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Sanremo: Arisa, ‘Mi sento bene’ ma ho ancora paura  

La cantante si racconta alla vigilia del suo settimo festival e del suo sesto album di inediti

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Arisa: '''Mi sento bene' ma ho ancora paura''

(Arisa fotografata da Debby Gram)

di Antonella Nesi

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“È un titolo autobiografico, è vero che ‘Mi sento bene’. Sono in un momento di grazia, che per me non vuol dire che tutto tace ma che mi faccio domande a cui so dare delle risposte”. Gli spettatori di Sanremo l’hanno conosciuta 10 anni fa quando si impose tra le Nuove proposte con tutta la sua vitale stravaganza con ‘Sincerità’ ed è ancora con sincerità che oggi Arisa si racconta all’Adnkronos alla vigilia del suo settimo Sanremo: dopo l’esordio del 2010, la vittoria del 2014 con ‘Controvento’ e la partecipazione l’anno dopo come co-conduttrice, al fianco di Carlo Conti, Emma e Rocío Muñoz Morales, ci sono state altre quattro partecipazioni in gara. “Eppure – dice Robalba Pippa, in arte Arisa – un po’ di paura ce l’ho sempre. Di Cosa? Ho paura di essere bersaglio per cose che non c’entrino niente con la musica: il chilo in più, il vestito sbagliato… Sono molto sensibile e devo farci i conti”.








Una sensibilità accentuata dal fatto che Arisa questa volta si mette a nudo. Si presenta al festival con un brano che la rappresenta intimamente e che fa parte di un album altrettanto autobiografico, tanto che si intitola ‘Una nuova Rosalba in città’, in uscita l’8 febbraio. Album che inaugura anche un nuovo percorso professionale, quello con la Sugar di Caterina Caselli. “È bello lavorare con un’etichetta guidata da un’artista e una donna forte. Ci si sente come in una famiglia”.

La struttura originale, l’atmosfera solare e il messaggio positivo di “Mi sento bene” anticipano le principali caratteristiche dell’intero album. L’amore è raffigurato nelle sue diverse manifestazioni: “Minidonna” parla di un trans innamorato (“per un periodo a Milano ho avuto come confidente proprio un transessuale, che incontravo ogni sera sulla via di casa”, racconta Arisa), “Gli amanti sono pazzi” racconta di una donna tradita che si invaghisce della nuova donna del compagno (“non mi mai capitato ma credo ognuno debba amare chi vuole”), in “Vale la pena” e “Così come sei” trova spazio un amore più maturo, sincero e consapevole mentre “Tam tam” racconta l’amore esplosivo, “La domenica dell’anima” quello desiderato a lungo, “Il futuro ha bisogno d’amore” quello universale e “Amarsi in due” (testo di Cristiano Malgioglio che ha tradoto “Amar pelos dos”, il brano con cui il Salvador Sobral ha trionfato all’ Eurovision del 2017) parla dell’amore difficile. Ma come va l’amore per Arisa? “Ho due cani bellissimi”, risponde ridendo. Poi, più seria, aggiunge: “Non è che mi manchi l’amore. Ma non tutti sono fatti per stare in coppia. Mi piace così tanto la mia privacy che non mi è facile condividerla con qualcuno. Quando fai un mestiere in cui ti dai molto agli altri, la sera quando torni a casa vorresti decidere solo tu quando parlare o stare in silenzio, sentire musica o fare altro… Ma le persone non le accendi e le spegni quando vuoi tu. Bisogna trovare qualcuno molto intelligente… Che io di base ce l’avrei ma bisogna vedere…”, sorride.

Nell’album però non si parla solo di amore: c’è spazio anche per racconti ironici delle relazioni ai tempi dei social (“Dove non batte il sole” e “Quando c’erano le lire”). Il vero ‘manifesto’ dell’album è tuttavia nella canzone title track “Una nuova Rosalba in città”, dove Arisa si ritrae come donna libera, in pace con i suoi pregi e difetti, a suo agio nel dualismo Rosalba/Arisa.

“Questi brani – spiega Arisa – sono frutto di un lavoro durato più di un anno, di un confronto aperto e costante con la Sugar, con l’obiettivo di realizzare un album che raccontasse nel miglior modo possibile la Rosalba di oggi, la ‘nuova Rosalba'”. E infatti al disco ha lavorato un vero e proprio laboratorio creativo, fatto da 6 producer (Matteo Buzzanca, Matteo Cantaluppi, Dario Faini, Team Ithaka, Jason Rooney e Andro) e 17 autori: oltre alla stessa Arisa che firma 2 brani, ci sono Gianluca De Rubertis, Shridhar Solanki, Matteo Buzzanca, Lorenzo Vizzini, Alessandra Flora, Diego Mancino, Dario Faini, Giuseppe Zingaro, Vito Dell’Erba, Edwyn Roberts, Niccolò Agliardi, Marta Venturini, Morgan Giovannetti, Giulia Anania, Stefano Brandoni, Sobral e appunto Cristiano Malgioglio.

“Volevo che in questo album la mia personalità e la mia musica fossero un tutt’uno. Volevo dei brani che con allegria e spensieratezza affrontassero temi che mi appartengono o che mi toccano. E questi 17 autori hanno creato un caleidoscopio che davvero mi rappresenta. Sono canzoni simili a me. E quando c’era qualcosa che non mi assomigliava, lo abbiamo cambiato”, aggiunge Arisa.

Nelal serata di venerdì 8 a Sanremo, con Arisa sul palco ci saranno l’ex Spandau Ballett Tony Adley e i Kataklò: “Tra i molti riferimenti musicali riconoscibili in ‘Mi sento bene’, ci sono le sonorità anni ’80, per questo ho voluto con me un’icona di quel periodo come Hadley. Tony ed io saremo immersi nella magica atmosfera che solo i Katakló sanno creare. La loro proposta di danza acrobatica mi ha sempre affascinata e mi piace molto il loro impegno nel portare avanti progetti e attività per i giovanissimi. Vi faremo ballare!”, promette Arisa che, dopo gli instore di febbraio, in primavera farà il suo primo tour nei club. “Naturalmente con una scaletta scanzonata: mica vi porto le ballate nei club!”.

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