Salta al contenuto principale
  • BUONGIORNO ITALIA! Se poniamo a confronto il fiume e la roccia, il fiume vince sempre non grazie alla sua forza ma alla perseveranza.Gautama Buddha

Non accedere alle applicazioni che usi quotidianamente tramite facebook

Ogni volta che dobbiamo creare un nuovo account per una qualsiasi applicazione che utilizziamo c'è un tastino magico che dice: effettua il login tramite facebook. Forse è il caso che non lo fai più
Facebook
Facebook (foto notizie.it)

A fine settembre 2018 Facebook ha rivelato di aver scoperto una falla nella sicurezza che avrebbe consentito ad alcuni hacker di accedere a informazioni personali e dettagli su 50 milioni di account. I tecnici del social network hanno scollegato per precauzione altri 90 milioni di utenti per proteggere i loro dati. Secondo gli esperti gli hacker non avrebbero avuto accesso solo alle informazioni condivise su Facebook, ma anche ai dati condivisi da ciascun utente con altre app.

 

Hacker facebook
Hacker facebook (foto theverge.com)

 

Per pigrizia o per comodità, spesso ci si registra ai siti o altri servizi attraverso il proprio profilo Facebook. In questo modo si consente a quell’app di condividere alcune informazioni. È possibile quindi che gli hacker abbiano avuto accesso ai nostri account su Instagram, Tinder, Spotify, Airbnb, Twitter e tutte quelle app per cui abbiamo deciso di registrarci attraverso il nostro profilo Facebook.

 

50 milioni di account hackerati
50 milioni di account hackerati (foto thehackernews.com)

 

La falla nella sicurezza sarebbe stata riparata la sera di giovedì 27 settembre, come ha affermato Mark Zuckerberg durante una conference call ma ancora non è chiaro se effettivamente gli hackers siano entrati negli account delle app esterne perché Facebook non ha chiarito questo aspetto. Né l’azienda di Zuckerberg né gli altri siti potenzialmente coinvolti conoscono precisamente l’entità dei danni del data breach. Il 2 ottobre 2018 il vice presidente di Facebook Guy Rosen ha detto che la società non ha indizi che lascino credere che gli hackers si siano intrufolati negli altri siti attraverso l’attacco informatico, ma che stanno sviluppando delle tecniche più sofisticate per permettere alle altre aziende coinvolte di condurre le proprie indagini.

Fonte tpi.it