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Champions, favola Atalanta sul NYT: in campo anche per Bergamo, città flagellata dal covid-19

ROMA – Una piccola squadra di provincia che sfida le grandi del calcio europeo, presentandosi al palazzo del principe come Cenerentola. L’Atalanta è da sempre un simbolo per Bergamo e il suo territorio, negli ultimi drammatici mesi segnati dallo tsunami coronavirus è diventata anche la bandiera intorno a cui radunarsi e ora può persino funzionare come metafora per la città, per ricordare che è possibile superare pure le grandi avversità e uscire più forti da un momento di terribile sofferenza. Ha per certi versi i contorni della favola quanto sta compiendo la Dea in un periodo storico così particolare per il nostro Paese e in particolare per la Lombardia, e non a caso questa storia è finita anche sulle colonne del ‘New York Times’, con un reportage a firma di Rory Smith corredato dalle immagini di Alessandro Rota.

Dall’impresa col Valencia ai primi contagi

Un racconto che prende le mosse da quell’emozionante serata del 19 febbraio, in cui nell’andata degli ottavi di finale di Champions League – competizione mai affrontata prima dal club orobico – a San Siro i nerazzurri rifilano quattro reti al Valencia ipotecando uno storico passaggio ai quarti di finale. Un’impresa a cui ha assistito in pratica l’intera città, fra i quarantamila sugli spalti al ‘Meazza’ (120 pullman organizzati per i sostenitori atalantini come ricorda con orgoglio Alessandro Pezzotta, tifoso che organizza i bus per le trasferte) e gli altri che si sono ritrovati nei bar e nelle case a Bergamo e provincia, davanti alla televisione. Per la maggior parte di loro, forse tutti, il giorno più bello, l’apice di una vita trascorsa a supportare la squadra, che nei suoi 113 anni di storia ha recitato spesso e volentieri la parte della ‘provinciale’. Non c’è stato il tempo, però, per gustarsi quella ‘notte magica’ e per sorridere. Il giorno dopo, infatti, è arrivata la notizia che un paziente del pronto soccorso di Codogno era risultato positivo al coronavirus. E il giorno successivo un secondo caso confermato ad Alzano Lombardo, a pochi minuti da Bergamo.

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Bergamo flagellata dal covid-19 trae forza dalla Dea

Il covid-19 ha flagellato questa parte d’Italia: ospedali in crisi di fronte al continuo afflusso di malati, sirene, un lungo elenco di morti, con l’esercito chiamato a rimuovere i corpi. Immagini e suoni strazianti, che hanno fatto il giro del mondo e resteranno una ferita indelebile nel cuore. E la grande vittoria sportiva dell’Atalanta che assumeva contorni molto più oscuri e cupi, evidenziati dai giudizi dei medici. Per Massimo Galli, virologo dell’Ospedale Sacco di Milano, radunare 40.000 fan insieme in unico luogo era stato un “vettore importante per il contagio”, mentre Fabiano Di Marco, il capo pneumologo dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, definiva quell’incontro di calcio come una “bomba biologica”. Eppure, lungi dal biasimare il club, la città ha tratto ancora più forza dalla sua squadra: un po’ come accade per il Barcellona in Catalogna, la Dea è espressione e sbocco per una più ampia identità civica. Non a caso, dal 2018 lo stesso club della famiglia Percassi ha cominciato un progetto che prevede l’invio di una maglia nerazzurra ai genitori di ogni neonato della provincia, incoraggiandoli a crescere i propri figli come tifosi dell’Atalanta, per prevenire la tentazione che arriva dal glamour e dall’ambizione di Milan o Inter. E sono state proprio le reti organizzate di tifosi – dagli ultras del club a gruppi come ‘Chei de la Coriera’, l’associazione di viaggi di Pezzotta – col passaparola a radunarsi al polo fieristico di Bergamo per aiutare i militari a costruire un ospedale da campo. O anche a raccogliere 60.000 euro di donazioni per l’ospedale Papa Giovanni XXIII, i soldi che avrebbero speso per assistere alla partita di ritorno in Spagna contro il Valencia, una delle prime in Europa a disputarsi a porte chiuse. “È stata una donazione importante, ma lo è anche l’amore che hanno dimostrato – ha sottolineato Maria Beatrice Stasi, direttrice generale dell’ospedale Papa Giovanni XXIII – Mostra la passione e l’affetto non solo per la squadra, ma per Bergamo. In un momento molto difficile per la città, abbiamo sentito quell’affetto. Hanno mostrato molta solidarietà”.

