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L’atletica è rinata dopo il lockdown. Cheptegei e Gidey, record da predestinati

ROMA – La notte dei record. Così è stata ribattezzata la serata del “NN Valencia World Record Day” che ha visto protagonisti Joshua Cheptegei e Letesenbet Gidey. Nel meeting spagnolo l’ugandese ha letteralmente cancellato il 26’17”53 nei 10.000 maschili di Kenenisa Bekele fatto segnare il 26 agosto del 2005 con un  incredibile 26’11”00. Poco prima l’etiope aveva demolito il 14’11’15 nei 5.000 femminili di Tirunesh Dibaba scritto 22 anni prima con uno straordinario 14’06”62.

Nel mirino il mondiale di mezza maratona

Joshua Cheptegei, che lo scorso 16 agosto a Monaco aveva già cancellato Kenenisa Bekele dall’albo d’oro dei primatisti mondiali nei 5.000 metri, a soli 24 anni è al momento il miglior corridore della medio-lunga distanza del circuito diventando così il decimo atleta della storia a battere il record mondiale nei 5.000 e 10.000 metri nello stesso anno. Iscrivendo il proprio nome nella lista che include, tra gli altri, Paavo Nurmi (1924), Emil Zátopek (1954), Lasse Virén (1972), Henry Rono (1978), Haile Gebrselassie (1995, 1997 e 1998) e Kenenisa Bekele (2004). Nel bel mezzo della pandemia Cheptegei ora punta a una nuova affascinante sfida, quella di ottenere la tripla corona. Dopo essersi laureato campione del mondo in pista a Doha e cross ad Aarhus, l’ugandese il 17 ottobre in Polonia proverà a calare il tris a Gdynia, in Polonia, dove si correrà il mondiale di mezza maratona.

Cheptegei il predestinato

Campione del mondo junior nei 10.000 nel 2014, secondo di nove fratelli, Cheptegei dopo aver lavorato per un anno in Kenya con Eliud Kipchoge, è poi rientrato nel proprio paese sotto la supervisione della stessa struttura dirigenziale olandese di Bekele e Kipchoge. Dal 2015 è seguito dall’allenatore bataviano Addy Ruiter, che si divide tra Olanda e Uganda. Ottavo nei 5.000 e sesto nei 10.000 alle Olimpiadi di Rio all’età di 19 anni, l’ex studente di lettere nel 2017 è diventato vicecampione del mondo 10.000 metri a Londra dietro Mo Farah. Nel 2019 la consacrazione con il titolo mondiale di cross country ad Aarhus e poi i 10.000 su pista a Doha. E ora occhi puntati sulla mezza maratona di Gdynia dove, c’è da scommetterci, Cheptegei vorrà scrivere un altro pezzo di storia.

Gidey, il record non è un caso

Valencia è stata la notte anche di Letesenbet Gidey. Sguardo timido e di poche parole, l’etiope aveva annunciata 24 ore prima della gara qualcosa di importante: “Penso che batterò il record del mondo. Ho in mente questa performance da sei anni. Mi sono preparata molto duramente per questo tentativo”. E Gidey, a 22 anni, vicecampionessa del mondo nei 10.000, ma con un record personale nei 5.000, ha rispettato la sua promessa. Anche quella di Gidey è una storia scritta col sacrificio. Costretta a iscriversi alle gare podistiche organizzate nella sua scuola a Endameskel, nel nord del paese africano, Gidey ha subito mostrato il suo potenziale diventando ben presto un’atleta di punta dell’Etiopia. Allenata dall’olandese Jos Hermens, ha scalato velocemente le classifiche internazionali, prima con un titolo mondiale juniores nel cross nel 2015, poi con un secondo posto sempre nel cross nel 2017. La sua prima medaglia internazionale di livello arriva ai Mondiali di cross di Aarhus, con un bronzo nella corsa seniores, poi si migliora su pista, sempre nel 2019, alla rassegna iridata di Doha con l’argento nei 10.000 metri. Ma per Gidey, classe 1998, è solo l’inizio.

Non solo Cheptegei e Gidey

Dalla ripresa delle gare ufficiali dopo il lockdown l’atletica è apparsa rinvigorita. Quelli di Cheptegei e Gidey sono solo gli ultimi due exploit di un mondo che con la solitudine ci convive ormai da sempre. Il coronavirus ha probabilmente spinto questi atleti a tirar fuori il meglio di sé in una situazione estrema, forte di quella pratica che gli eroi di questo sport sono costretti a utilizzare quando si è soli con sé stessi. Così le imprese di Valencia non sono isolate. Il 4 settembre, nel corso del meeting della Diamond League di Bruxelles,  il pluricampione olimpico britannico Mo Farah ha abbattuto il record dell’ora correndo 21.330 metri, 45 in più di quelli percorsi da Haile Gebrselassie 13 anni prima in Etiopia. E la stessa cosa aveva fatto poco prima in ambito femminile l’olandese di origini etiopi Sifan Hassan, percorrendo 18.930 metri, alzando di 413m il precedente primato.

A Roma il record di Duplantis e i primati di Crippa e Scotti

Due settimane dopo, il 17 settembre, nel meeting di Roma lo svedese Armand Duplantis nel salto con l’asta aveva saltato la misura di 6,15 metri battendo di un centimetro il primato della leggenda ucraina, Sergey Bubka, stabilito il 31 luglio del 1994. Quella stessa sera si mise in mostra anche un italiano, Yemaneberhan Crippa, che fece cadere il record italiano nei 3.000 metri (7’38”27 contro il 7’39”54 di Di Napoli nel 1996). Un caso? Crippa dieci giorni prima, a Ostrava, aveva scritto anche il primato nazionale sui 5.000 metri.

Fonte www.repubblica.it

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