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MotoGp, un poker d’assi in 4 punti: mai visto un mondiale così equilibrato

MISANO – Tutti insieme appassionatamente: a metà di un campionato riprogrammato a causa della pandemìa (14 appuntamenti invece dei 20 previsti), in classifica i primi 4 aspiranti al titolo in MotoGP sono stretti in 4 punti appena. Dovizioso ha una sola lunghezza di vantaggio sulla coppia Quartararo-Vinales e 4 su Mir, indicato da molti come il favorito alla vittoria finale. Benvenuti al mondiale più equilibrato e folle della storia, complice l’assenza forzata del Cannibale. Solo un anno fa, dopo 7 gran premi c’erano 37 punti di differenza tra il primo nel ranking (Marquez, naturalmente) e il suo sfidante (DesmoDovi, chi altri?). Oggi il forlivese è in testa: dopo di lui, in una forbice di 31 punti, ci sono 10 piloti. Dei migliori 11, sono in 6 ad avere vinto almeno una gara durante la stagione. Gli 84 punticini di Dovizioso, il solo ad essere arrivato sempre al traguardo – una media di 12 a corsa: come se fosse giunto regolarmente 5° – sono largamente il peggior risultato negli annali nella classe regina (che ha adottato l’attuale punteggio dal 1993: 25 al 1° classificato, 20 al 2°, 16 al 3° etc). Sempre dopo 7 appuntamenti, nel 2014, il solito Marc ne aveva collezionati 175: molto più del doppio. Qualcuno sostiene che se Marquez rientrasse oggi, farebbe ancora il tempo a prendersi il titolo. Ma il catalano fa le cose con molta calma, evidentemente perché i postumi dell’infortunio sono ancora gravi, e chissà se il Marcziano riuscirà davvero ad essere di nuovo quello di un tempo.

Mai così pochi punti, nella storia della MotoGP

I numeri non mentono, basta verificare quanto è accaduto nelle ultime 10 edizioni. Nel 2010, al termine del settimo gp c’era in testa Jorge Lorenzo con 165 punti: 81 in più di Dovi, oggi). Nel 2011 era il turno di Casey Stoner con 136 (+52), nel 2012 ancora di Lorenzo con 140 (+56), quindi nel 2013 Dani Pedrosa con 136 (+52). Nel 2014 fu la prima volta di Marquez in testa al termine della settima gara, con quel tremendo 175 (+91), l’anno seguente la coppia Valentino-Lorenzo con 138 (+54) e ancora nel 2016 Lorenzo con 115 (+31), nel 2017 Vinales con 112 (+28), nel 2018 Marquez con 115 (+31), l’anno passato sempre il Cannibale con 140 (+56).

Il Doc: “Ma ora i piloti sono più forti”

E’ un equilibrio verso il basso o no? Valentino, con 25 stagioni di motomondiale, è il più accreditato a rispondere. “Ci sono un sacco di nostalgici, di persone che ripetono che ‘primà le cose erano migliori. Potrei farlo anche io – ride -, ma la verità è che per me era meglio perché vincevo. Oggi il livello tecnico dei piloti si è alzato in maniera incredibile, e sono tutti molto preparati pure dal punto di vista fisico”. Poi c’è la ‘democratizzazione’ imposta da Carmelo Ezpeleta, il padre-padrone del paddock, che ha lavorato per rendere le moto competitive nello stesso modo. La centralina unica, le gomme. “Vanno tutti fortissimo in particolare durante le prove. Basti pensare che sabato ho chiuso le qualifiche a soli 3 centesimi da quello che ha fatto la pole, e mi sono ritrovato in terza fila: un tempo sarebbe stato impossibile”, spiega il Doc.

Dovizioso: “E quelle gomme, che stranezza”

Anche Dovizioso è sulla stessa lunghezza d’onda del pesarese: “La qualità di piloti e moto è sempre più alta, ormai sono i dettagli a fare la differenza”. Secondo il forlivese, le nuove Michelin da quest’anno hanno aggiunto un ulteriore fattore di imprevedibilità – “Anomalia”, la definisce lui – al campionato. “Dobbiamo adattare il nostro stile di guida in modo che le gomme rendano al massimo: c’è chi ci riesce benissimo, come Bagnaia che arriva ad una velocità superiore e poi – chissà come – riesce a far girare la Ducati”. Il forlivese confessa di aver studiato a lungo i dati del giovane campione della Pramac: “Ma non c’è nulla da fare, non riesco proprio a fare lo stesso: sono anni che gestisco la moto in un certo modo, e in passato nessuno è riuscito ad ottenere i miei successi in staccata. Questa volta è davvero complicato: soffro”. Però da un circuito all’altro le cose possono cambiare enormemente. “A Barcellona, ad esempio, nelle ultime stagioni c’è sempre stato poco grip. E questo è un fattore che potrebbe aiutarmi. Lo capiremo subito nella prima sessione di libere di venerdì”. Mancano solo 4 giorni.

Fonte www.repubblica.it

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