Gli striscioni “BergAMO” e “Grazie, Ragazzi”

Ora nel caldo torrido di agosto Bergamo sta provvisoriamente riaprendo. Manciate di turisti, molti meno del numero solito in altri periodi, vagano per le strade acciottolate della città alta. I negozi hanno limiti rigorosi al numero di clienti autorizzati ad entrare, sulla funicolare che collega all’elegante città moderna raggruppata ai piedi della collina la capacità è stata ridotta da 50 a 10, e durante la passeggiata serale quasi tutti indossano una mascherina. Però bandiere italiane sventolano ancora da finestre e balconi. Così anche il motivo del cuore che ha preso piede al culmine della pandemia, con un gioco di parole assai significativo: BergAMO. Molti, comunque, hanno scelto un modo diverso per esprimere il proprio sostegno: una bandiera con un campo a righe in nerazzurro dell’Atalanta e la scritta “Grazie, Ragazzi”. Per Fabio Gennari, giornalista al seguito dei nerazzurri da anni, la ripartenza della Serie A a giugno è stato come “una spinta verso la normalità”. L’Atalanta ha ripreso da dove aveva interrotto: sei successi dopo la pausa, comprese due spettacolari rimonte contro Udinese e Lazio, Juve costretta al pareggio, poi il tennistico 6-2 al Brescia, fino al terzo posto finale che vale ancora il pass per la Champions. Il tutto nello stile calcistico di Gian Piero Gasperini, l’allenatore che giocando all’attacco ha portato in alto l’Atalanta, rilanciando anche giocatori che erano stati considerati non adatti dalle big. Insimma, gli orizzonti si sono allargati e questo club anche nel panorama finanziario cronicamente ineguale del calcio europeo d’élite ha trovato un modo per competere – e spesso battere – avversari con ben altri budget.”C’è il calcio prima di Gasperini e il calcio dopo Gasperini”, rimarca Gennari, che con il collega Andrea Riscassi ha scritto un libro sulla “favola Atalanta” tra sogno e realtà.

“Dolore rimane ma lo sport offre speranza”

Il sogno ora è sfidare nei quarti di Champions League a Lisbona proprio il Paris St.-Germain, forse il club più ricco del mondo. “I ragazzi di Gasperini hanno una forza mentale incredibile come squadra – il giudizio di Gennari – Possono vincere. Ma hanno già vinto, essendo lì tra le prime 8 d’Europa”. È così che ci si sente anche in città. “La sofferenza delle persone che piangono per le loro famiglie non può essere alleviata – ricorda Stasi, direttrice dell’ospedale – Lo sport non può superare quel dolore, ma per Bergamo nel suo insieme, una città che ha sofferto molto, offre speranza”. Un pensiero condiviso anche dal sindaco Giorgio Gori, pure lui grande tifoso nerazzurro. “Non è possibile dimenticare cosa è successo. È troppo vicino, troppo doloroso. Troppe famiglie hanno perso un genitore, un fratello o una sorella. Queste vittime non sono statistiche: sono storie personali di una famiglia. Ma dobbiamo pensare anche a cosa verrà dopo. Tutti sanno dov’è Bergamo, per questa tragedia. Dobbiamo costruire messaggi positivi. Bergamo può essere conosciuta per Covid – conclude il primo cittadino – ma può essere conosciuta anche per l’Atalanta”. A maggior ragione, certo, se la favola dovesse avere un lieto fine. E in quel caso non si scomoderebbe solo il ‘New York Times’…Fonte www.repubblica.it

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