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Lo Stato entra nel capitale sociale di Tim col 5 %

Se l'accordo andrà a buon fine, la compagnia telefonica, vent'anni dopo la privatizzazione, tornerà in parte ad avere soldi pubblici. "Dopo l'epoca ingloriosa dei capitani coraggiosi assisteremo finalmente a un intervento coraggioso", dice Ambrogioni
Cassa depositi e prestiti nel capitale di Tim

Roma -  "L'ingresso di Cassa depositi e prestiti nell'azionariato di Tim, se verrà confermato, è sicuramente una buona notizia perché recupera al sistema-Paese un asset strategico qual è la rete di telecomunicazioni". Lo afferma Giorgio Ambrogioni, presidente di Cida, la confederazione dei dirigenti e alte professionalità pubbliche e private.

"Avevamo denunciato da tempo il colpevole abbandono della rete di telecomunicazioni in mano straniere e non solo per spirito nazionalistico, che ha pur senso in un settore delicato e strategico per il Paese quali sono le tlc. Ma soprattutto - sottolinea Ambrogioni - perché avevamo riscontrato una cattiva gestione della società da parte da un management spregiudicato, impegnato in lotte di potere interne, piuttosto che nella crescita della società e nella valorizzazione degli asset. E' scontato che senza una rete efficiente di trasmissione dati, senza una capillare cablatura del territorio, le migliori intenzioni riposte in Industria 4.0 o nei progetti di modernizzazione della pubblica amministrazione sono destinate al fallimento. Ecco perché vediamo positivamente l'ingresso di Cassa depositi e prestiti in Tim: si sfrutta nel miglior modo l'unico strumento finanziario pesante in mano allo Stato per finalità di carattere generale. Siamo anche convinti che l'operazione sia inserita in una visione politica condivisa: dal governo uscente, alle forze politiche premiate dal recente voto popolare, ai vertici delle fondazioni bancarie presenti in Cdp. Ed è proprio questo schema che ci convince della bontà dell'operazione, senza alcun intento punitivo nei confronti degli attuali azionisti, ma ispirata ad una logica di politica industriale di medio-lungo periodo. Del resto è esattamente quello che fa, in Francia, la Caisse des Depots et Consignations e nessuno si è mai scandalizzato o ha gridato contro il nazionalismo transalpino". 
   "Oggi la Cassa depositi e prestiti - conclude Ambrogioni - dovrebbe decidere di investire circa 550 milioni di euro per acquistare (ai blocchi) una quota fino al 5% di Tim: dopo tanti nocciolini duri e l'epoca ingloriosa dei capitani coraggiosi assisteremo finalmente ad un intervento coraggioso, di politica industriale vera e foriero di ulteriori sviluppi visto che nel portafoglio di Cdp c'è anche l'asset di Open Fiber (con Enel) da cui potrebbero nascere interessanti strategie. Per una volta si discute di scelte politiche e di strategie industriali prima delle solite zuffe sulle poltrone".