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Premier, il Tottenham travolge 6-1 lo United. Mourinho: “Felice di aver fatto la storia”

La mortificazione si addice a Manchester. Ne prende cinque Guardiola una settimana fa (2-5 in casa contro il Leicester), si allinea Solksjaer, così, per solidarietà “local”, e per non farsi mancare nulla aggiunge anche una rete al passivo (1-6 in casa contro il Tottenham di Mourinho, la peggior sconfitta interna del club con il 6-1 subito dal City nel 2011). Il portoghese ammette: “Sono felice di aver fatto la storia, sono contento soprattutto per i miei ragazzi, ma anche un po’ per me”. City e United uniti da un’insolita condizione: fragilità. Difensiva il City, soprattutto a centrocampo lo United. A Manchester, coloro che abitano nei dintorni dei due stadi (l’Old Trafford e il City of Manchester) dicono che dalle loro parti, quando si gioca a pallone senza pubblico, l’atmosfera per le strade è irreale, fa quasi paura: “È come se avessero risucchiato la vita dal quartiere”. Una volta i due stadi di Manchester (Old Trafford e il decaduto Maine Road) erano separati da meno di mezzo chilometro. L’assenza di vita sarebbe stata ancor più evidente, perché ancor più circoscritta in termini geografici. Con o senza pubblico, l’avvio di stagione a Manchester ha la fisionomia di una corsa ad ostacoli.

Il Teatro degli urli

La fresca sconfitta dello United, macerato dal Tottenham di Mourinho, che non si sarà nemmeno dannato troppo in cucina, tanto è stato facile far prendere d’aceto il gruppo di Solskjaer, è la conferma di un disagio che molti club hanno ereditato della passata, inaspettata e drammatica stagione, protrattasi sino ad agosto, come una mano dalle lunghe dita: si vince o si fatica per niente? Lo United, per esempio, è arrivato in semifinale di Europa League ma ha perso col Siviglia. E non si è ancora risvegliato, a quanto pare. Come gli occhi di Solskjaer, sempre più acquosi, rivelano. Lo United aveva già perso in casa contro il Palace. Per la stampa, che incattivisce rapidamente se lo spettacolo s’imbruttisce, ha subito ribattezzato il “Theatre of Dreams” (il soprannome dell’Old Trafford), suggerendo un più opportuno “Theatre of Screams”, alludendo alle urla che si sentono col vuoto intorno, dando per scontato che per ora quelle urla, quegli incitamenti dalla panchina, quel parlarsi ad alta voce dei giocatori di casa, non stiano servendo a niente.

Il rigore dopo pochi secondi

E dire che contro l’ex Mourinho, lo United s’era trovato il piatto già pronto, un fast food non richiesto: rigore dopo pochi secondi di partita e rete di Bruno Fernandes. Era come aver segnato mentre gli altri stavano ancora entrando in campo alla spicciolata. Ma siccome non era giornata, i padroni di casa, definiti una marmaglia (“rabble”), non hanno nemmeno avuto il tempo di accorgersi d’essere avanti: “E noi, al contrario” prosegue Mourinho, “potevamo squagliarci subito”.  Invece il Tottenham ha pareggiato con Ndombelé due minuti dopo grazie ai limiti di Maguire. E ne son serviti soltanto altri tre perché l’intera difesa United si lasciasse “uccellare” (vocabolario di Brera) da Kane che batte di corsa, quasi da terra, una punizione per Son che si trova tutto solo per l’1-2. Curiosità atroce. In Premier non accadeva dal ’99 che due squadre segnassero tre reti (2-1 o 1-2) in sette minuti: fu a Nottingham e anche allora giocava lo United, che alla fine avrebbe vinto 8-1 e quattro di quelle reti le avrebbe realizzate proprio Ole Gunnar Solskjaer (ero lo United che avrebbe vinto anche la Champions e la rete decisiva fu sempre di Solskjaer).

