Affrontare Novak Djokovic si trasforma presto in un’esperienza scoraggiante per Yoshihito Nishioka. Il sette volte campione dell’Australian Open vince il 93% di punti con la prima, serve 17 ace e completa 40 vincenti. Il match non ha storia. Chiude 6-3 6-2 6-2, raggiunge così gli ottavi di finale per la cinquantesima volta in 60 Slam giocati.

Djokovic, che aveva dominato anche l’unico precedente nelle finali di Coppa Davis a Madrid a novembre, firma la dodicesima vittoria consecutiva. Nishioka comprende presto come nel suo tennis fatto di anticipo e di ritmo non ci sia nulla in grado di svolgere il ruolo della sabbia nell’ingranaggio del campione con più titoli nella storia del torneo. Il serbo, che non perde da un avversario mancino negli Slam dalla finale del Roland Garros 2014 contro Rafa Nadal (120-36 il suo record nel circuito maggiore), affronterà per un posto nei quarti Diego Schwartzman tre volte su tre. Ma è stata agevole solo la vittoria più datata, allo Us Open del 2014. Le ultime due sfide, sul rosso, hanno avuto sviluppi meno scontati. Djokovic ha chiuso 6-1 al quinto dopo essere stato sotto due set a uno al Roland Garros 2017 e solo al terzo set in una sfiancante semifinale agli Internazionali BNL d’Italia dell’anno scorso. Già in riserva dopo la maratona con De Potro, anon avrebbe poi avuto abbastanza energie per contrastare Nadal in finale.

Schwartzman ha messo la continuità e la pazienza al servizio di un tennis efficiente. La pressione costante ha tolto a Dusan Lajovic la possibilità di comandare il gioco e invertire il corso del match. O di allungarlo, come era riuscito a fare due anni fa proprio a Melbourne: il “Peque” finì per imporsi allora solo 11-9 al quinto. Stavolta va decisamente più spedito, 6-2 6-3 7-6(7). L’argentino ha salvato tre set point nel tiebreak: due dal 4-6, uno sul 6-7 grazie al rovescio slice che Lajovic non tiene in campo. Eguaglia così la sua miglior prestazione all’Australian Open e raggiunge gli ottavi senza perdere un set. Gli è riuscito altre due volte in carriera, al Roland Garros 2018 e allo Us Open 2019: in entrambe le occasioni, si è sempre spinto ai quarti di finale, il suo miglior risultato in uno Slam. 

Non si ferma nemmeno Marton Fucsovics, che dopo i successi su Denis Shapovalov e Jannik Sinner non dà scampo a Tommy Paul. Primo ungherese negli ottavi in più di un’occasione all’Australian Open, ha fatto la differenza con 28 vincenti e costretto l’ex campione del Roland Garros junior, provato dalla maratona contro Grigor Dimitrov, a commettere 42 gratuiti. Il 6-1 6-1 6-4 finale rispecchia l’andamento di un match sempre controllato dall’ungherese grazie alla potenza sicura dei colpi da fondo.

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