DÜSSELDORF – Non c’è niente di casuale nel senso per il gol di Lukaku e Lautaro, che venerdì dovranno sfogarlo contro uno che invece è davvero un eroe per caso, un semisconosciuto che ha imparato di colpo a fare i miracoli. Il portiere del Siviglia, dove comandano l’ex portiere Monchi e l’ex portiere Lopetegui (sono rarissimi, chissà perché, i guardameta che diventano dirigenti o allenatori), si chiama Yassime Bounou in arte Bono, è un carneade di 29 anni che in vita sua sono più le partite che ha guardato di quella che ha giocato. Marocchino nato a Montréal ma cresciuto a Casablanca, dove i suoi erano tornati quando lui era ancora piccolo, ha avuto un’ordinaria carriera di periferia: il vivaio nella squadra di casa, le giovanili e poi la squadra B dell’Atletico Madrid, che lo scoprì in un torneo di under 20, quindi il Saragozza e poi il Girona: un anno in seconda serie, due in prima, la retrocessione. Nel Marocco è sempre stato il vice di Munir salvo che alla fine dell’ultima Coppa d’Africa, giusto in tempo per farsi eliminare agli ottavi di finale dall’improbabile Benin, ai rigori, senza che lui ne parasse nemmeno uno.
Il Siviglia lo prese in prestito l’estate scorsa per rimpiazzare Sergio Rico, andato a fare il dodicesimo al Psg: incrocio curioso, perché Rico l’altra sera ha giocato da titolare la semifinale di Champions per via dell’infortunio di Keylor Navas. In Andalusia, Bono ha fatto il vice del ceco Vaclik, trovando un po’ di spazio solo in Europa League, dove ha rischiato di fare eliminare i suoi nei sedicesimi con il Cluj, con una clamorosa papera che poteva essere decisiva: per sua fortuna, fu decisivo il Var che annullò la rete di Traoré per un precedente fallo di mano.
La storia di Bono è cambiata a metà luglio. Prima l’eroe era diventato un attaccante, Ocampos, che nei minuti finali della partita con l’Eibar sostituì tra i pali l’infortunato Vaclik, uscito in barella e in lacrime, facendo una sensazionale parata in pieno recupero su un tentativo del portiere avversario, Dimitrovic, che si era spinto in avanti per provare ad aiutare i suoi a pareggiare. Dalla partita successiva, il 9 luglio, Ocampos è tornato in attacco e Bono è diventato titolare per forza. Ha giocato le ultime 4 partite della Liga, ma è in Germania che ha cominciato con i miracoli. Nei quarti di finale ha parato un rigore a Jimenez, che aveva segnato gli ultimi 17 che aveva tirato. E qui qualcuno ha pensate che ci fosse il trucco: con il messicano del Wolverhampton aveva giocato ai tempi dell’Atletico, ne conosceva lo stile di tiro e nei giorni precedenti alla sfida si era allenato con i rigori di Ocampos, che secondo lui dal dischetto tira più o meno alla medesima maniera.
Ma poi è arrivato il Manchester United, in semifinale. Sono arrivati Martial e Rushford, Pogba e quel fenomeno di Greenwood e lui li ha fermati tutti, con parate gigantesche e anzi facendo la figura di un gigante a protezione di una porta che ha fatto rimpicciolire. Ci ha messo riflessi, stile, coraggio, sicurezza. La ha superato solo Bruno Fernandes, su rigore, ma forse perché nella rosa del Siviglia non c’era uno che li battesse come lui e non ha potuto addestrarsi.
Ora Bono, criticatissimo dai suoi tifosi fino a una settimana fa, è coccolato come un amuleto, protetto come un santino, venerato come un eroe. L’ex portiere Lopetegui ha fiducia cieca in lui e gli chiederà i miracoli finali, l’ex portiere Monchi è pronto a riscattarlo dal Girona versando i 4 milioni necessari. Lui invece sta diventando portiere adesso, dopo aver temuto di essere stato ex portiere prima.
Fonte www.repubblica.it