La delusione Pogba

Emotivamente United-Tottenham pareva già finita dopo dieci minuti. Pogba svaccato da una parte, Lamela indemoniato dall’altra. Lo United poteva felicitarsi che non ci fosse un pubblico da onorare e quindi che non ci fosse un pubblico dal quale farsi crocifiggere. I ragazzi in rosso si sono semplicemente persi, i più carismatici hanno deluso, come Pogba, i più costosi hanno fatto panchina (Van de Beek), Complessivamente il fisico non li ha assistiti, la fantasia pure. E poco dopo hanno ceduto anche i nervi (espulso Martial che dà un buffetto a Lamela dopo averlo ricevuto).  L’inferiorità numerica, ingiusta, ha comunque aperto una voragine, anche più vistosa di quel che si poteva immaginare. Ma a deludere è soprattutto Solksjaer (o forse no, forse sta solo evidenziando i propri limiti). Il manager norvegese conta troppo su alcuni, a danno di altri e non può più godere dell’effetto “entusiasmo”. Più che mai adesso, lo United ha bisogno di una struttura. Servono ripensamenti tattici, culturali, urgono letture di gruppo e individuali. Solskjaer a rischio? Solskjaer è uno che accetta tutto. Anche il finto mercato dell’ad Woodward, in pratica solo Van de Beek. Accetterebbe di andar via dal giorno alla notte, per amore del club. Specialmente se a chiederglielo fosse Ferguson. Ma dopo? Oggi dovrebbe arrivare Cavani. E cosa può cambiare, un vecchio campione che arriva a titolo gratuito, in un quadro tanto scarabocchiato? Dove certo i ragazzini (Greenwood su tutti) non possono sempre cavarti dai guai? E poi quale sarebbe il profilo dell’allenatore dell’United, già provato dalle esperienze fallimentari con Moyes, la parentesi Giggs,  Van Gaal e se vogliamo anche Mourinho? Chi c’è disponibile in giro? Allegri?

Mou e l’intesa Son-Kane

Intanto Mourinho, ufficialmente, non gongola. Gode civilmente. Dentro. Non cercava riscatti. Ormai è passata troppa acqua sotto i ponti, gli anni in cui guidava lo United sono stati superati. Il calcio è memoria, ma può anche dimenticare in fretta. Certo però a fine partita il portoghese aveva uno sguardo soddisfatto, di chi l’aveva messa giù bene, nonostante l’inizio ad handicap: “Non c’è niente di più gratificante di una vittoria di gruppo”. Tra i suoi, non fa più notizia l’intesa fra Son e Kane, entrambi autori di una doppietta. La fanno le novità: Sergi Reguilion sulla sinistra, preso dal Siviglia, che studia per diventare, con Alfonso Davis, l’esterno sinistro basso più forte del mondo e il franco-danese Höjbjerg sistemato in mezzo al campo (era quel ragazzo che Guardiola lanciò nel suo Bayern), appena prelevato dal Southampton. E Lamela che gioca con altro piglio, al punto da togliere a Dele Alli la maglia da titolare. E il Tottenham è già ai quarti di Coppa di Lega dopo aver battuto il Chelsea ai rigori, dove il 22 dicembre sfiderà lo Stoke. Curiosa la storia dell’ultima settimana del coreano Son: dopo la partita pareggiata 1-1 con il Newcastle, Mourinho aveva detto che il ragazzo s’era fatto male piuttosto seriamente al flessore e sarebbe rimasto fuori per un po’. Invece a Manchester correva come un ghepardo e ha tagliato a fette la difesa dello United. Mourinho e i suoi “mind games”?

Le altre partite della 4° giornata

Giocate sabato: Chelsea-Crystal Palace 4-0; Everton-Brighton 4-2; Leeds-Manchester City 1-1; Newcastle-Burnley 3-1. Domenica: Wolves-Fulham 1-0; Arsenal-Sheffield Utd 2-1; Southampton-West Brom 2-0; Leicester-West Ham 0-3.
 
 
 

Fonte www.repubblica.it

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