Ecco come saranno i display tra non molto, arrotolabili e applicabili su qualsiasi superficie, dai vestiti alle pareti ai bicchieri. Si chiama “Magic Scroll” e a breve ne vorremo tutti uno.

Lo schermo è un 7,5″ (circa 19 cm) ad alta risoluzione – mentre il corpo centrale del dispositivo, prodotto da stampa in 3D, contiene il processore, la RAM, le schede per la connettività, la batteria e tutto ciò che serve a questo papiro digitale per funzionare. Basta un gesto per srotolare il display e avere così a disposizione uno schermo piatto e ultrasottile, da usare come quello di un normale tablet, con due rotelle ai lati del clindro che permettono di scorrere i contenuti visualizzati.

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I vantaggi dello schermo arrotolabile sono evidenti: «Il “design” degli antichi rotoli è straordinariamente attuale e si presta molto bene a un utilizzo prolungato e alla visualizzazione ininterrotta di lunghe serie di informazioni» spiega Roel Vertegaal, uno dei ricercatori. In effetti MagicScroll, questo il nome del dispositivo, a differenza di un tablet convenzionale delle stesse dimensioni può essere maneggiato con una sola mano e poi riposto in tasca senza problemi.

MagicScroll può fare da telefono e da registratore vocale, ma la sua forma e la modalità di interazione con le informazioni lo rendono ideale per la fruizione di contenuti dai social network, come la timeline di Facebook, Instagram e di siti di news o di annunci.

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Il prototipo è dotato anche di una piccola fotocamera che permette di controllarlo con i gesti e di due coppie di attuatori robotizzati, minuscoli meccanismi che possono agire sulle rotelle di controllo per fare scorrere il display in base a specifici scenari, per esempio quando si riceve una notifica o quando una certa informazione si è aggiornata.

 La commercializzazione è però ancora di là da venire: il prossimo obiettivo dei ricercatori è quello di racchiudere il tutto in un cilindro non più grande di una comune penna. E anche oltre: «MagicScroll potrebbe arrivare a trasformare in schermo qualunque superficie, dalla plastica del bicchiere usa-e-getta al tessuto dei vestiti», conclude Roel Vertegaal.

(Focus)

 

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