‘Bohemian Rhapsody’ si è aggiudicato l’Oscar al miglior attore, accompagnato da una standing ovation, ed ha ringraziato la mamma in sala, il papà scomparso e i Queen presenti in sala. “Questo è un film su un uomo gay e un immigrato che ha vissuto la sua vita essendo solo se stesso: io sono figlio di immigrati che vengono dall’Egitto e non potrei essere più grato di quello che è successo”, ha detto Malek che ha poi dedicato la vittoria alla fidanzata, Lucy Boynton (che nel film interpreta Mary Austin), dopo averla baciata appassionatamente prima di salire sul palco: “Sei il cuore del film”, ha detto commosso.

Olivia Coleman ha centrato, alla sua prima candidatura, l’Oscar per la miglior attrice protagonista per ‘La favorita’ di Yorgos Lanthimos, ‘soffiando’ la statuetta a Glenn Close candidata per la settima volta all’Oscar per il suo ruolo in ‘The Wife – Vivere nell’ombra’ di Björn Runge e data per favorita alla vigilia. Dopo i ringraziamenti, Coleman si è rivolta proprio a Glenn Close: “Sei il mio mito e portarti via la statuetta non era proprio quello che volevo”.

A portare il discorso direttamente sul piano più prettamente politico è stato Spike Lee che, dopo una carriera quarantennale, si è aggiudicato il suo primo Oscar competitivo (tre anni fa aveva ricevuto quello alla carriera), per la sceneggiatura di ‘BlacKkKlansman’, tre anni dopo quello onorario: “Le elezioni 2020 sono dietro l’angolo, ricordiamocelo, possiamo fare una scelta di amore e non di odio“, ha detto tra gli applausi Spike Lee, che ha poi dedicato il premio alla nonna “che era stata una schiava. Rendo omaggio a lei e ai nostri antenati, grazie al loro sacrificio siamo qui. Grazie per aver costruito il Paese e sopportato il genocidio dei nativi”.

Una cerimonia senza conduttore ma con tanti ‘presenter’, dopo che l’attore comico Kevin Hart, indicato in un primo momento per guidare la cerimonia, è finito nella bufera per dei tweet omofobi del passato ed ha rinunciato alla conduzione con un video su Instagram. Sull’assenza di conduzione dopo 30 anni hanno scherzato le comiche Maya Rudolph, Tina Fey e Amy Poehler, chiamate a premiare la miglior attrice non protagonista: “Non siamo le presentatrici, ma rimarremo qui fino alla fine facendo finta di esserlo”. Poi, facendo riferimento alla differenza fra verità e fake news, le tre hanno aggiunto: “No, il Messico non pagherà per il muro. E non presenteremo premi durante la pubblicità, piuttosto faremo pubblicità durante le premiazioni”.

Le prime lacrime sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles sono state quelle di Regina King, premiata come migliore attrice non protagonista per il film di Barry Jenkins ‘Se la strada potesse parlare’, tratto dal romanzo di James Baldwin, “uno dei più grandi autori del nostro tempo – ha detto l’attrice – ed è surreale per me essere qui a rappresentarlo. Baldwin ha fatto nascere questo bambino, lo ha cresciuto e sostenuto. Io sono un esempio di quanto l’amore e il sostegno possono fare. Grazie mamma per avermi cresciuta nell’amore”, ha concluso l’attrice rivolgendosi con le lacrime agli occhi alla madre seduta in sala, anche lei commossa.

Anche il premio per il miglior attore non protagonista è andato ad un attore afroamericano, Mahersala Ali per ‘Green Book’, in cui ha interpretato il pianista jazz Don Shirley. Ali nel suo discorso ha ringraziato proprio Don Shilrley: “Ho cercato di catturare l’essenza perché mi ha spinto a cercare la riflessione grazie alla vita che ha vissuto e grazie al regista per averci dato spazio”, ha detto Ali, che con questo Oscar è entrato nella storia per la doppietta di Oscar al miglior attore non protagonista realizzata in soli tre anni: nel 2016 si era aggiudicato la stessa statuetta per ‘Moonlight’. ‘Green Book’ ha vinto anche l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale, scritta dal figlio di Tony Vallelonga (l’autista di Don, interpretato da Viggo Mortensen) insieme al regista Peter Farrelly e a Brian Currie.

In un’edizione degli Oscar in cui il tema dell’abbattimento dei muri culturali e razziali ha fatto davvero da filo rosso, Javier Bardem, nell’introdurre il premio al miglior film straniero, andato a ‘Roma’ di Alfonso Cuaron (premiato anche per la fotografia oltre che per la regia), ha detto: “Non ci sono muri che possono contenere il talento“. “Sono cresciuto vedendo film stranieri come Quarto potere, Il padrino, Lo squalo. Facciamo tutti parte dello stesso oceano, della stessa emozione. Voglio ringraziare il Messico e la mia famiglia”, ha detto invece Cuaron.

