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Ora Andrea Lanfri vuole scalare l’Everest. “Posso farcela”

Ora Andrea Lanfri vuole scalare l'Everest. "Posso farcela"

 Wikipedia

Andrea Lanfri

“Quello che penso è semplicemente che se vuoi, puoi”: Andrea Lanfri, atleta paralimpico italiano, è pronto alla scalata dell’Everest, primo al mondo, senza gambe e con sole tre dita delle mani. Il lucchese di 32 anni è stato aggredito 4 anni fa da una meningite fulminante che gli ha portato via le gambe e sette dita, ma la sua grande passione per lo sport – racconta la Nazione – lo porterà ora, grazie alla sua forza e alla sua determinazione, nientemeno che sulla vetta del mondo. La meningite, infatti, non è riuscita a sconfiggerlo, ma a malapena a fargli sostituire le scarpette di gomma con protesi al carbonio.

“La forza la trovo continuando a fare quello che mi piace. La montagna, scalare, correre – racconta Andrea – Certo, lo sport aiuta moltissimo come impostazione mentale. Non mi sento diverso da prima, per cui non mi pongo il problema. Incidenti di percorso possono capitare a tutti, la cosa importante è la convinzione di poterli superare, se si vuole, facendo leva sulla forza di volontà”.

Un traguardo, quello dell’Everest, che arriva dopo aver conquistato la vetta del vulcano Chimborazo (6.300 metri) in Ecuador, dove il giovane lucchese è rimasto una settimana a quota 4 mila per acclimatarsi in vista dell’Everest, forte di medaglie europee e un argento mondiale a Londra quale componente della nazionale italiana di atletica paralimpica. Ora Andrea è pronto per la sfida estiva sul tetto del mondo e per i prossimi Giochi di Tokio:. “Il resto è come prima”, racconta ancora lui alla Nazione, emozionato per una raccolta di fondi che in soli tre giorni gli ha consentito di arrivare ai 6500 euro necessari per la missione.

Racconterà i dettagli della sua attività a Carrara alla fiera Marmi macchine il primo febbraio, ospite del salone Tour.it che si terrà fino al 3 febbraio. “È un’impresa difficile ma non impossibile – conclude Andrea Lanfri – in Ecuador siamo partiti in 18 e arrivati in 7, un percorso molto faticoso ma sono riuscito nel mio intento. Era un obiettivo importante in vista della preparazione all’Everest. I dettagli della permanenza sul tetto del mondo, fra maggio e agosto, dipenderanno anche dai risultati clinici degli esami fatti in Ecuador per capire come ha reagito il mio corpo all’alta quota. Confido che, se sono riuscito a stare quasi “comodamente” a 6.300 metri, potrò farcela anche sopra gli 8 mila”.

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