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Fallou, dal barcone al calcio che conta: ora sfida la Juve al Torneo di Viareggio

Storia di un giovane immigrato con il sogno di diventare calciatore in serie A. Partito dal Gambia è approdato al Palermo e da qui al Milan. Fermato dalla burocrazia, ha trovato casa in serie D al Chieri dove un gruppo di ultrà immigrati tifa per lui

Chi è Fallou Njie? Un difensore centrale di 19 anni che domani (mercoledì), se avrà smaltito un infortunio al ginocchio, dovrebbe giocare con la maglia della Rappresentativa di Serie D contro la Juventus negli ottavi di finale del Torneo di Viareggio.

Fin qui nulla di strano, sembrerebbe un normale aggiornamento di cronaca sportiva. Se non fosse che il giovane Fallou è arrivato tre anni fa in Italia per coronare il suo sogno di diventare calciatore, quando aveva appena 16 anni, e lo ha fatto a bordo di un barcone di migranti.

Lui ce l’ha fatta. Ha lasciato la famiglia in Gambia, si è messo in viaggio e ha accettato i rischi del caso, compreso quello di perdere la vita. Per tutti quelli come lui è quasi normale. In ogni caso, dopo una traversata avventurosa, è sbarcato in Sicilia. Qui ha trovato modo di mettersi in mostra sui campi di calcio e ha trovato accoglienza al Trapani. Subito dopo lo ha notato il Palermo

Fallou ha ottime qualità. “Mi piace molto Giorgio Chiellini e vorrei diventare forte come lui”, rivela. Ma la grande chance per compiere il salto di qualità, il ragazzo gambiano l’ha trovata al Milan. Quest’estate si è trasferito a Milanello dove per tre mesi si è allenato con il cuore gonfio di ambizione. Alla fine le tortuosità regolamentari hanno avuto il sopravvento, per ora niente tesseramento tra i professionisti e Fallou ha fatto un passo indietro. Ora gioca nel Chieri, tra le colline torinesi, girone A della serie D.

“Sono felice qui, è come una famiglia”. E non è un modo di dire. Per fare sentire a proprio agio il ragazzo africano, il suo nuovo club ha radunato e organizzato un gruppo ultrà particolare, in collaborazione con l’associazione AfriChieri, composto da soli immigrati (tutti perfettamente inseriti nel contesto sociale e lavorativo del territorio) che ogni domenica tifano incessantemente per il Chieri e, soprattutto, per Fallou. Cantano per 90 minuti. Senza mai un’offesa agli avversari o all’arbitro. Promotore e anima del progetto con è l’ad Riccardo Tinozzi, ex giocatore di lungo corso in azzurro e psicologo dello sport per conto della Juventus: “Si può educare con lo sport e favorire l’integrazione: ci piace pensare di essere dei precursori”. E il presidente Luca Gandini è sulla stessa lunghezza d’onda: “Se tutti facessero come noi, l’integrazione degli immigrati sarebbe più semplice. Cerchiamo di dimostrare che può essere un’opportunità, non un problema”.

Il presidente nei giorni scorsi ha raggiunto Fallou in Toscana, nel ritiro della Rappresentativa di serie D, per verificare le sue condizioni fisiche. I medici contano di recuperare il difensore per la gara con i giovani della Juve. “Siamo contenti ma anche preoccupati – dice Gandini -, non vorremmo rischiare di perdere Fallou per le prossime gare di campionato”. Ma il tempo è dalla parte del ragazzo gambiano.

LUCA BORIONI

 

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