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MotoGp, l’occasione mancata di Dovizioso e Rossi. Il Mondiale è una questione per giovani

BARCELLONA – Franco Morbidelli racconta che un giorno lo Zio Valentino lo ha “illuminato” – così dice il ‘Morbido’ – con una frase esemplare: “Il valore di un pilota dipende dai suoi risultati in pista”. Più chiaro di così. Ma allora, se quello che conta sono i numeri, dopo la gara di Barcellona – 8° appuntamento, in calendario ne restano 6 – il Doc e Dovizioso possono

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pure dire addio a questo mondiale. Senza Marquez rappresentava la loro ultima occasione, o no? Rossi puntava al decimo titolo, inseguito ormai da 11 anni. Il ducatista cercava il primo trionfo iridato, dopo 3 stagioni trascorse a fare da spalla al Cannibale. Invece. Largo ai giovani: questo stranissimo campionato celebra un importante cambio generazionale. Quartararo e Mir, Morbidelli e Bagnaia, Binder e Oliveira: sono loro i protagonisti. Vinales ha solo 25 anni, Rins ne ha 24. No, non è una MotoGP per vecchi. 

Valentino ammette: “Mi sa che è finita” 

Sono finiti entrambi gambe all’aria, storie diverse e uguali. DesmoDovi è stato tirato giù da Zarco alla seconda curva, tentava una rimonta impossibile. Al contrario, il Doc aveva nel polso il successo: lo ha tradito l’ansia di passare quel francesino che il prossimo anno prenderà il suo posto nella Yamaha ufficiale. “Che peccato: avrei potuto vincere o alla peggio finire secondo”, confessa Rossi. “Ho sbagliato ed è il secondo errore consecutivo una domenica dopo l’altra, il terzo ‘zero’ in un campionato così corto: mi sa che è finita, anche se la matematica dice di no e posso ancora andare forte da tutte le parti”. 

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Dovizioso: “Frustrato e deluso” 

Il ducatista allarga le braccia: “Ero partito bene, è finita che ho perso un sacco di punti e non posso prendermela con nessuno. Sono frustrato, deluso, è difficile pensare positivo: ma voglio ancora lottare per il titolo”. Sì, ma il forlivese non riesce proprio a venire a capo della frenata, che è stato per anni il suo punto forte: “Con le nuove Michelin è cambiato tutto, non ci capisco più niente: studio a memoria i dati della stagioni passate, confronto tutti i progressi ma poi è sempre la stessa storia. Non so come far girare la moto, è pazzesco”. L’uomo normali che fa cose eccezionali sta per arrendersi? “Ogni circuito e ogni gara è una storia a sé, però…”. Negli ultimi 4 gp non ha fatto meglio di un 7° posto: uno così può ragionevolmente pensare al titolo? 

Mir e il poster del Doc 

Intanto il 21enne Quartararo vince il suo terzo gp della stagione e sgrana la classifica: adesso ha 8 punti di vantaggio su Mir, lo spagnolo della Suzuki di 23 anni che non ha mai vinto una gara, però continua a crescere. Se a Barcellona si fosse corso ancora per un giro, avrebbe tagliato il traguardo per primo. “Devo solo fare meglio nelle qualifiche del sabato, perché la domenica finisce sempre che parto lontano in griglia e mi toccano delle rimonte impossibili”, spiega il maiorchino, un altro di quelli – come Marquez – che da bambino aveva il poster di Valentino nella cameretta. Qualcuno sostiene che sia in realtà un problema della Suzuki, perché la GSX-RR continua a progredire in maniera straordinaria – evviva il team manager, Davide Brivio! – però non ha il potenziale per fare il giro ‘secco’. Anche Rins, compagno di squadra di Joan che guida in maniera opposta, ha gli stessi problemi. Menzogne. Fino ad un paio di anni fa sulla moto di Hamatsu correva Vinales, e lui nelle Q2 faceva scintille. 

Bagnaia, la Ducati che va  

Bagnaia è la prova provata che quest’anno con la Ducati si possono fare cose importanti. E’ arrivato sul circuito catalano forse un po’ scarico dopo la rocambolesca corsa di Misano 2, ci ha messo parecchio a capire come gestire la Gp20. Ma ieri è stato comunque protagonista di una gara concreta, chiusa col 6° posto. Un gradino sotto il podio, colpevole di un erroraccio che probabilmente gli è costato il podio, Morbidelli è ora 5° nel ranking, giusto dietro a Dovizioso: “C’è differenza tra la mia e le altre 3 Yamaha, però non voglio lamentarmi: devo meritarmi una moto migliore”. Perché il valore di un pilota dipende dai risultati. 

Fonte www.repubblica.it

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