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Claudio Ranieri ha chiesto ai giocatori della Roma di ‘morire in campo’

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Claudio Ranieri

A poco più di 8 anni di distanza dalla sua ultima volta in giallorosso, Claudio Ranieri si appresta ad iniziare una nuova avventura sulla panchina giallorossa. Scelto come uomo ideale per guidare la squadra verso l’unico obiettivo rimasto in questa stagione, ovvero un posto che garantirebbe l’accesso alla prossima Champions League, Ranieri è chiamato a far rialzare la Roma dopo un periodo nero, cui sono seguiti l’esonero di Di Francesco e la fine della parentesi romanista di Monchi.

Dodici tappe per cercare di riportare la Roma nel panorama europeo più importante, un ultimo scorcio di stagione per riportare serenità in un ambiente che il tecnico testaccino conosce molto bene: “È un momento difficile però mi sento pronto – esordisce Ranieri – è sempre un’emozione tornare qui, di solito quando si cambia società ci sono sempre stimoli particolari, ma qui a Roma è tutto più speciale, per noi tifosi è così. Io mi aggrappo proprio ai tifosi e alle motivazioni che hanno i giocatori. Per saper reagire c’è bisogno che la tifoseria ami i giocatori e che ci stia vicino perché a noi serve la loro spinta. La squadra deve arare il campo, ogni giocatore deve sprizzare rabbia e determinazione. Gli errori poi ci stanno, ma si deve morire in campo. Le motivazioni sono la base di tutto, l’obiettivo Champions è a portata di mano e saranno importanti le prossime due partite e l’aiuto della gente romana e romanista, da soli non ce la posso fare”.

Ancora: “Dzeko e Schick possono giocare assieme? Certo, per me devono farlo. Patrick è un fenomeno, ad Oporto è entrato con una rabbia e una volontà impressionante, sono convinto che se riesce a sbloccarsi i tifosi s’innamoreranno di lui. In queste 12 partite nulla sarà facile – conclude il tecnico – ma non si può mollare alle prime difficoltà, voglio giocatori che non si arrendano mai”.

“Che fa mister? Dove sta?” È iniziata cosi’ la chiamata tra Francesco Totti e Claudio Ranieri, con cui l’ex Capitano giallorosso è riuscito a convincere il tecnico a tornare sulla panchina della Roma. Lo ha raccontato lo stesso allenatore. Pochi scambi di battute, poi il sì inevitabile: “Mi avesse chiamato un’altra società avrei rifiutato, ma alla Roma non potevo dire di no – chiosa l’allenatore romano – è questione dell’essere tifoso e amante di questi colori. Roma dà delle emozioni che in altri posti non si possono conoscere, qui si vive calcio tutti i giorni. Di Francesco? Non l’ho sentito, capisco l’amarezza quando si viene esonerati ma ho fatto un tifo spaventoso per lui, anche l’anno scorso. È un professionista esemplare e un gran lavoratore, purtroppo tutti fanno degli errori”.

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