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Ciclismo, il Giro e il gelo sulle Alpi che rischia di stravolgere la corsa: “Servirà buonsenso”

ROCCARASO – Chiusa la prima settimana, il Giro inizia il percorso di risalita verso il nord. Nord vuol dire Alpi, da dove continuano ad arrivare immagini scoraggianti: ieri neve a Piancavallo, sullo Stelvio e sull’Agnello. Le tre tappe più importanti del Giro rischiano di essere stravolte dal meteo. Ma quella delle condizioni atmosferiche non è l’unica variabile del gioco assai rischioso intrapreso dalla corsa con il suo spostamento ad ottobre. C’è un aspetto del regolamento che rischia di mettere gli organizzatori in una posizione delicata e complicata. Si chiama Extreme weather protocol, è un protocollo di protezione che i corridori sono riusciti ad ottenere dall’Uci in caso di condizioni atmosferiche avverse. Esiste dal 2016 ed ha avuto non molte applicazioni in questi quattro anni. In base ad esso, in caso di maltempo, di pioggia ghiacciata, di neve sulla sede stradale, di vento forte e di temperature estreme, una tappa può essere accorciata o annullata.
Cristian Salvato, ex professionista e presidente dell’ACCPI (l’associazione italiana corridori), è il delegato del gruppo su questa materia. In caso di situazioni critiche, lui, un rappresentante dei team, il presidente di giuria, il direttore di corsa, un rappresentante delle forze dell’ordine e il medico di gara, dovranno riunirsi prima della tappa e decidere sul da farsi.
Salvato, cos’è e come funziona il Protocollo?
“I corridori si sono battuti anni per averlo ed è una garanzia per loro: si attiva in caso di condizioni meteorologiche critiche. La parola d’ordine è buonsenso. Non esiste cioè una temperatura sotto la quale scatta necessariamente. Bisogna capire come quella temperatura o quelle condizioni particolari possono impattare sullo svolgimento della gara e soprattutto sulla salute dei corridori”.

Ha paura che il Giro dovrà ricorrervi nelle tappe alpine?
“Le condizioni in questo momento sono molto difficili. Per fortuna, le previsioni sono diventate affidabili al 100%. Questo ci garantisce di arrivare alla sera precedente alla tappa con le idee chiare sull’indomani. Le condizioni devono essere di garanzia per i corridori”.

Una decisione sulla tappa deve essere presa necessariamente prima o può accadere che venga assunta anche durante la gara?
“Non è impossibile che, in caso di improvviso cambiamento delle condizioni, venga deciso in itinere di fermare la tappa in un punto particolare, magari ad un traguardo volante o su un gran premio della montagna. La cosa più importante, stando al Giro, è il fatto che l’organizzazione abbia predisposto piani B per le tappe più critiche”.
Come crede andrà per le tappe di Stelvio e Agnello?
“Allo stato attuale credo sia impossibile svolgerle. Ma c’è la speranza di qualche giorno di tempo mite, com’è nelle previsioni dell’ultima settimana, possa permettere il transito lassù”.
Non crede sia stato un errore non decidere subito di cambiare quelle due-tre tappe?
“Il Giro era stato pensato per maggio e viene corso a ottobre. Non si poteva stravolgere il percorso. Ma, come è stato fatto, si dovevano predisporre piani B. Vigileremo. Quello che più ci preoccupa è la pioggia ghiacciata combinata al vento. Servirà grande senso di responsabilità e buonsenso da tutte le parti”.
In questi casi, si attaccano sempre i corridori: una volta nessuno avrebbe protestato contro il freddo eccetera. Non ci sarebbe stato il Gavia nell’88, con questo protocollo, per esempio.
“Per fortuna invece i corridori di oggi hanno trovato una voce comune e una forza mai avuta nel rapporto con le altre componenti. Questo è un sintomo di progresso e del grado di civiltà che il ciclismo ha raggiunto”.
A nessuno piacerebbe dover rinunciare alle grandi salite.
“I corridori sarebbero i primi ad essere danneggiati, loro sono gli attori principali. Decideremo con serenità, se saremo chiamati a farlo”.Fonte www.repubblica.it

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