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Nazionale, Bastoni, Caputo e Locatelli: è il ballo dei debuttanti

FIRENZE – Sono gli ultimi tre nuovi convocati di Mancini, sui 67 chiamati dal ct tra il maggio 2018 e questo raduno, il primo dopo la pausa di 10 mesi delle Nazionali causa pandemia. Le statistiche dicono che Bastoni è il difensore numero 22, Locatelli il centrocampista numero 16, Caputo l’attaccante numero 22. Hanno età diverse – Bastoni 21 anni, Locatelli 22 (potrebbero essere richiesti da Nicolato per le qualificazioni europee dell’Under 21, l’8 settembre a Kalmar con la Svezia) e Caputo 33 – ma la stessa voglia di non uscire più dal gruppo. E un tratto tecnico comune: nel campionato del post Covid sono stati tra i più costanti nel rendimento ad alto livello, tanto da meritarsi appunto la prima chiamata in Nazionale. Nell’auditorium di Coverciano si sono raccontati così.
 

Bastoni, il predestinato

L’investitura pubblica del capitano Chiellini, che lo ha definito il migliore tra i giovani difensori italiani, è il biglietto da visita del centrale dell’Inter: “E’ un grande piacere sentirsi dire queste cose da chi è in Nazionale da 15 anni. Io lo prendo come esempio: giocando con Conte, mi è servito tanto guardare Chiellini per crescere. Il Parma ha avuto coraggio nel farmi giocare, ma scendere in campo a Milano è una cosa completamente diversa. Conte mi ha lanciato in questa dimensione, pochi mi avrebbero dato tante responsabilità. Il calcio italiano è migliorato molto negli ultimi anni. Basta vedere le Under, dove ci sono tanti giocatori già con presenze in serie A e nelle coppe. L’Inter, poi, è il simbolo del fermento: qui siamo in 6, incluso anche Biraghi che non si sa ancora dove finirà. Credo che non succedesse da un sacco di tempo”. Bonucci è il suo modello dichiarato: “Ho sempre detto che mi piace soprattutto come imposta, anche lui ha giocato con Conte e questo mi aiuta. All’Atalanta, con Gasperini, difendevamo a 3, poi a Parma ho giocato a 4 e mi è servito tantissimo, quindi all’Inter sono tornato a 3. Mi piacciono tutti e 2 i sistemi, comunque qui in Nazionale ci mettiamo a 3 in fase di impostazione, il che per me è l’ideale”. L’Italia di Mancini era bella anche da spettatore: “Prima di essere giocatori siamo tifosi della Nazionale. Ma è bellissimo essere qui. Io posso dare le mie qualità: non avere paura di sbagliare, difendere alto, impostare. Non posso ancora fare un paragone tra Conte e Mancini, è troppo presto. Però posso già dire che hanno in comune la capacità di fare sentire tutti importanti, di trattare tutti allo stesso modo. All’Inter non abbiamo mai avuto paura che Conte andasse via e in Europa League abbiamo dimostrato di essere un gruppo più che unito, contro tutte le voci false. E non penso che senza tifosi abbiamo sentito meno pressioni: viviamo per il calore della gente e spero che si possa tornare dentro stadi con il pubblico il più presto possibile”.
 

                                               

Caputo e il messaggio agli italiani

 Del lockdown Caputo, centravanti del Sassuolo, è stato a suo modo un simbolo: il suo cartello mostrato alle telecamere la sera della doppietta al Brescia, il 9 marzo scorso (“State a casa, andrà tutto bene”), è diventato un’immagine famosa, perché quella partita è stata l’ultima prima che l’Italia entrasse in quarantena: “Dopo quel cartello a livello personale è andata bene. Anzi, è andata benissimo, se no non sarei qui. E ora che si è avverato quello che diceva il mio allenatore De Zerbi, cioè che sarei finito in Nazionale, al Sassuolo siamo tutti orgogliosi”. La convocazione in Nazionale del trentatreenne centravanti ha valore anche per le implicazioni extracalcistiche: “E’ anche un esempio, perché la mia è stata una carriera diversa da quella di chi di solito arriva giovane in Nazionale. Bisogna credere nei sogni. Ci sono tanti giocatori italiani giovani bravi, bisogna spingerli di più”. C’è un’etichetta che probabilmente Caputo non riuscirà a staccare: “Attaccante di provincia. Ma non mi infastidisce, anzi mi dà ancora la forza per andare avanti. So solo io il percorso che ho fatto e ne sono contento: ora mi godo questa opportunità. Da italiano ho sempre seguito la Nazionale, è naturale. Adesso lo è a maggior ragione difenderla. Certo, giocare a porte chiuse non è il massimo, i tifosi fanno parte della partita. In campionato ci siamo adattati e si sono viste partite diverse, con tanti gol, ma abbiamo bisogno della gente”. Attaccante goleador, ma anche di manovra, non si pone il problema su quale sia stata la dote che più gli valsa la convocazione: “Sono qui grazie al Sassuolo, a de Zerbi, alle tante persone che mi sono state vicine. I gol sono serviti al coronamento del sogno. Quanto allo stile di gioco, sono qui da troppo poco e non mi va di fare paragoni azzardati, anche se mi pare che l’idea di calcio del Sassuolo si addica molto alla Nazionale”. Dove spera di non essere solo per una parentesi: 2Avere gente davanti a me come Immobile e Belotti è uno stimolo. Di Immobile ho sempre detto che aveva caratteristiche in cui mi riconosco, l’ho sempre seguito. Questa squadra è piena di qualità: io posso darle il mio entusiasmo di bambino”.
 

Locatelli, la rivincita

Il Milan lo lasciò andare al Sassuolo: prestito con diritto di riscatto a 12 milioni di euro. Nel frattempo è diventato capitano dell’Under e ora si è guadagnato la prima convocazione in Nazionale: “Un sogno che si realizza. Già all’oratorio, da bambino, sognavo questo momento e ora me lo godo, mi godo ogni singolo allenamento qui, non sono deconcentrato dal mercato”. Cioè dalle voci su Pirlo che lo vorrebbe alla Juventus: “In questa Nazionale c’è una bella atmosfera per i giovani, Mancini ha dimostrato di puntare su di noi. Il Milan non è un rimpianto, quello che ho fatto mi è servito per essere qui ora, per essere la persona e il giocatore che sono. Al Sassuolo sono rinato, ho ritrovato fiducia in me stesso: partendo dal presupposto che sarò sempre legato alla squadra e al mister, col quale ho provato tanti moduli, il che mi agevola tatticamente, in questa Nazionale c’è entusiasmo. Si vede che tutti sono coinvolti”. Ma il Milan probabilmente prenderà Tonali, per fare quello che faceva Locatelli, il regista o la mezzala: “Si vede che doveva andare così, io sono contento di com’è andata. Sono il capitano dell’under 21 e ne sono molto orgoglioso. Pirlo mi vuole alla Juventus? Pirlo è in idolo e della Juve ho già detto che sarebbe un sogno, perché sarebbe un sogno tornare in una grande squadra. Ma il mio centrocampo, in questo momento, è quello del Sassuolo”.

Fonte www.repubblica.it

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