SAN SALVO- Nel primo giorno di riposo del Giro, a cavallo tra la tappa di Roccaraso e quella complicata di Tortoreto, Vincenzo Nibali fa il punto in conferenza stampa della sua situazione e di quella dei suoi principali avversari. Il siciliano è quinto nella generale a 57″ da Joao Almeida, la maglia rosa portoghese.
Cosa pensa della possibilità che il meteo possa cambiare le carte in tavola del Giro, impedendo la scalata delle grandi salite della terza settimana?
“Quello delle condizioni atmosferiche e delle grandi salite è un problema che non riguarda solo me. Credo che l’organizzazione abbia già preparato dei piani B e forse anche C per le tappe più critiche. Per quanto mi riguarda, un po’ di preoccupazione c’è, ma con l’andare dei giorni saremo aggiornati via via sull’andamento della situazione“.
L’eventuale mancanza di Stelvio e Agnello potrebbe indurla ad essere più aggressivo in tappe intermedie come quelle di Tortoreto e di Cesenatico?
“Certamente sono più adatto alle salite lunghe e alte: in mancanza di queste probabilmente cambierà l’atteggiamento di tutti, e forse saremo portati ad essere più aggressivi nelle tappe che precedono le grandi salite. Attualmente non lo possiamo decidere, si capirà piano piano che Giro sarà dal punto di vista altimetrico”.
Quanta differenza potrebbe fare alla lunga la capacità individuale di resistere alle basse temperature?
“Questo è un aspetto da tenere in grandissima considerazione. Tutti noi uomini di classifica abbiamo una percentuale di massa grassa molto bassa, siamo molto tirati. Coprirsi bene sarà indispensabile e alimentarsi. Quando fa tanto freddo il dispendio energetico è molto più alto”.
Che Giro è stato finora?
“Abbastanza tattico, non abbiamo avuto grandi salite a parte l’Etna, e c’è stato poco spazio per grandi azioni. Il Giro va sempre valutato giorno dopo giorno e da un giorno all’altro il tatticismo si può sbloccare. Non c’è comunque una squadra che riesca a controllare per intero una tappa”.
Quanta differenza potrebbe fare la cronometro di Valdobbiadene?
“Lo scorso anno al Giro, a cronometro, sono andato molto bene, Quest’anno abbiamo avuto pochissime occasioni per trovare il feeling con la bici da crono. A Palermo non è andata male in considerazione del mutamento delle condizioni del vento. La crono di Valdobbiadene è una crono ondulata, da grandi rettilinei e adatta a uomini potenti, da grandi rapporti. Cercherò di difendermi”.
Per il momento il Giro è andato meglio o peggio delle sue previsioni iniziali?
“Guardando la classifica la posizione che ho è quella giusta. Abbiamo fatto solo un arrivo duro, l’Etna, e la classifica si è fatta solo lì. Ieri l’andamento è stato più irregolare, nella fase centrale la corsa si è addormentata. Abbiamo lavorato di squadra sulla penultima salita, nessuno è venuto ad aiutarci. Nello sprint in salita ho pagato qualcosa, ma era un arrivo poco adatto a me”.
È un Giro strano?
“Molto strano, stranissimo. Anche al Tour abbiamo visto grandi campioni in difficoltà e anche qui è tutto molto complicato. Tutto è stato diverso in questa stagione, la programmazione è stata molto diversa e questo si sta ripercuotendo sulle grandi corse a tappe”.
L’ha preoccupata la positività di Yates?
“Preoccupato sì, ma siamo tutti sull’attenti e sappiamo di dover tenere le distanze con il pubblico. Cerchiamo di restare il più possibile nella bolla. La positività di Yates è stata molto strana, come quella di Ciccone. Ora Giulio è rientrato, ed è un po’ indietro con la condizione. Spero che Yates possa tornare in bici altrettanto velocemente”.
Martinelli ha parlato di Kelderman come terzo incomodo che, alla Carapaz, potrebbe approfittare del marcamento tra lei e Fuglsang.
“Non è giusto concentrarsi solo su Fuglsang, ed è giusto tenere d’occhio Kelderman e Kruijswijk. Ho grande considerazione di Fuglsang, ma bisogna concentrarsi sui principali rivali, tutti”.
Qual è il più in formo tra i suoi rivali?
“Kelderman mi è parso il più forte in questo momento, è stato bravo sull’Etna a guadagnare una trentina di secondi. Assieme a lui anche Fuglsang sta andando molto forte”.
E Almeida?
“Sta correndo bene, neanche lui sa quali margini di miglioramento abbia”.
Quanto l’ha condizionata ieri il freddo e l’aver tolto la mantellina nel momento sbagliato?
“L’ho tolta quando si entrava nel paese ma è stato uno sbaglio: il freddo si è fatto sentire, soprattutto nella breve discesa prima della salita finale. Può aver inciso, ma non era nemmeno un tipo di salita adatta a me”.
Fonte www.repubblica.it











