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Bundesliga al via, riparte la ‘falsa guerra’ del Bayern Monaco

ROMA – Nelle case, tra i salotti, sui muretti, guardando con nostalgia le fiancate degli stadi vuoti, nel cuore dei ragazzi, tra le pieghe e le rughe della saggezza dei tifosi più adulti, in macchina andando al lavoro, aspettando un aperitivo con gli amici, dopo un’ora di palestra, al cellulare per spezzare il ritmo del lavoro, tornando dalla spiaggia: ebbene in Germania e in Italia, paesi in questo caso accomunati, non c’è un solo sportivo appassionato di calcio che colto in un qualunque momento della sua vita quotidiana non trovi il tempo di domandarsi: ci sarà un modo per evitare che anche quest’anno vinca sempre la stessa? Bayern Monaco o Juventus, al netto di un ragionamento complessivo, per noi pari sono. Due spietate dominatrici hanno voracemente preso in ostaggio Serie A e Bundesliga, masticando gli avversari, quasi mai realmente impensierite. Lo stanno facendo da anni. Da anni combattono una falsa guerra: appena danno l’impressione di rallentare, ripartono più certezze e meno ostacoli, a conferma che certi poteri non logorano. E per questo era soltanto un’impressione: la possibilità di un’inversione di tendenza praticamente non esisteva. Nemmeno la drammatica sospensione delle competizioni ha potuto interferire sui destini, già segnati, di Bayern e Juventus. In Italia, qualcuno s’era convinto che la Lazio avrebbe potuto mettersi di traverso, come un bastone biancoceleste fra le ruote bianconere, disavvezze ormai alle minacce. Ma anziché crederci, la Lazio è andata nella direzione opposta.

Bundesliga e Serie A, appena confortate dal fatto che prima o poi qualcosa deve pur succedere (di diverso), apriranno i giochi della loro nuova stagione fra poche ore. Restiamo in Germania, dove la Bundesliga ha stretto un formidabile contratto per i diritti tv della durata di sei anni (6,4 mld). Il Bayern ha lasciato Coutinho, che non sa ancora cosa farà da grande: intanto è tornato al Barcellona cui appartiene e per chiarire o chiarirsi le idee ha subito segnato in amichevole (col Girona). Al suo posto Rummenigge aveva già da mesi acquistato Leroy Sané dal Manchester City: uno dei migliori talenti tedeschi della next gen, bloccato lo scorso anno da un ginocchio sfasciatosi assai presto e successivamente fasciato per quasi l’intera stagione, che Leroy ha perduto a causa dei lunghi tempi, assai più del previsto, e le parziali ricadute dell’infortunio durante la riabilitazione (su cui Guardiola ebbe a dire). Se riprende bene, è un calciatore su cui sia Bayern sia nazionale tedesca possono, anzi devono pensare in termini importanti: su di lui si può costruire un reparto offensivo a tre per rivincere tutto e per puntare anche alla conquista degli Europei. 

E torniamo alla domanda: chi può battere il Bayern? A naso, nessuno. Sembra, ragionevolmente, la miglior squadra d’Europa, il valore della sua rosa sfiora il miliardo di euro, è solida, strutturata, consapevole, culturalmente allenata alle grandi sfide e con Hansi Flick in panchina ha imparato anche a pressare, a rubare il tempo e il pallone, e infine a non preoccuparsi se il campo e la giornata le impongono di vincere sporco, brutto. A parte Sané, costato 45 milioni, il Bayern non ha praticamente fatto mercato in entrata (con la restituzione al mittente di Coutinho, Perisic e Odriozola). Soprattutto perché non si spende a vanvera, da queste parti, e poi c’era assai poco da correggere (rimane il dubbio sulla permanenza di Thiago). Al centro dell’attacco, nel regno di Lewandowski, qualcosa si sta comunque muovendo. Preso atto che il polacco ha detto di voler continuare a giocare sino a 40 anni e posto che, conoscendo la sua estremizzazione dei concetti di allenamento e di mantenimento della condizione e la sua maniacale attenzione per i particolari e per quello che ormai tutti chiamano “l’allenamento invisibile”, riuscirà a garantire qualità e reti per almeno altri cinque anni, se non di più, il Bayern ha pensato di promuovere a titolo definitivo dalla sua seconda squadra Joshua Zirkzee, 19enne olandese dal doppio passaporto (anche quello nigeriano), 51 reti nelle due ultime stagioni fra U19 e U17 e già 4 reti in Bundesliga lo scorso anno, contro Wolfsburg, Friburgo, Hoffenheim e Mönchengladbach, tre volte da subentrato. Zirkzee sarà una specie di “protezione” per Lewandowski. Per come funzionano le cose al Bayern, e per come ha vinto la Champions, sarà difficile accettare una stagione con meno di due trofei.

Il Dortmund dovrebbe perdere Sancho (United), ma anche con l’inglese in campo sa ancora di squadra che, nel momento che conta, esibisce una congenita mancanza d’esperienza, che solo Klopp seppe neutralizzare. C’è Reinier dal Real Madrid. Il Dortmund ha perso Hakimi e trovato Meunier dal Psg e Bellingham dal Birmingham. Götze penserà a come gestire la loro fine carriera, mentre Schürrle (uno dei grandi sottovalutati degli ultimi anni) ha già voltato pagina annunciando l’addio al calcio. E poi si è pescato tra i giovani (occhio a Pherai e Moukoko). Dovrebbe compensare il gap con il Bayern attraverso la rapidità delle giocate, una maggiore solidità in difesa e l’estro spesso incontrollabile di Haaland. Può riuscirci per un paio di partite, per un mese, due: non per un campionato intero.

Al Lipsia, che pure ha fatto una gran figura in Champions, sarà difficile sostituire le 26 reti e gli 8 assist di Timo Werner (che si è germanizzato con Werner e Havertz). E hanno anche capito che non era Schick la soluzione (andato al Leverkusen). Tante speranze sul 17enne Florian Wirtz. Solo con le cattive il tecnico Nagelsmann ha convinto il suo gioiello difensivo, il francese Upamecano, a prolungare il contratto. Lui e Konaté (quando si riprenderà dall’infortunio) saranno una cerniera difensiva straordinaria, nemmeno il Bayern ce l’ha. Sull’esterno Angelino è uno dei terzini più forti in circolazione. E a centrocampo promette sempre di diventare delle star Dani Olmo, accanto a uno dei tanti “sottovalutati” come l’austriaco Sabitzer. Ma tutto questo forse non basta ancora per vincere il titolo. Per i piazzamenti Champions, Leverkusen, Gladbach e Hoffenheim. Prima partita dell’anno, venerdì alle 20.30: Bayern-Schalke all’Allianz Arena, s’era deciso in accordo con il governo e le autorità sanitarie a un massimo di ì20 mila spettatori. Non uno di più. E quindi, da zero a ventimila c’era di che essere felici, tanto felici da immaginarlo pieno anche se mezzo vuoto, quell’immenso stadio. Poi indietro tutta. Contagi in risalita. Porte chiuse.

Fonte www.repubblica.it

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