
MILANO – Un anno fa di questi tempi erano sbarcati a Milano Christian Eriksen (operazione da 27,5 milioni, compresi i costi di commissione), Ashley Young (pagato 1,7 milioni al Manchester United) e Victor Moses (in prestito dal Chelsea con il diritto di riscatto poi non esercitato); in questo mese di gennaio gli unici movimenti sono stati in uscita, con Radja Nainggolan tornato al Cagliari e Sebastiano Esposito passato al Venezia dopo la risoluzione del prestito alla Spal. La casella riservata alla voce entrate è rimasta desolatamente vuota per il diktat arrivato da Suning a cui è seguita l’esclusiva concessa al fondo Bc Partners per effettuare la due diligence sui conti del club. Decisione che ha fatto seguito all’invito da parte di Xi Jinping di stoppare investimenti su un settore non più strategico per il Partito, decisione che già dall’estate aveva condannato il club all’autofinanziamento. Impossibile, in tal senso, metter mano al portafogli, nonostante Antonio Conte – prima di essere gelato da Steven Zhang – aspettasse almeno due-tre rinforzi per completare l’organico, ovvero un vice Brozovic, un attaccante in più di caratteristiche diverse dai presenti (non è stato possibile neanche tesserare Eder, nonostante fosse in quota allo Jiangsu) e un laterale mancino che saltasse l’uomo. Immobilismo, quello del club, che ha anche radici nei mancati introiti legati allo scoppio della pandemia (in tal senso, non è stata certo d’aiuto l’eliminazione in Champions già alla fase ai girone, come accaduto anche nelle due precedenti partecipazioni).
Fonte tuttosport.com

