Con il crollo della Lazio (che quando non ha i suoi top player tipo Luis Alberto al massimo rallenta e sbanda) e le perenni incertezze dell’Inter peggiorate dalle sceneggiate continue di Conte, e mentre la Juventus si avvicina meritatamente all’ennesimo scudetto, il bel calcio in Italia ha un solo nome: Atalanta. La Dea era attesa allo Stadium con il suo carico di bellezza, spensieratezza, aggressività, capacità di guardare qualsiasi avversario dritto negli occhi e a testa alta. E così è stato: 25 minuti di puro dominio sulla Signora, due gol uno più bello dell’altro, un primo tempo maiuscolo e una seconda frazione di gioco per lo meno alla pari. Poi ci sono i rigori a salvare la Juve da un doppio svantaggio. E la regola che “guida” terne arbitrali e Var nell’assegnarli comincia a mostrare tutti i suoi limiti.
Legate le braccia ai difensori, fate prima
Due penalty originati dallo stesso fallo di mano su lancio dell’avversario, due rigori trasformati allo stesso modo da Cristiano Ronaldo, con tiro basso e teso che si insacca alla destra del pur bravo Gollini. Con questi due colpi il portoghese ha ridato fiato e slancio alla corsa scudetto di una Juve che in 93 minuti non è mai stata realmente capace di dominare l’avversario. Sarebbe però ingiusto ridimensionare i meriti degli uomini di Sarri che sono ancora lì, in vetta alla Serie A e pronti a giocarsi il rush finale in Champions. La vera vergogna è per come è stata fatta evolvere la regola dei falli di mano che generano il penalty. Tanto varrebbe a questo punto far giocare in particolare i difensori con le mani legate dietro la schiena. La casistica cresce di continuo e, in ottemperanza a quella regola, gli arbitri assegnano con sempre maggiore facilità calci di rigore che per definizione sono sempre fondamentali e spesso decisivi per l’esito finale delle partite. Una regola così non aiuta e rende il calcio meno bello.
Così è un calcio più brutto
Su questo potranno per lo meno essere d’accordo anche gli juventini che fino a qualche giorno si lamentavano del rigore trasformato da Ibrahimovic che ha dato il là alla sparizione della Juve dal campo e ad un’umiliante sconfitta. L’espressione perplessa di Buffon dopo la prima splendida rete di Zapata è il segnale da cui i bianconeri dovrebbero ripartire. In Europa c’è il Lione, avversario potabile. Ma a seguire sulla strada di Sarri arriveranno i giganti (Real e Man City) e servirà tutta la personalità e la classe disponibile agli juventini per battere gli avversari. La Serie A non fa testo: i bianconeri hanno un altro passo e più che vincere loro gli scudetti sono le altre pretendenti al titolo a perderli a suon di pause dannose e pasticci. I modesti successi dopo tante cadute, tipo quello della Roma col Brescia, non fanno che accentuare questa sensazione. Qui tutti i risultati e le altre partite in cartellone nella 32^ giornata.

