La pratica del Mondiale Lewis Hamilton l’ha rimandata solo di una settimana sotto al cielo a stelle strisce di Austin, in Texas. Ma tra le nuvole del Messico s’è già preso l’antipasto, giocando magistralmente al gatto con il topo, prima dietro e poi davanti, per concludere da trionfatore il suo week end. Secondo Vettel. Solo quarto Leclerc. Alla Ferrari non è bastato scattare con i suoi piloti dalla prima fila e ritrovarsi davanti dopo la partenza, con Hamilton retrocesso pure al quinto posto nello sferragliare con quel solito impudente di Verstappen.

Alla fine, tra i consueti pasticci in salsa rossa – Vettel fermato troppo tardi per il pit stop, Leclerc rallentato di 4 secondi per un errore nel montaggio della ruota – e la indiscutibile superiorità tedesca sul passo e nella strategia, è andata come uno non si aspettava. A far dovere di cronaca non si può non annotare la grande prestazione del campione del mondo e la centesima vittoria della Mercedes. Quello che rende, poi, questa vittoria ancora più amara per gli sconfitti è che Lewis Hamilton ha trionfato nonostante il fondo della macchina si fosse danneggiato subito dopo la partenza nelle botte scambiate con Verstappen. Aveva ragione lui, a essere raggiante prima di salire sul podio: «Il risultato di oggi è incredibile, perché qui pensavamo di essere dietro alle altre scuderie. Per di più ho avuto un problema all’inizio con la macchina, ma ho tenuto duro, è stata davvero una faticaccia arrivare fino in fondo”.

Il fatto è che non è l’anno buono per inseguire in casa Ferrari. Tutte le volte che ci hanno provato, è andata sempre a finire che quelli della Mercedes hanno subito rialzato la testa con l’alterigia e la prepotenza dei dominatori, rimettendo al loro posto gli ingenui che avevano osato tanto. Anche in Messico è finita così, paradigma di una stagione marchiata col ferro sin dall’inizio dai reali tedeschi che avevano inanellato un bella sequenza di doppiette tanto per far capire che non ce n’era per nessuno. Da allora in poi hanno concesso qualche gara alla serie B e agli emergenti della Formula 1, per riprendersi subito la scena appena questi gonfiavano troppo il petto, con i modi brutali e severi di chi non s’annoia mai a comandare sempre e solo lui. Siamo noi che ci annoiamo. Ma non c’è niente da fare, e dovremo farcene una ragione,anche perchè visto l’andazzo che tira non è che siamo troppo ottimisti per il prossimo anno.  

Sulla pista messicana, la Mercedes ha giocato crudelmente al gatto con il topo. Preso il comando, Hamilton ha lasciato avvicinare le rosse, gestendo con prudenza le gomme, dopo aver scelto la strategia di un solo pit stop in gara. Sul passo resta indubitabilmente davanti alla Ferrari, soprattutto nella gestione delle gomme. E sarà opportuno che il Cavallino lavori a fondo su questo aspetto, e non lo neghi, se vuole provare a ridurre il gap nel prossimo anno. Che ci sia un po’ di confusione nel box Ferrari è dimostrato dalle diverse dichiarazioni rilasciate dai protagonisti dopo la gara, piloti e team manager. Vettel ha sottolinesto come Hamilton marciasse tranquillamente a velocità di crociera e che bisogna ammettere che loro sono più forti: «Sorprendentemente le glomme dure hanno funzionato molto bene. A livello di strategia forse avrenmo dovuto provare qualcosa di più inventivo. Ma la verità è che sul passo loro sono ancora davanti a noi». Leclerc ha fatto autocritica perché «sulla strategia devo  pessere io più deciso nella macchina a dire quello che voglio. Devo ancora inmparare e migliorare su questo punto, si vede che non sono ancora bravo come Seb».

Mentre Mattia Binotto li contraddice tutti e due. La strategia con Leclerc era l’unica possibile. E se è vero che il bilancio di nove pole positionm e solamente tre vittorie non è troppo incoraggiante. «Ma io non credo che anche qui in Messico, avessero questa superiorità sul passo gara. La sorpresa è il rendimento delle gomme diverso tra noi e loro. Su questo dobbiamo interrigarci. Ripartiamo da questo punto, che siamo arrivati al secondo posto, lottando praticamente ad armi pari. Ormai andiamo a ogni gara cercando di vincere”. E’ la filosofia del bicchiere mezzo pieno. E’ vero che cercano di vincere. Peccato che vincano gli altri.

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