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Rangnick, in Champions un fantasma che il Milan conosce bene

LISBONA – Lo chiamano tutti Ralf, come un amico di famiglia, anche se della famiglia ormai non fa più parte da un paio di settimane: Rangnick, il Professore che ha divorziato dal Milan sull’altare delle nozze fin troppo annunciate e poi pure dalla Red Bull, è il convitato di pietra alla Final Eight della Champions del Lipsia. Già dall’8 agosto il Red Bull Lipsia è in ritiro a Estoril: si allena allo stadio ai bordi dell’Atlantico e abita al Palacio Estoril Golf & Spa, un cinque stelle in linea con l’ambizione di Dietrich Mateschitz, il padrone della multinazionale austriaca, che dopo il successo in Formula 1 conta di arrivare al vertice anche nel calcio europeo, con la squadra tedesca capofila del gruppo. È quasi logico che il quartier generale sia accanto all’autodromo, dove si svolgeva il Gran Premio del Portogallo. Ma se davvero la Formula 1 della squadra è stato Ralf Rangnick, come ancora parecchi calciatori sostengono senza giri di parole, è abbastanza paradossale che sia entrato ai box poco prima dell’ultimo giro. Dayot Upamecano, difensore francese che accende da mesi il mercato, non fa finta di niente: “Ralf non ce lo siamo dimenticato, non possiamo: ognuno di noi gli deve qualcosa, per primo io, perché è stato lui a portarmi al Lipsia. Se siamo arrivati fin qui, lo dobbiamo molto a lui”. Quando Rangnick è finito improvvisamente ai box, faceva da tempo il supervisore della sezione calcistica della Red Bull, ma sembrava vicinissimo al Milan. Poi ha sbagliato la curva di Milanello e adesso è fuori strada, anche se il risarcimento, secondo la stampa tedesca, è comunque arrivato: dalla penale per il mancato accordo col Milan e dalla buonuscita con la Red Bull.

“A 62 anni voglio una squadra già pronta per vincere” 

A chi ha fatto la somma presunta – 2,5 milioni di euro dal Milan e altri 7 dalla Red Bull – sono arrivate smentite morbide. L’unica certezza è che il Professore, allievo dichiarato di Arrigo Sacchi e demiurgo capace di portare dal basso alla nobiltà del calcio tedesco l’Hoffenheim, di risollevare lo Schalke e soprattutto di condurre il Lipsia dalla quarta serie alla Champions, ora ha intenzione di salire un altro gradino: non vuole passare per il tecnico formatore, quello che plasma solo le piccole squadre. Al Milan, infatti, avrebbe dovuto essere allenatore e direttore sportivo, un manager all’inglese con l’anima del plenipotenziario tedesco. Al Süddeutsche Zeitung ha raccontato la sua ambizione: non essere più chi sviluppa un progetto, ma chi vince alla guida di un gruppo già formato e con la massima ambizione possibile, prima di rischiare di diventare definitivamente, secondo l’etichetta classica, “quello che non può allenare un grande club, perché non lo ha mai fatto” : “Ho 62 anni e alla mia età sarebbe bello se il prossimo club fosse in grado in partenza di vincere un titolo. Non è questione di ruolo o del potere fine a se stesso: ormai, nel business del calcio ultra-veloce, servono processi decisionali brevi. Bisogna essere un motoscafo oggi, non un cargo, per sfruttare subito le opportunità che si presentano”.

Le mancate nozze col Milan

Le mancate nozze col Milan, ad accordo col fondo Elliott praticamente già fatto, Rangnick le ha illustrate così: “Dopo l’eccellente corsa del Milan dalla ripartenza del campionato post Covid, con nove vittorie e tre pareggi, non è stato possibile partire con un progetto nuovo. Pioli ha fatto benissimo e ha meritato la riconferma. Non importa da quale prospettiva si voglia vedere la questione, se la mia o quella del club, comunque non sarebbe stato saggio entrare in questa situazione”.

Le discussioni col nuovo tecnico

Al Lipsia il Professore ha lasciato ottimi ricordi e un management plasmato in parte da lui: tra l’allenatore Julian Nagelsmann, l’amministratore delegato Oliver Mintzlaff e il direttore generale Mark Krosche non c’è chi non abbia almeno lavorato un po’ con Rangnick. Così Nagelsmann, che a 33 anni è il più giovane tra gli allenatori della Final Eight, non ha dribblato l’argomento del discusso rapporto con l’ingombrante predecessore: “C’è una base di fiducia e di colloqui frequenti. Discussioni tra noi ce ne sono state, ma tutti affrontano situazioni del genere. Ma gli uomini sono abbastanza uomini per discutere i problemi e per confrontarsi. L’importante è che il rapporto sia rimasto intatto”. Però la Formula 1 Rangnick è entrata ai box prima dell’ultimo giro, mentre il Lipsia prepara la sua partita più importante, il quarto di finale con l’Atletico Madrid, davanti al circuito dell’Estoril.

Fonte www.repubblica.it

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