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Paola Turci: “In ‘Viva da morire’ la mia storia di sopravvissuta”  

Paola Turci: In 'Viva da morire' la mia storia di sopravvissuta

di Antonella Nesi

“‘Viva da morire’ racconta di esistenze come la mia e come quella del produttore e anima di questo disco, Luca Chiaravalli, che a un certo punto hanno avuto un incidente, un imprevisto, un inciampo e ci stavano sfuggendo via, ma poi le abbiamo riprese. Dunque del miracolo che oggi siamo”. Paola Turci racconta così il concept del suo nuovo album ‘Viva da morire’, in uscita il 15 marzo.

Il lavoro su questo album “è iniziato senza che me ne accorgessi, quando è arrivata una canzone, ‘L’arte di ricominciare’, che appariva insieme come un’appendice dell’album precedente ‘Secondo cuore’ e l’inizio di un capitolo nuovo, tutto da scrivere”. Così pian piano sono venute fuori da diversi autori (le firme del disco, tra musica e testi, oltre a Chiaravalli e alla stessa Turci, sono di Stefano Marletta, Edwyn Roberts, Andrea Pugliese, Shade, Gianluigi Fazio, Roofio, Niccolò Bolchi, Gianluca Florulli, Davide Simonetta, Giulia Anania, Nek, Federica Abbate, Fabio Ilacqua, Andrea Bonomo e Chantal Saroldi), dieci tracce, “ognuna – spiega Paola – con un arrangiamento musicale proprio, in cui esploro timbri vocali mai toccati” e in cui “c’è il passato, il presente, il futuro”. “Ci sono io da piccola (sulle scale della casa al mare dove ho imparato suonare la chitarra), ci sono io da adolescente (sulla vespa 50, e Patti Smith nelle cuffie), io come sono stata (sospesa, frastornata), e io come sto (come davanti a una marea che inonda e si ritrae), dove va il mio desiderio (verso un due che vorrei)”.

Così si susseguono nella tracklist brani molto diversi tra loro ma uniti dalla stessa voglia di vivere: ‘L’ultimo ostacolo’, il brano portato a Sanremo (“dove torno all’ultimo respiro di mio padre, e nelle strofe che seguono includo il sogno di avere accanto, ancora, la figura del supereroe, quello che a pensarlo vicino aiuta, supporta, libera”); ‘Le olimpiadi tutti i giorni’ (“un’ode al quotidiano sforzo di fare bene”), dove c’è un’inedito featuring del rapper Shade (“una scoperta, con le sue rime mai scontate”); la title-track ‘Viva da morire’ (“che nasce dalla frase che Luca Chiaravalli, ha esclamato nel suo letto d’ospedale, al risveglio da un ennesimo intervento e che io ho cantato al femminile”, pur essendo all’inizio nata come un rap e destinata a J-Ax); ‘Prima di saltare’ (“una brano che mi somiglia per questa sensazione che lascia, che stai cadendo e invece delle ali all’improvviso come un paracadute ti sollevano, e riportano in quota”); ‘L’arte di ricominciare’ (“indaga il potenziale che esiste in ognuno di noi, oltre ‘un vuoto nel petto, l’istante in cui stai per crollare’…”); ‘Non ho mai’ (“è un invito ad essere se stessi, anche quando questo significa opporsi, saper dire no”); ‘Molto di più’, che parla dell’esplosione vitale di un innamoramento ma anche di quando si prende in mano con coraggio la propria vita per un cambiamento (“Più di Tokyo illuminata/più di Londra senza pioggia/più di un pugno in piena faccia/più della vita quand’è stronza/più di un film eccezionale”, canta qui la Turci); il cantautorato malinconico, dove il personale si fa politico di ‘La vita copiata in bella’, scritta da Fabio Ilacqua (“uno sguardo sul presente che mi rappresenta perché anche io di fronte all’oggi ondeggio tra l’atterrimento e la speranza”, confessa Paola); ‘Io l’amore no‘ (“qui ci sono io adolescente sulla mia vespa con Patti Smith nelle cuffie, che di fronte a ogni possibile legame mi tiro indietro”); infine ‘Piccola’ (“una brano che mi racconta perché io piccola mi ci sono sempre sentita, di statura, nell’universo, nella vita”).

Ma l’uscita del disco è anche l’occasione per un giro d’orizzonte su due fronti di stretta attualità: le quote italiane in radio e la violenza sulle donne. Della proposta di legge per destinare un terzo della programmazione radiofonica a canzoni italiane, che vede come primo firmatario l’ex direttore di Radio Padania, Alessandro Morelli, Paola Turci dice: “Mi fa sorridere, perché mi sembra una chiarissima strumentalizzazione di sentimenti ostili verso il diverso, che purtroppo sono venuti fuori anche al Festival di Sanremo. In Francia c’è già? Si, certo. Ma non c’è solo quello, c’è tutta una politica di sostegno alla cultura che qui ci sognamo. E comunque negli ultimi anni la quota italiana, tanto in radio quanto in classifica credo che abbia anche superato il terzo proposto dalla Lega”, dice Paola Turci, che dopo l’uscita del nuovo album farà due anteprime del tour, il 13 maggio a Milano e il 20 maggio a Roma, che poi riprenderà in autunno nei teatri.

Mentre ‘L’arte di ricominciare’, inizialmente ispirata alla storia di Lucia Annibali, la ragazza sfigurata con l’acido dall’ex fidanzato, è l’occasione per riflettere sulla violenza contro le donne e su “un mondo sempre più incurante, per niente empatico, superficiale, quando non primitivo. Ultimamente – sottolinea l’artista romana – assistiamo a dei passi indietro sul fronte dei diritti e della coscienza sociale che una donna deve tenersi forte alla sbarra della ragione per non impazzire. Perché la tentazione è di non credere più a niente, nemmeno alle istituzioni, quando si fanno portavoci di pensieri assurdi o di sentenze fuori dal tempo. Ma dobbiamo pensare che questo momento passerà e le donne saranno sempre più forti“, conclude Paola Turci.

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