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La startup che previene gli infortuni nello sport 

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Christian Petersen / Getty / Afp

Kristaps Porzingis 

Kristaps Porzingis ha solo 23 anni, è un All Star Nba e sa cos’è un infortunio grave. Il 7 febbraio 2018 sta giocando con i suoi Knicks contro i Milwaukee Bucks quando si rompe il legamento crociato anteriore. Da allora ha cambiato squadra, si è trasferito a Dallas, ma non ha ancora visto il parquet.

Unendo l’esperienza personale ai milioni del suo contratto, Porzingis ha deciso di investire in Zone7. È una startup fondata negli Stati Uniti da due ex agenti dell’intelligence israeliana. Non si occupa della sicurezza nazionale, ma di quella degli atleti: usa i big data e l’intelligenza artificiale per prevedere gli infortuni e gestire i tempi di recupero.

Chi ha investito in Zone7 e chi la usa

La startup, fondata nel 2017, ha appena ottenuto il suo primo round, da 2,5 milioni di dollari. Sborsati, oltre che dal cestista lettone, da chi investe per mestiere: Resolute Ventures, UpWest, Amicus Capital, Dave Pell, PLG Ventures. Nella lista c’è però un altro ex atleta: Jordi Cruyff. Il figlio di Johan, ex calciatore di Barcellona e Manchester United, oggi è tecnico di una squadra cinese ma ha conosciuto Zone7 quando era una neonata: Cruyff l’ha adocchiata quando allenava il Maccabi Tel Aviv. La società non rivela i nomi dei suoi clienti, ma afferma di aver conquistato la fiducia di squadre di Mlb (il campionato americano di baseball), Liga, Champions League e Mls (la serie A statunitense).

Come funziona

“Infortunarsi è una delle peggiori esperienze che un atleta possa avere”, ha detto Porzingis in una nota che annuncia l’investimento. “La tecnologia di Zone7 è davvero notevole e ha le potenzialità per cambiare lo sport”. Ma come funziona? Zone7 raccoglie dati. Lo fa automaticamente (non ha quindi bisogno di un interruttore che accenda o spenga il servizio) e senza la necessità di specifici dispositivi: funziona con quelli indossabili o con i video che già le squadre professionistiche usano.

Le informazioni vengono raccolte, elaborate assieme alle condizioni attuali e alla storia medica di ogni singolo atleta. Ne viene fuori un quadro personalizzato, che supporta le scelte di allenatori, preparatori atletici e medici nel dosaggio del carico giornaliero, delle cure e degli esercizi necessari per ridurre i rischi. Risultati: Zone7 sostiene di prevedere gli infortuni con un’accuratezza del 95% e di ridurre il rischio di lesioni del 75%.

Non è solo una questione di salute, ma anche economica: “Gli infortuni negli sport professionistici – spiega Tal Brown, co-fondatore e ceo di Zone7 – costano miliardi ogni anno, ma nell’era dei big data possono esserci delle soluzioni”. Video, dispositivi, visite mediche: “Ci sono enormi quantità di di dati non sfruttati che riguardano la salute e le prestazioni degli atleti. Grazie all’intelligenza artificiale, possono diventare uno dei beni più preziosi di una squadra. Le squadre – continua Brown – non devono più accettare gli infortuni come qualcosa di inevitabile”. A patto di “comprendendo meglio i limiti di ciascun atleta e costruire piani di intervento personalizzati per prevenirli”.

Dai servizi segreti alla Champions League

Singolare è il percorso dei due fondatori: Tal Brown ed Eyal Eliakim (oggi cto) hanno affinato le competenze su analisi dei dati e intelligenza artificiale all’interno della “Unit 8200”, unità “cyber” della forze armate israeliane. Sono poi stati assunti da Salesforce, dove Eliakim è stato data scientist e Brown il fondatore della prima unità di intelligenza artificiale all’interno del gruppo. Nel 2017 si sono messi in proprio, esplorando le applicazioni sportive con alcune squadre israeliane ma scegliendo Palo Alto, in California, come sede.    

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