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IL FILM DEL 2019, LUGLIO: a Wimbledon è quasi record azzurro

Quello di Wimbledon è il palcoscenico più affascinante del mondo, piaccia o meno il tennis sull’erba. E quest’anno la pattuglia azzurra al via sui prati dell’All England Club di Church Road, dove si disputa il terzo Slam della stagione (38 milioni di sterline di montepremi), è decisamente nutrita: sono in 9 ai nastri di partenza ed al terzo turno ce ne sono 3 ancora in corsa (nella centenaria storia del torneo più famoso del mondo solo nel 1949 avevamo avuto più giocatori al terzo turno: i fratelli Marcello e Rolando Del Bello, Gianni Cucelli e Vanni Canepele). Si fermano subito Andrea Arnaboldi, Salvatore Caruso, Marco Cecchinato, Paolo Lorenzi e Lorenzo Sonego, che paga probabilmente la stanchezza per il primo titolo Atp conquistato alla vigilia dei “The Championships” sui prati di Antalya. Supera l’esordio Andreas Seppi, che batte Jarry, ma poi spreca un’occasione con Pella al secondo turno.

Splendida impresa di Thomas Fabbiano che elimina in cinque set Stefanos Tsitsipas. Con la prima semifinale in carriera raggiunta ad Eastbourne pochi giorni prima, il 30enne di San Giorgio Ionico numero 89 Atp, aveva dimostrato di potersi esprimere piuttosto bene sui prati e lo ribadisce battendo 64 36 64 67(8) 63, dopo 3 ore e 22 minuti di battaglia, il Nex Gen greco, numero 6 del ranking mondiale e settimo favorito del seeding, prendendosi la rivincita per il ko rimediato l’anno prima. Il pugliese supera anche Karlovic, dopo un’altra maratona, ma poi si ferma al terzo turno, battuto per 64 76(1) 64 dallo spagnolo Fernando Verdasco, numero 37 Atp.

Terzo turno fatale – per la quinta volta in carriera (2010, 2014, 2017 e 2018 le precedenti) – anche per Fabio Fognini. Il ligure, numero 10 Atp e 12esima testa di serie, dopo due vittorie al quinto set, sullo statunitense Tiafoe e sull’ungherese Fucsovics, esce di scena per mano dell’altro americano Tennys Sandgren, numero 94 del ranking mondiale, che si impone per 63 76(12) 63. E pensare che quest’ultimo a Wimbledon non aveva mai vinto un match.

Che bravo Matteo!

Quello che va più lontano di tutti, però, è Matteo Berrettini. Il 23enne romano, numero 20 del ranking mondiale e 17esima testa di serie, alla seconda presenza sui prati londinesi, batte in quattro set Bedene, “manda in pensione” Baghdatis ed annulla tre match-point all’argentino Diego Schwartzman, numero 24 Atp e 24esima testa di serie (67 76 46 76 63 lo score dopo 4 ore e 19 minuti di battaglia), diventando il quinto azzurro a centrare gli ottavi a Wimbledon nell’Era Open (gli altri: Panatta nel 1979, Sanguinetti nel 1998, Pozzi nel 2000 e Seppi nel 2013).

Peccato per lui che dall’altra parte della rete del mitico Centre Court trovi Roger Federer, numero 3 del ranking mondiale e secondo favorito del seeding, alla 21esima partecipazione ai The Championships dove ha trionfato 8 volte (2003-2007, 2009, 2012 e 2017). La lezione impartita dal 37enne fuoriclasse di Basilea è durissima (61 62 62 in meno di un’ora e un quarto) ma Matteo comunque a sorride quando riesce a tirare qualche bel colpo dopo aver smaltito almeno un pochino la tensione iniziale. Stavolta non c’è partita, stavolta.
I soliti tre e l’intruso

Roberto Bautista Agut, numero 22 del ranking e 23 del seeding, diventa il sesto spagnolo in semifinale a Wimbledon dove è costretto a lasciare via libera a Novak Djokovic, che era riuscito a battere sia a Doha che a Miami. L’altra sfida è “el clasico” dell’Era Open con Roger Federer vincitore in quattro set su Rafael Nadal. Il trofeo finisce per la quinta volta nelle mani di Nole, che raggiunge così Bjorn Borg e Laurie Doherty: nella finale più lunga nella storia di Wimbledon – 4 ore e 57 minuti – il numero uno del mondo supera 76(5) 16 76(4) 46 13-12(3) Federer, con “King Roger” che non sfrutta due match-point sull’8-7 (40-15) con il servizio a disposizione. Un boccone amarissimo da mandare giù per “il Magnifico”. Nole dirà poi che ha usato il tifo del Centrale tutto per lo svizzero come una motivazione in più per non mollare….

Isner fa poker a Newport, Jarry rompe il ghiaccio a Bastad
Lo statunitense firma per la quarta volta l’”Hall of Fame Open” (ATP 250 – 583.585 dollari di montepremi) e stabilisce un record. A Newport John Isner, numero 15 Atp, conferma il suo ruolo di favorito numero uno del torneo, battendo per 76(2) 63 il kazako Alexander Bublik, numero 83 Atp, alla prima finale in carriera nel circuito maggiore.

