Prima Pagina>Sport>Yusra, la nuotatrice che fuggì dalle bombe su Damasco e arrivò alle Olimpiadi
Sport

Yusra, la nuotatrice che fuggì dalle bombe su Damasco e arrivò alle Olimpiadi

Nel 2015 assieme alla sorella Sara scappa dalla Siria su un gommone. Tra mille ostacoli arriva in Germania e diventa un’eroina per tutti i profughi. “La nostra scelta è tra morire a casa oppure rischiare di farlo attraversando il mare”

La storia di Yusra Mardini assomiglia davvero ai racconti epici degli eroi dell’Odissea.

Quando aveva 17 anni, questa ragazza era già una campionessa di nuoto nel suo paese, la Siria. Il nuoto era nel suo destino: anche la famiglia Mardini aveva da sempre praticato con successo questo sport. Ma in Siria non potevano più stare. Era il 2015 e Yusra dovette fuggire dai bombardamenti su Damasco. 

Per farlo salì a bordo di un gommone assieme ai suoi cari e ad altre venti persone e dopo un’odissea – appunto – di tre ore nel Mare Egeo, riuscì ad approdare su una spiaggia dell’isola di Lesbo.

Oggi Yusra vive in Germania e ha vent’anni. È arrivata lì dopo aver attraversato i Balcani. Portabandiera del team dei Rifugiati ai Giochi Olimpici di Rio 2016, è recentemente salita a bordo della nave Dattilo della Guardia Costiera italiana, impegnata nel salvataggio dei disperati nel Mediterraneo, insieme alla delegazione Unhcr di cui è diventata la più giovane ambasciatrice e sotto la cui egida ha incontrato personaggi come Obama o Papa Francesco diffondendo sempre il suo messaggio semplice ma esplicito: Non arrenderti mai.

Tra un mese la sua storia di rifugiata sarà raccontata in un libro, la sua autobiografia dal titolo “Butterfly” ovvero Farfalla. Nel libro Yusra ricorda il momento in cui lei e sua sorella Sara dovettero pagare 1.500 dollari a testa per compiere la traversata dalla Turchia alla Grecia. E poi quei drammatici momenti sul gommone preda di un improvviso incendio che mette fuori uso il motore e quasi intossica le persone a bordo. Lei e Sara, già abilissime nuotatrici, si tuffano e spingono tra mille sforzi il gommone verso la giusta direzione, verso le isole greche.

Tre ore disperate, bevendo acqua marina, soffrendo nel mare agitato, scontrandosi con la guardia costiera greca che intima al gommone di tornare indietro. E con un battello che passa lì vicino ignorando le loro richieste d’aiuto.

“Essere rifugiati non è una scelta” ha detto Yusra. “La nostra scelta è tra morire a casa oppure rischiare di morire attraversando il mare”.

Ora la sua storia sta per finire in un film che sarà diretto da Stephen Daldry, già regista di Billy Elliot. 

Yusra decise di lasciare la Siria dopo che una granata colpì le mura della piscina dove si stava allenando. Si salvò solo perché la bomba rimase inesplosa.

Nel viaggio dalla Grecia alla Germania, assieme a decine di altri profughi di diverse nazioni valica confini e incontra odio e amore, con un capitolo speciale per l’Ungheria: nel libro la ragazza racconta di come i poliziotti magiari la umiliarono chiudendo a chiave lei e gli altri malcapitati un una stalla e porgendole ogni tanto cibo immangiabile da una feritoia.

Nel 2015 lei e la sorella entrano in Germania nel momento in cui la Merkel dichiara di aprire i confini per alcune migliaia di profughi. Se non altro qui Yusra Mardini può realizzare il suo sogno di andare alle Olimpiadi. Ci riesce con l’aiuto di un allenatore tedesco. Va a Rio e racconta che inizialmente non avrebbe voluto far parte della squadra dei rifugiati. Ma poi si convince che il suo esempio di ribellione possa servire come esempio. E ha ragione.

Dopo essere stata inserita nel 2016 dalla rivista People, tra le persone che possono cambiare il mondo, si allena per le prossime Olimpiadi, quelle del 2020 in Giappone. Non ha ancora deciso per quale squadra parteciperà, se sarà la Siria, la Germania o la nazionale dei profughi. Ma non importa: ormai Yusra ha superato tutti i confini.

 

 

Rispondi