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Nino, il robot bartender: sembra bravo ma non ha l'anima del barman umano

di Redazione Tecnologia
A Torino debutta un chiosco di tre metri per tre dove due bracci robotici preparano cocktail tramite una app: è la versione commerciale della visione di 4 anni fa di Carlo Ratti. Effetto wow garantito, niente a che fare con un barista vero, però
Nino, il robot bartender: sembra bravo ma non ha l'anima del barman umano

Torino - Tra qualche giorno a Torino, nell’ambito di una rassegna estiva ai Murazzi, debutterà il robot barista. Si chiama Nino ed è il figlio del celebre Makr Shakr, presentato quattro anni fa e che da allora opera soprattutto a bordo di lussuose navi da crociera ai Caraibi o nei casinò di Las Vegas dove dicono abbia servito oltre un milione di cocktail.

Il lancio di Makr Shakr avvenne in uno scintillante evento di Google: nel video si vedevano questi due bracci robotici preparare ogni tipo di cocktail a ritmo di musica governati da una app tramite la quale il cliente indicava il drink preferito e anche il mix di ingredienti. Più rum e meno soda per favore. Effetto wow garantito.

Makr Shakr è un prodotto made in Italy e porta la firma di uno dei più brillanti inventori dei nostri tempi: Carlo Ratti, da anni a capo del laboratorio sulle città del futuro del MIT di Boston.

Ratti è un giovane guru, nel senso buono della parola, le cui spettacolari installazioni ci fanno riflettere su come sta cambiando la nostra vita con la tecnologia. Sono performance che indicano un futuro possibile. Ma Makr Shakr vuole provare a essere qualcosa di più: un prodotto con un mercato. E quindi è stata creata una omonima startup che adesso lancia Nino, una versione meno costosa e più abbordabile del robot originale. Quella che debutta a Torino fra qualche giorno.

Di fatto si tratta di un chiosco di tre metri per tre, non molto diverso da quelli da cui si compra il cibo per strada, solo che dentro non ci sono esseri umani, bensì due bracci robotici con compiti molti diversi: uno prepara il cocktail, l’altro lo versa nel bicchiere e te lo porge.

Tramite app il cliente può memorizzare i drink preferiti, salvare il mix ideale, pagare e anche scoprire le ricette degli altri, in una sorta di “community dello spritz”.

Non si tratta del primo robot barista del mondo: nella città olandese di Groningen da qualche anno ce n’è uno che aiuta il barista a prendere le bottiglie giuste scalando una scenografica torre colorata. Ma appunto si tratta di un aiuto. Nino invece fa tutto da solo.

E si muove con una certa eleganza visto che i movimenti li ha studiati un coreografo di fama mondiale, Marco Pelle, del New York Theatre Ballet.

Resta il fatto che un buon barman, con cui magari fare due chiacchiere, è sempre meglio di un robot da 99 mila euro.