
Un tempo ci si affezionava anche ai colori delle maglie, oltre che alla storia della squadra del cuore. Oggi le tradizioni vengono mantenute in vita solo dove non servono. Un po’ come la storia Patria o la Costituzione, delle quali tutti parlano (anzi straparlano) senza però conoscerne minimante il contenuto. Una esagerazione? Per la storia dell’Italia e la Carta Costituzionale basta andare su certi siti di Facebook, per non parlare degli strampalati (e qualche volta criminali) blog che impestano il web. Senza essere censori, sia dia uno sguardo alle nuove maglie dell’Inter che, per carità brutte non sono, ma le righe verticali sembrano avere subito una scossa piuttosto forte.
Comunque, in questi casi è meglio lasciare alla cronaca: confermate le righe “a zig zag” già anticipate da alcune indiscrezioni per le maglie 2020-2021, ora il sito specializzato footyheadlines.com rivela le prime foto ufficiali della divisa da trasferta. Confermate, dunque, le anticipazioni dei mesi scorsi: la maglietta si presenta bianca con quadretti nerazzurri. Sul bianco anche pantaloncini e calzettoni. Ci sta tutto, ma il passato va qualche volta rispettato, soprattutto se è stato spesso vincente. In (molto) piccolo, è come se il nostro Paese decidesse da un giorno all’altro di sostituire il tricolore con una qualunque bandiera a pois.
La maglia inedita non convince chi è legato alla tradizione delle strisce verticali e i commenti ironici si sprecano: “Cancellate”, “Bello il video, peccato la maglia”, “Bello sto scherzo, ora tirate fuori la maglia vera”. Ce n’è abbastanza per proiettare lo sponsor tecnico della società tra le tendenze di Twitter. Non mancano, però, i tifosi che vanno oltre l’apparenza: “Chi la indossa la rispetti e la onori fino all’ultima goccia di sudore”.
L’Inter è stata fondata nel 1908, i suoi colori distintivi sono sempre stati l’azzurro e il nero che furono scelti dal disegnatore nonché socio-fondatore del club Giorgio Muggiani, il quale intese in questo modo rendere omaggio rispettivamente al cielo e alla notte che avevano tenuto a battesimo la nascita della nuova squadra, ispirata da principi di fratellanza (il nome Internazionale dovrebbe suggerire qualcosa, almeno ai proletari). “Dall’emblema distintivo della famiglia Visconti, fondatrice del Ducato di Milano – antico Stato dell’Italia settentrionale con capitale l’omonima città – deriva l’adozione tra i simboli societari di un biscione, declinato nel corso degli anni in varie forme più vicine a quelle di un serpente (che comparve per un breve intervallo di tempo sullo stemma del club) che non alla classica bissa storicamente legata alla città meneghina. Dalla bandiera del Ducato di Milano venne presa a prestito la croce rossa su campo bianco che servì da ispirazione per il disegno della casacca distintiva della Società Sportiva Ambrosiana, nuova realtà calcistica nata dalla fusione con i rivali cittadini dell’US Milanese – imposta dal regime e mai realmente digerita — che ebbe tuttavia vita breve in favore di un ritorno al classico nerazzurro”: tratto da Wikipedia.
E allora? La vittoria contro la Spal, che ha permesso all’Inter di portarsi a sei punti dalla Juve, è una bella soddisfazione, se si pensa che solo una settimana fa la squadra di Conte sembrava ormai tagliata fuori dalla lotta per lo scudetto. Ma la maglia no, quella non piace: in molti l’hanno paragonata a una tovaglia o, molto più nobile, ad una scacchiera. Su Twitter ultras e tradizionalisti si sono scatenati con commenti simpatici: “What’s This“, ma anche le foto che ritraggono la stessa divisa adoperata per svagarsi a tris. Se si sta alle prime reazioni, la società nerazzurra ha toppato su entrambe le divise: sia quella in casa che quella in trasferta. Più elegiaca e commemorativa dovrebbe essere all’opposto la terza che si orienterebbe alle sfumature di tinta somiglianti alla maglietta vestita dall’Inter di Simoni nella finale di Parigi della stagione 1997/1998.











