Pubblicato il: 12/02/2020 12:09

“L’Oscar al film coreano Parasite cambia tutto. Non è un’esagerazione, si è aperta una breccia nel provincialismo più inaccessibile che esista al mondo: quello degli americani“. Lo scrive Roberto Saviano su Facebook, dove rinvia ad un suo intervento in materia oggi sul quotidiano ‘la Repubblica’. “Non si era mai visto premiare come miglior film, sul palco degli Oscar, un regista come Bong Joon-ho che non volesse o sapesse parlare in inglese – prosegue Saviano su Facebook – Perché è chiaro cosa accade se si chiede all’arte, alla filosofia, alla poesia, alla letteratura, al cinema, al teatro di parlare una sola lingua, per quanto bella e complessa sia; se l’arte parla una sola lingua, si perde complessità e si perde allo stesso tempo la capacità di comprendere, amare e rispettare ciò che è diverso e lontano dalla propria cultura. Ho anche ragionato sulle difficoltà che il cinema che non parla inglese trova negli Usa e sul perché, ad esempio, Elena Ferrante, senza volto, senza corpo, ma soprattutto senza voce e senza identità, sia stata invece accolta”.

“L’Oscar a Parasite è un terremoto perché significa una cosa tanto semplice quanto rivoluzionaria: l’America degli Oscar si è accorta che il mondo può non parlare in inglese, può non raccontare di New York, ed esistere”, conclude Saviano sul suo social.

 

 

 

Adnkronos.

 

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