Grande commozione anche per Lady Gaga che si è aggiudicata il suo primo Oscar, quello per la miglior canzone, con ‘Shallow’ (sulle cui note ha duettato sul palco con Bradley Cooper, regista e coprotagonista del film ‘A star is born’). Insieme a Lady Gaga sono stati premiati i suoi tre coautori, Mark Ronson, Anthony Rossomando e Andrew Wyatt. Gaga, in lacrime, ha ringraziato regista e famiglia e ha esortato a prendere questo Oscar come monito a “non arrendersi mai”: “Se avete un sogno combattete per raggiungerlo!”

L’Oscar al miglior film di animazione è stato assegnato a ‘Spiderman: un nuovo universo’, la nuova versione, sempre targata Marvel, dell’uomo ragno, dove c’è anche po’ di Italia, attraverso la disegnatrice marchigiana Sara Pichelli che ha creato Miles, il giovane che prende il testimone di Peter Parker. ‘Bao’ è stato invece premiato come migliore corto animato. Mentre nella categoria corto documentario ha vinto ‘Period. End of Sentence’ di Rayka Zehtabchi e Melissa Bertonche. Quest’ultima, nel ricevere il premio, ha esclamato: “Non ci posso credere: un film sulle mestruazioni ha vinto l’Oscar“, perché il corto racconta i pregiudizi che ancora accompagnano ancora il periodo mestruale nell’India rurale. L’Oscar al miglior cortometraggio è stato assegnato a ‘Skin’ di Guy Nattiv e Jaime Ray Newman.

E se il premio per il miglior documentario è andato a ‘Free Solo’ di Elizabeth Chai Vasarhelyi e Jimmy Chin, che racconta l’eccezionale salita da parte di Alex Honnold della via Freerider su El Capitan (quasi mille metri di dislivello senza corda e senza protezioni), quello per il miglior trucco è andato a Greg Cannom, Kate Biscoe e Patricia DeHaney, per il lavoro straordinario fatto nel film ‘Vice’ per trasformare Christian Bale in Dick Cheney ma anche Amy Adams nella moglie di Cheney, Lynne, e Sam Rockwell in Bush jr.

L’Oscar 2019 per i costumi ha segnato invece una prima volta importante: la statuetta assegnata, dopo tre candidature, a Ruth E. Carter per ‘Black Panther’ di Ryan Coogler è il primo Oscar ai costumi per un’artista afroamericana. La Carter ha voluto ringraziare Spike Lee (in sala perché candidato a tre Oscar per ‘Blackkklansman’, tra cui miglior film e miglior regista), di cui è una storica collaboratrice e con cui aveva ottenuto la prima candidatura per i costumi di ‘Malcom X’: “È stato un lungo viaggio, ce l’ho fatta. Grazie Spike Lee, spero tu sia fiero di me“.

Black Panther‘, basato sul personaggio di Pantera Nera della Marvel Comics e primo film di supereroi a ricevere la candidatura agli Oscar per il miglior film, si è aggiudicato anche l’Oscar alla migliore scenografia, andato ad Hannah Beachler e al decoratore di set Jay Hart. La Beachler, dopo aver ringraziato il regista, rivolta al pubblico ha detto: “Quando pensate che qualcosa sia impossibile ricordatevi: io ho fatto del mio meglio e il mio meglio era abbastanza“. ‘Black Panther’ ha vinto anche l’Oscar per la miglior colonna sonora di Ludwig Goransson.

‘Bohemian Rhapsody’ è stato premiato anche per il montaggio e suono: John Warhurst e Nina Hartstone hanno vinto per il miglior montaggio sonoro; Paul Massey, Tim Cavagin e John Casali per il suono; John Ottman per il montaggio. Ottman, nel ricevere il premio, ha citato il padre di Freddie Mercury: “Buoni pensieri, buone parole e buone azioni”. Per i migliori effetti visivi l’Oscar è invece andato a Paul Lambert, Ian Hunter, Tristan Myles e J.D. Schwalm per ‘First man – Il primo uomo’.

La cerimonia si era aperta all’insegna della musica con Adam Lambert e i Queen, che hanno intonato prima ‘We will rock you’ e poi ‘We are the champions’, scatenando la platea del teatro in balli e battiti di mani. E proprio il film dedicato all’indimenticabile frontman dei Queen, Freddie Mercury, è stato quello che ha ricevuto più statuette, quattro, nell’edizione 2019 dei Premi Oscar. Seguito da tre film che se ne sono aggiudicate tre ciascuno: ‘Green Book’, ‘Roma’ e ‘Black Panther’.

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