avvocatoinprimafila il metodo apf

Costi alti e l’ibrido non convince. La scelta Honda scuote la Formula 1

Sayonara. Più che un arrivederci come accaduto più volte in passato, quello della Honda sembra un vero addio alla Formula 1. La casa giapponese, tornata nel Circus come fornitore di propulsori nel 2015 (con McLaren) all’inizio dell’era ibrida, si sgancerà dalla massima serie del motorsport nel 2022 quando cambieranno i regolamenti. Red Bull e Alpha Tauri, le due squadre attualmente sospinte dai nipponici, devono ora cercare un nuovo costruttore. Il motivo di un disimpegno così forte da Tokyo e, per molti, inaspettato. La convinzione che il futuro dei motori sia altrove. E, più precisamente, nelle emissioni zero.

La svolta ecologica del brand del Sol Levante dà una forte sferzata a tutta la Formula 1 ma anche un’indicazione importante e di carattere generale: i capitali spesi per la conversione all’ibrido non hanno prodotto i risultati attesi. Non solo in termini sportivi (5 i successi delle motorizzate Honda negli ultimi due anni e, prima, solo disastri), ma anche in chiave tecnologica e industriale. Lo spiega bene il comunicato rilasciato dai giapponesi: “Mentre l’industria automobilistica sta attraversando un periodo di grande trasformazione, Honda ha deciso di lottare per l’abbattimento totale dei prodotti legati al carbonio entro il 2050. Questo obiettivo sarà perseguito come parte delle iniziative ambientali di Honda, che è una delle massime priorità come produttore impegnato nel campo della mobilità”.

La Formula 1 è un raffinato e costosissimo laboratorio di innovazioni. Ma per i giapponesi, evidentemente, sta investendo nella direzione sbagliata. L’ibrido non è abbastanza green? Takahiro Hachigo, amministratore delegato della Honda: “Il nostro attuale obiettivo è di elettrificare i due terzi delle nostre vendite globali di auto entro il 2030, per poi raggiungere l’obiettivo successivo entro il 2050. Dobbiamo convogliare le risorse aziendali di ricerca e sviluppo nelle aree delle future tecnologie per i propulsori e l’energia, comprese le tecnologie dei veicoli a celle a combustibile (FCV) e delle batterie EV (BEV), che saranno il nostro primo impegno. Come parte di questa mossa, nell’aprile di quest’anno, Honda ha creato un nuovo centro chiamato Innovative Research Excellence, Power Unit & Energy e allocherà la sua gestione energetica e le tecnologie del carburante, così come la conoscenza accumulata attraverso le attività di F1, in questa nuova area, decidendo di concludere la sua partecipazione nella massima serie a ruote scoperte”.

Ecco. L’Honda non lascia le corse in generale, ma solo la Formula 1 dove ha messo le prime radici come team nel 1964 e che, tra uscite e ritorni in varie vesti, ha dato al marchio orientale sei titoli Costruttori e cinque piloti (77 vittorie, 79 pole position). E la lascia proprio nell’era della riduzione delle spese (budget cap) imposta alle squadre e di un generale ridimensionamento proprio nell’ottica di essere più sostenibile, economicamente e dal punto di vista ambientale (si lavora molto su carburanti meno inquinanti). La lascia poco dopo la firma del nuovo Patto della Concordia che regolerà il Mondiale fino al 2025.

Una scelta strategica quella della Honda, più che economica, anche se i conti in rosso, causa pandemia, devono aver accelerato il processo: crollo del 46% delle vendite e una perdita fiscale di 765 milioni di dollari (contro 1,6 miliardi di dollari di profitto nel 2019). Eppure Hachigo ha tenuto a precisare che “la decisione presa non è dovuta alla situazione finanziaria determinata dal Covid, credetemi, ma da una questione di risorse ingegneristiche”.

Da spendere nel vero avvenire. Unico “nuovo” costruttore a debuttare nel Circus con l’avvento dell’ibrido, l’Honda ne esce per cercare e costruire un vero ecosistema: auto elettriche, ibride elettriche e a idrogeno, elettrico e biomassa, fuel cell. In griglia rimangono adesso Ferrari, Mercedes, Renault: l’ingresso di nuove case non sembra all’orizzonte. Volkswagen, sembrato più volte sull’orlo della Formula 1, alla fine ha sempre desistito. La Formula 1 per troppi è ancora insostenibile, e allora Sayonara.   
 

Fonte www.repubblica.it

Exit mobile version