A Bastad (ATP 250 – 524.340 euro di montepremi) il cileno Nicolas Jarry, nipote di Jaime Fillol, conquista il primo titolo ATP dopo aver perso le prime due finali disputate. Nella finale del “Nordea Open” il 24enne di Santiago del Cile, numero 64 Atp e quinta testa di serie, si impone per 76(7) 64 sull’argentino Juan Ignacio Londero, numero 71 del ranking mondiale ed ottavo favorito del seeding, che proprio contro il cileno a Cordoba aveva vinto la sua prima partita nel circuito maggiore.

 

Ad Umago Caruso recita da protagonista

Al “Plava Laguna Croatian Open” (ATP 250 – montepremi 524.340 euro) sulla terra rossa di Umago, in Croazia, Salvatore Caruso, numero 125 del ranking mondiale, promosso dalle qualificazioni ed approdato per la prima volta in semifinale in un torneo del circuito maggiore è costretto a ritirarsi per un infortunio alla coscia sinistra dopo aver perso il primo set contro il serbo Dusan Lajovic, numero 36 Atp e quarto favorito del seeding. Ed è proprio il 29enne di Belgrado ad aggiudicarsi il titolo regolando per 75 75 l’ungherese Attila Balazs, numero 207 Atp, proveniente dalle qualificazioni e rivelazione del torneo, alla sua prima finale nel circuito maggiore.

Tennis tricolore protagonista ad Umago non solo con Caruso ma anche con Stefano Travaglia, approdato per la prima volta in carriera nei quarti di un torneo Atp grazie ai successi nei derby con Fabbiano e Fognini (quest’ultimo costretto al ritiro per infortunio). Ottavi per Paolo Lorenzi e per il Next Gen Jannik Sinner (che grazie a questo risultato diventa l’unico classe 2001 nei top 200 del ranking): fuori all’esordio, invece, Marco Cecchinato.

Ramos-Vinolas firma Gstaad

Il “J. Safra Sarasin – Swiss Open Gstaad” (ATP 250 – 524.340 euro di montepremi) sulla terra rossa di Gstaad, in Svizzera, perde prima di cominciare il suo campione in carica, Matteo Berrettini, costretto al forfait per un infortunio caviglia destra. Gian Marco Moroni vince il suo primo match in un main draw del circuito maggiore superando Robredo prima di arrendersi a Sousa. Sfuma invece la seconda semifinale stagionale (dopo Eastbourne), e in carriera, per Thomas Fabbiano, numero 90 Atp, che cede nei quarti per 64 26 64 al tedesco Cedrik-Marcel Stebe, numero 455 Atp, in gara con il ranking protetto. Ad aggiudicarsi il trofeo è lo spagnolo Albert Ramos-Vinolas, numero 85 del ranking mondiale, che in una finale a senso unico regola 63 62 Stebe, mai così avanti in un torneo del circuito maggiore.

Amburgo: Basilashvili concede il bis

All’“Hamburg European Open” (ATP 500 con un montepremi di 1.718.170 euro) sulla terra rossa della città tedesca Nikoloz Basilashvili illumina la Rothenbaum Arena con geometrica quanto controllata potenza. Il 27enne di Tblisi, numero 16 Atp e quarto favorito del seeding, si conferma campione ad Amburgo, dove nel 2018 aveva festeggiato il primo titolo in carriera e l’ingresso in top 50, aggiudicandosi il terzo trofeo (sempre in ATP 500): in finale si impone per 75 46 63 sul russo Andrey Rublev, numero 78 del ranking mondiale.

Buon torneo per Fabio Fognini: il 32enne di Arma di Taggia, numero 10 del ranking mondiale e terza testa di serie, campione nell’edizione del 2013 ed ancora finalista in quella del 2015 (stoppato da Nadal), si ferma nei quarti, sconfitto per 36 62 76(4) da Pablo Carreno Busta, numero 59 del ranking mondiale, confermatosi “bestia nera” dell’azzurro (lo ha battuto sette volte su sette). Fabio si consola eguagliando il best ranking (numero 9).

Che “Damon” ad Atlanta!

Alex De Minaur vince il “BB&T Atlanta Open” (ATP 250 – 694.995 dollari di montepremi) senza concedere nemmeno una palla-break in tutto il torneo: è il terzo a riuscirci nel circuito maggiore dal 1991 (gli altri sono Tommy Haas a Memphis nel 2007 e John Isner a Newport nel 2017). Nella finale di Atlanta il 20enne australiano di Sydney, numero 34 del ranking mondiale e terza testa di serie, batte per 63 76(2) lo statunitense Taylor Fritz, numero 32 Atp e secondo favorito del tabellone. De Minaur, tra i primi dieci per punti vinti in risposta contro la seconda nel circuito ATP nelle ultime 52 settimane, vince soprattutto col servizio: in tutto il torneo perde appena 7 punti con la prima.

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