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Napoli, protocollo violato? La procura federale indaga

NAPOLI – I fronti aperti sono due, con l’allarme sanitario ancora in piena evoluzione e i primi passi della battaglia legale, che per il Napoli è invece appena iniziata. In mattinata Gattuso e i giocatori sono stati sottoposti a un altro tampone, il cui sarà reso noto l’esito nel pomeriggio o in serata. Solo gli azzurri negativi saranno ovviamente autorizzati dalla Asl a lasciare le loro abitazioni (dove sono

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stati messi in isolamento) per raggiungere il centro sportivo di Castel Volturno, dove dovranno trasferire il loro domicilio per trascorrere le prossime due settimane in quarantena e in ritiro. Il club attende nel frattempo le decisioni del giudice sportivo sulla partita non giocata a Torino contro la Juventus e sta preparando una memoria difensiva su richiesta della Procura Federale, che ha aperto un fascicolo sulla ipotesi della violazione del protocollo sanitario da parte della società di Aurelio De Laurentiis. Sotto la lente di ingrandimento i fatti della scorsa settimana, frenetica e piena di colpi di scena. 

Lunedì 28 settembre – È il giorno libero concesso al Napoli dopo la vittoria contro il Genoa al San Paolo e i giocatori azzurri lo trascorrono serenamente: chi andando a fare shopping, chi andando al ristorante. Ma in serata lo scenario cambia di colpo, con la notizia dei nuovi casi di positività nella squadra ligure. Scatta l’allarme.
Martedì 29 settembre – I giocatori del Napoli si presentano a Castel Volturno e come ogni inizio di settimana (da maggio) vengono sottoposti al primo tampone della settimana. Poi vanno in campo per l’allenamento, svolto in modalità individuale per motivi precauzionali.

Mercoledì 30 settembre – Arriva l’esito dei controlli sui giocatori del Napoli e nessuno di loro risulta positivo, quindi la preparazione settimanale della squadra continua a scivolare via quasi normalmente.

Giovedì 1 ottobre – Il Napoli è preoccupato per l’evoluzione dell’epidemia nel Genoa e lo staff medico fa aggiungere ai due di routine un altro tampone infrasettimanale, in aggiunta a quelli previsti dal Protocollo. I giocatori lo eseguono, si allenano a Castel Volturno e tornano nelle rispettive abitazioni.
Venerdì 2 ottobre – L’allenamento del mattino si svolge normalmente e i giocatori tornano a casa. Ma all’ora di pranzo la doccia fredda: arriva la notizia della positività di Piotr Zielinski. Il laboratorio della Federico II avvisa il Napoli e la Asl, che mette subito in isolamento fiduciario il centrocampista polacco e tutti i suoi diretti contatti, tra cui ovviamente i compagni di squadra: invitati a rimanere nelle rispettive abitazioni.

Sabato 3 ottobre – È la vigilia della partita con la Juve e il Napoli aveva programmato a Castel Volturno i tamponi di routine, previsti dal protocollo a fine settimana. Gli azzurri sono autorizzati a raggiungere il Training Center in auto ed eseguono il test in modalità drive in, attraverso i finestrini. Poi tornano a casa, in atteso dell’esito. L’allenamento viene ovviamente spostato al pomeriggio. Ma salta fuori il secondo positivo: Elijf Elmas. Per lui niente rifinitura, mentre i compagni “negativi” e Gattuso possono regolarmente scendere in campo. Il tecnico prova la formazione anti-Juve: 4-2-3-1, con Lobotka e Politano al posto degli indisponibili. Si parte? No, perché la Asl ferma il pullman e rimanda tutti gli azzurri in isolamento, nelle loro abitazioni. De Laurentiis comunica a Figc, Lega e giudice sportivo che la squadra non potrà presentarsi a Torino per la gara del giorno dopo.
Domenica 4 ottobre – La Lega non rinvia la partita ed emerge una lacuna nel dispositivo della Asl, in cui non c’è l’esplicito divieto per il Napoli di mettersi in viaggio. De Laurentiis allora chiede un ulteriore chiarimento alla autorità sanitaria locale. Che arriva subito ed è stavolta più netto: gli azzurri non possono partire, perché rischierebbero di contagiare il personale dell’aeroporto, i piloti dell’aereo e all’arrivo i dipendenti dell’hotel di Torino in cui la squadra avrebbe dovuto alloggiare. La partita non si gioca.

Fonte www.repubblica.it

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