Il calcio del Covid ci sta offrendo il campionato più pazzo della Storia, un tourbillon di partite affisse nel vuoto, piene di rigori come piovesse, senza pubblico e a volte pure senza capo né coda. In queste condizioni, francamente, fare pronostici è un azzardo che non piacerebbe neanche a un baro. Qualsiasi pronostico. A cominciare da quello più scontato, sullo scudetto alla Juventus. Perché la squadra di Sarri non è affatto messa così bene come vogliono farci credere. E la batosta rimediata dal Milan non è imputabile a nessun black out di sorta, una balla abbastanza evidente e altrettanto insensata alla quale si è aggrappato disperatamente il tecnico toscano nell’intento di allontanare le solite litanie di critiche e offese gratuite, con vista sulla panchina del futuro: è solo un caso, hanno spento la luce e gli altri ne hanno approfittato.

Ma chi ha giocato a calcio sa che se si spegne la luce per mezz’ora vuol dire che non ne hai più. La verità è che tutti gli errori commessi nelle occasioni da gol rossonere, non sono caduti dal cielo, ma sono difetti congeniti, a cominciare dallo svarione di Alex Sandro, un peccato che ripete ogni tanto e non è detto che debba sempre trovare chi ci mette una pezza. E’ semplicemente successo che Pioli, tanto osannato dalla critica, sullo 0 a 2, perso per perso, ha deciso finalmente di giocarsela, e non pensare, come aveva sempre e solo fatto contro i bianconeri, di non prenderle. Se avesse osato lo stesso atteggiamento in Coppa Italia, alla finale col Napoli ci sarebbe arrivato lui e qualcuno avrebbe iniziato un po’ prima a dubitare dello strapotere juventino. A noi sembra che il grande vantaggio di cui godono ancora, senza dubbio, dalle parti della Continassa, sia proprio la esagerata paura che hanno gli altri, una sorta di rassegnazione più che di rispetto.

I problemi delle rivali

Poi, naturalmente, ci sono anche i problemi più o meno evidenti che affliggono le rivali. Detto che la Lazio è in debito di ossigeno, per via delle partite troppo ravvicinate da affrontare con una rosa limitata, resta il caso Inter. Antonio Conte rimane quello che è sempre stato. Il più bravo allenatore italiano e una persona insopportabile. Diciamo la verità. Il campionato si era interrotto con una classifica molto giusta e onesta, che rispecchiava con esattezza i valori in campo. Juve e Lazio si erano dimostrate più forti dell’Inter, come attestato anche dagli scontri diretti. Il calcio del Covid però è un’altra cosa. La quarantena ha determinato abissi di rendimento fra una squadra e l’altra, senza contare che il caldo di luglio e un calendario così stressante finiscono per falsare anche le gerarchie acquisite. Per quel che riguarda l’Inter, il fatto è che il lockdown sembra aver annullato tutto il lavoro di Conte, riportando l’Inter indietro di un anno, a luglio e agosto 2019, quando lui l’aveva appena presa in mano. Come allora ci vuole il suo tempo per cambiarne l’anima, un mese o poco più. Dopo, secondo noi, sarà la più forte di tutti, sospinta da un allenatore martello che se gli lasci intravedere un spiraglio comincia a morderti sul collo e non ti molla più. Piccola annotazione. Il mese sta passando.

Atalanta (Ansa)

La gara della Juve con l’Atalanta

In questo quadro, la partita della Juve contro l’Atalanta sarà molto più decisiva di quello che si possa immaginare. Perché se non dovesse vincere, e soprattutto se dovesse perdere, diventa una polveriera che rischia di far saltare in aria tutto e rivitalizzare persino gli stremati maratoneti della Lazio che stanno arrancando sui campi con la lingua di fuori. Alcune avvisaglie ci sono già state, e Dagospia ha raccolto un po’ di voci che girano con insistenza sull’esperienza ormai fallita di Sarri, che coinvolgerebbe nell’inevitabile divorzio anche il suo più importante sponsor in società, Fabio Paratici. E’ senza dubbio una fake news il ritorno di Beppe Marotta, smentito in maniera netta e inequivocabile da tutt’e due le parti. Il resto invece ha qualche fondamento soprattutto per quanto riguarda l’allenatore, visto quel che sostiene un giornalista serio e ben informato come Paolo De Paola, già direttore di Corriere dello Sport e Tuttosport: «Non credo che l’esonero di Maurizio Sarri sia una ipotesi da escludere completamente». Certo, ci sono parecchie controindicazioni, e cioé che Zidane e Guardiola, i due pallini, uno di Agnelli e l’altro di Nedved/Paratici, sono irraggiungibili, che a disposizione ci sono solo Pochettino, che in Italia farebbe rimpiangere ai tifosi juventini pure Maifredi, e Spalletti, uno che fa il calcio di Allegri, ma che è molto meno bravo. A meno che non saltino davvero un po’ di teste e non ritorni proprio lui. Allegri, non Marotta.

Adesso vediamo se l’Atalanta fa saltare il banco. Poi rifaremo tutti i conti. E’ proprio pazzo questo calcio.

 

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